A Chernivtsi ci sono 60mila sfollati che non vogliono lasciare l’Ucraina

AGI – Chernivtsi, una cittadina da 200 mila abitanti, a una cinquantina di chilometri dal confine con la Romania, è diventata un enorme centro di accoglienza all’aria aperta, “ha 60 mila sfollati, li ho visti dormire anche in macchina“. Lo racconta all‘AGI, il presidente della Fondazione Progetto Arca Alberto Sinigallia, che poco dopo l’inizio del conflitto ha organizzato a Siret, a un chilometro dal confine con l’Ucraina, il primo centro di accoglienza a supporto delle persone in fuga dalla guerra, insieme alla ong Remar.

Adesso dalla ‘porta’ della Romania, la solidarietà entra direttamente nel paese in guerra, “con 2 tende da 400 metri quadrati: una per dare da mangiare alle persone e un’altra, della stessa dimensione, per farli dormire, con una grande cucina da campo”, che potrà servire “anche 2mila pasti al giorno”.

I volontari di Arca sono già al lavoro per montare le grandi tensostruttura e da venerdì si cominceranno a servire pasti caldi e ad accogliere questo piccolo esercito di ucraini rimasti senza nulla, né casa, né amici e parenti in giro per il mondo che possano ospitarli al sicuro. “Sono persone che non vogliono uscire dall’Ucraina – ha spiegato Sinigallia -, sono sfollate dai bombardamenti e sono povere, non hanno nulla per ricominciare in un altro paese. Aspettano la fine della guerra per rientrare. Ma sono 60 mila persone che devono mangiare, lavarsi, dormire”, i bisogni essenziali insomma, nulla di più. 

Dal 1 marzo, Arca si è data da fare, organizzando a Siret, in meno di 72 ore, il “primo centro di smistamento di Kiev, dove la prefettura fa entrare le persone con accordi di transito”. Al campo, in queste giornate in cui la temperatura va sotto lo zero, i profughi arrivavano sfiniti dopo 5-8 ore di attesa alla frontiera, quindi “siamo entrati in Ucraina per dare una zuppa calda, del te, la cioccolata e il caffé alle persone in coda”.