Biden in difficoltà e ossessionato da Trump

AGI – Quando a ottobre andò a fare campagna per il candidato governatore democratico della Virginia, in calo di consensi, Joe Biden evocò il nome di Donald Trump venticinque volte. Non portò bene.

Il progressista Terry McAuliffe perse la sfida con un candidato repubblicano che si era ben guardato dal nominare il tycoon.

Gli analisti americani cominciano a vedere una correlazione diretta tra il numero delle volte in cui Biden tira fuori il nome del suo predecessore e le difficoltà politiche, certificate dallo stallo della sua agenda e il costante calo di consensi.

Nel giorno della commemorazione dell’assalto al Congresso, il presidente aveva utilizzato il messaggio agli americani per accusare Trump, pur senza nominarlo, in quello che era parso un inconsueto attacco istituzionale.

Ad Atlanta, Georgia, dove martedì è andato per sostenere la riforma sul diritto di voto, Biden ha evocato di nuovo Trump, attingendo a toni che, nelle ultime settimane, si sono fatti più accalorati. “Sono stanco di essere calmo”, ha detto in Georgia.

Ma a Washington i democratici si chiedono se Biden stia diventando più efficace o solo più distratto dalla “presenza” di Trump. Alcuni liberal, lontano dai taccuini, ammettono che in fondo ‘Sleepy Joe’ è entrato alla Casa Bianca proprio grazie ai continui autogol di Trump nell’ultima campagna presidenziale.

Senza l’incubo di un altro mandato trumpiano, non ci sarebbe stata una convergenza su Biden. Quel continuo invocare The Donald, come spauracchio democratico, sembra il tentativo di ricreare quel clima di ansia nel Paese che ha portato milioni di persone a votare per Biden, pur di allontanare il rischio di ritrovarsi di nuovo un miliardario egocentrico e in guerra col mondo. Ma i segnali di sfarinamento non mancano. 

L’assenza di Stacey Abrams al comizio del presidente ha aggiunto incertezza al quadro politico: la candidata alla carica di governatore della Georgia è considerata una degli astri nascenti del partito, e innegabile regista della vittoria-chiave democratica nello Stato del Sud sia alle presidenziali sia nell’elezione dei due senatori che hanno dato la maggioranza ai progressisti. Lo staff di Biden aveva giustificato l’assenza di Abrams con precedenti impegni elettorali, ma nessun sembra rimasto convinto.

Trump ne ha approfittato per ironizzare: “Neanche più Stacey vuol dividere il palcoscenico con lui. I democratici si sono resi conto di quanto imbarazzante sia l’amministrazione Biden”. L’inflazione record, confermata dai dati comunicati oggi, mettono in ulteriore difficoltà un presidente in costante calo di consensi.

Tutti i recenti sondaggi portano notizie cattive alla Casa Bianca: l’indice di approvazione varia dal 40, dell’istituto conservatore Rasmussen, al 45 di YouGov. Quello di disapprovazione è in crescita verticale: +18 per cento, secondo Rasmussen, +7 per YouGov, +9 per Morning Consult.

Davanti a questi indicatori, non arriva in soccorso il Congresso. I numeri al Senato, 50-50, non permettono fughe in avanti per i democratici: l’agenda di investimenti da 1.700 miliardi su welfare e clima è bloccata dal no del moderato Joe Manchin.

L’appello lanciato da Biden al Senato a superare la pratica del ‘filibuster’, lo strumento in mano all’opposizione per ostacolare l’approvazione delle leggi, è destinato al fallimento: lo stesso Manchin e l’altra senatrice moderata, Kyrsten Sinema, sono contrari.

Di fatto, resta tutto come prima, mentre cominciano a circolare voci su possibili alternative nella corsa democratica al 2024. Il Wall Street Journal ha lanciato l’ipotesi Hillary Clinton.

Davanti a una probabile sconfitta dem alle elezioni per il rinnovo del Congresso, a novembre, l’ex segretario di Stato potrebbe spingere la propria candidatura in un momento d’”emergenza” per il partito, alla ricerca di un cambio di passo.

Vera o presunta che sia questa ipotesi, può essere l’inizio di un tormentone che porterà in futuro altri nomi, altri ticket presidenziali, e spingere gli stessi democratici a chiedersi se sia davvero pensabile immaginare di puntare ancora su Biden, che nel 2024 avrà 82 anni. Ammesso che già non lo stiano facendo.