Berrettini e Sinner, la parabola inversa di due campioni

AGI – Jannik Sinner passa agevolmente il primo turno dell’Australian Open battendo Van de Zandschulp e scoppia di salute, soprattutto psicologica. Matteo Berrettini il primo turno manco lo giocherà dato che si è ritirato prima. Motivo: i guai al piede destro che già hanno impedito di prendere parte al torneo di Brisbane e all’esibizione Kooyong Classic.

La diversità di status fra i due giocatori italiani è abissale e per certo versi clamorosa. Negli ultimi due anni di carriera Jannik ha dovuto spesso fare i conti con problemi di ordine fisico, che per un tennista sono sempre dietro l’angolo: basti ricordare che nel 2002 si è ritirato sei volte tutte per motivi diversi: influenza a Indian Wells, vesciche a un piede a Miami, anca a Roma, ginocchio a Parigi, caviglia a Sofia e mano sinistra a Bercy.

L’anno scorso è andata un po’ meglio con i ritiri ad Adelaide per un dolore all’anca sinistra e ad Halle per un problema alla coscia. Il fatto è però che ora Jannik può contare su due fattori a suo favore: la crescita del suo corpo può dirsi conclusa (non il rafforzamento, certo) e soprattutto la condizione psicologica che, dopo i fantastici risultati della fine 2023, lo pone in una situazione in cui l’entusiasmo a la consapevolezza di sé sono un carburante assai performante. Un propellente che di certo aiuta a non essere eccessivamente concentrati sui piccoli-grandi problemi che il corpo di un tennista, oggetto com’è di sollecitazioni pazzesche specie nei tornei al meglio dei cinque set, accusa praticamente di continuo.

La parabola di Berrettini

La parabola di Berrettini è per certi versi opposta. Matteo è in un gorgo da cui non riesce a uscire. Non gioca da agosto quando si è infortunato gravemente alla caviglia allo Us Open: e quello non fu che l’ennesimo capitolo di una via crucis iniziata molto tempo prima. Matteo si è presentato a Malaga per vestire i panni del coach aggiunto durante le Finals di Davis; in Australia ci è andato accompagnato da incertezze e non ha giocato nemmeno un punto.

Nel frattempo c’è stato l’addio al coach storico Vincenzo Santopadre, l’inizio della collaborazione con Francesco Roig e l’ammissione che nel corso di questi mesi la voglia di tennis in lui ha rischiato di scomparire per sempre, prima di tornare. Lo stesso Santopadre nel corso di una intervista ha spiegato che la celebrità cui Matteo è assurto prima per il solo fatto di essere un grande tennista e poi per essere diventato un personaggio dello showbiz “lo ha scombussolato”.

È possibile che Berrettini sia andato in Australia sia per tentare di giocare sia per motivi di visibilità legati ai suoi sponsor: si può apparire anche senza scendere in campo. Ma se l’umore di Sinner è talmente alto da permettergli di lasciarsi alle spalle i timori di infortunio quello di Matteo rischia di essere così basso dall’allontanarlo sempre più dal tennis giocato. Il pericolo esiste.

Anche perché rientrare ad alto livello dopo una lunga assenza, come lo stesso Nadal ha provato sulla sua pelle, è molto difficile ed espone a rischi assai elevati. Chissà che vista anche l’amicizia che c’è fra i due, il sorriso di Sinner non sia di ispirazione anche per Matteo nel corso dell’anno. Il romano ne avrebbe bisogno come il pane.