Alla Galleria Borghese una mostra dedicata a Tiziano

AGI – La Galleria Borghese festeggia il ritorno di uno dei suoi capolavori, Venere che benda amore, che ha viaggiato nei mesi scorsi a Vienna e Milano, dedicandogli una piccola ma raffinatissima mostra, “Tiziano. Dialoghi di Natura e Amore”.

Al quadro ritrovato è accostato un altro dipinto del maestro veneto proveniente dal Kunsthistorische museum di Vienna, uno degli ultimi realizzati dal pittore ormai novantenne, Ninfa e Pastore.

La sala della Galleria dedicata a Tiziano, la XXII, è stata allestita in funzione di questo “dialogo”: di fronte al celeberrimo Amore sacro e amor profano, è stato posto il quadro “restituito”, Venere che benda Amore, mentre sugli altri due lati si fronteggiano la Ninfa e, sulla parete opposta, una copia tardo-secentesca delle Tre età dell’uomo, il cui originale si trova a Edimburgo, dipinta dal Sassoferrato.

Tomorrow will be open Titian. Dialogues of Nature and Love, a dossier exhibition that stemmed from the loan of Titian’s painting Nymph and Shepherd by the @KHM_Wien as part of a programme of cultural exchange between the two institutions.https://t.co/b3dkP6dnaV pic.twitter.com/yZW4HRKY31

— Galleria Borghese (@GallBorghese)
June 13, 2022

“In realtà – spiega la curatrice della mostra, Maria Giovanna Sarti – i dialoghi sono tre: il primo è sul tema dell’amore, personificato nei diversi dipinti da Venere, dalla sposa, dalla ninfa, il secondo sulla natura, e sul tempo che passa, grazie ai meravigliosi paesaggi che non sono solo sfondi ma protagonisti dell’opera di Tiziano. Il terzo dialogo è quello sul tempo, dichiarato nelle Tre età dell’uomo ma anche nell’evolvere dello stile del pittore”.

L’artista, ricorda la storica dell’arte, sarebbe morto un anno dopo aver completato la Ninfa e il Pastore, e “si è preso la libertà di riflettere sui temi per lui ricorrenti, il tema coniugale, l’amore erotico e fertile che però deve essere regolato, la natura, con i paesaggi che negli ultimi dipinti tornano al suo amato Cadore e a quelle montagne, il tempo che bussa alla porta implacabile”.

Appena trentenne quando dipinse, su commissione in vista di un matrimonio, Amor sacro e Amor profano, ottantenne all’epoca della Venere che benda amore e quasi novantenne per la Ninfa, Tiziano ha cambiato in modo clamoroso la sua tecnica pittorica, e tale evoluzione, che tanto fa discutere da secoli gli storici dell’arte, è particolarmente evidente nella sala della Galleria fondata dal collezionista, il cardinale Scipione Borghese, solo  pochi anni dopo la morte di Tiziano.

Lo stile del maestro era molto cambiato  nel corso del ‘500 in cui opera, con lo scorrere degli anni, si adatta a un contesto che matura, ma cambia soprattutto per volontà del pittore.

Nei suoi ultimi anni, come ormai è riconosciuto in maniera condivisa, Tiziano è stato un innovatore, al punto da ricordare, nelle ultime rabbiose pennellate che descrivono la natura in cui si svolge il duetto musicale e amoroso di Ninfa e pastore, lo stile che avrebbe reso famoso, più di tre secoli dopo, un altro grande maestro, Vincent Van Gogh.