Biden vola in Europa e lascia un Paese in fiamme

AGI – Il prossimo obiettivo dei giudici saranno le pillole contraccettive e i matrimoni gay, ma bisognerà vedere come ci arriveranno gli Stati Uniti. Perchè con la decisione della Corte Suprema, che con 6 voti a 3 ha revocato il diritto all’aborto sancito nel 1973 con la sentenza ‘Roe v. Wade’ il Paese si trova a un passo dal cortocircuito. Guardando all’America, non c’è niente che inviti alla calma, in questo momento.

Da settimane nelle case di milioni di americani arrivano le inquietanti immagini dell’assalto al Congresso, rievocate nelle audizioni alla commissione della Camera che indaga sull’insurrezione del 6 gennaio.

Nel frattempo la Corte Suprema ha esteso il diritto al porto d’armi anche in quegli Stati progressisti, come New York, che ne avevano limitato la circolazione da piu’ di un secolo.

L’inflazione è a livelli record, il prezzo del carburante continua a correre, i contagi da Covid restano un’emergenza, le forniture di ‘baby formul’, il latte in polvere, continuano a latitare. Nel dettaglio della quotidiana battaglia americana vanno inserite le stragi che scoppiano in ogni angolo d’America, e arrivate a piu’ di 270 dall’inizio dell’anno.

Alla vigilia della missione in Europa che porterà Joe Biden al vertice del G7 in Germania e a quello Nato di Madrid per approvare l’ingresso di Svezia e Finlandia come Paesi membri, il presidente si lascia alle spalle un Paese in fiamme per approdare nel vecchio continente dove la guerra è ai confini. A coagulare questa paura è stata la conferenza stampa piu’ breve e piu’ drammatica dall’inizio del suo mandato.

Dopo aver preso un lungo respiro Biden ha usato frasi nette per bocciare la decisione della Corte Suprema: “E’ un giorno triste per l’America e per la corte“. “La salute e la vita delle donne in questa nazione – ha aggiunto – è a rischio. Immaginate ragazze portare in grembo un bimbo frutto di un incesto e non avere scelta”.

L’ex presidente Barack Obama ha parlato di “attacco a milioni di americani”, la moglie Michelle di “rabbia e frustrazione”, Hillary Clinton di “infamia”. 

A esultare, invece, è stato Donald Trump, che ha parlato di “vittoria della volontà di Dio”, dimenticando che l’80 per cento degli americani sarebbe favorevole all’interruzione di gravidanza. Ma proprio la reazione di Trump e l’entusiasmo dei conservatori, che arriva dopo la vittoria sull’estensione del porto d’armi, indicano che la Corte Suprema ha dato un’accelerata a una transizione conservatrice di cui nessuno è capace di valutare la portata.

Questi dovevano essere i giorni piu’ difficili per Trump, di nuovo sotto processo, ma le ultime picconate al diritto di milioni di americani stanno ricambiando ancora una volta le priorità e riportando a galla il tycoon, a cui tutti i conservatori riconoscono ora il merito di aver insediato alla Corte Suprema tre giudici conservatori, Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett, che hanno votato il dispositivo assieme agli altri tre conservatori già presenti.

Non a caso, a poche ore dall’uscita della sentenza, sul Washington Post è stato pubblicato il commento di un opinionista conservatore che ha usato quattro parole: “Thank you Donald Trump”.Di questi tempi quattro parole impensabili da trovare nella stessa frase.

Da ora in poi ci saranno due Americhe anche per le donne: quelle del Sud e del Midwest che vietano l’aborto, e quella delle due coste che lo garantiscono. Ventisei Stati aspettavano il disco verde della Corte per dare il via ufficialmente al giro di vite, tredici sono in grado di farlo da subito, dichiarando illegale l’aborto. Tra questi Louisiana, Alabama, Kentucky e South Dakota. Altri lo faranno nelle prossime settimane.

Migliaia di donne saranno costrette a lunghi viaggi per andare in un altro Stato e sottoporsi a intervento. Ci saranno spaccature tra comunità, quartieri, famiglie, ma anche in modo verticale tra le grandi compagnie e le piccole. Disney ha già annunciato che coprirà le spese mediche e di viaggio per le dipendenti.

E le altre? Hollywood farà sentire presto la sua voce. Se il giudice capo John Roberts è apparso confuso, al punto da prima votare a favore e poi ammettere che il dispositivo “è andato troppo oltre, mettendo a rischio il sistema legale”, le parole di Samuel Alito, che ha scritto le 78 pagine della disposizione, appaiono dure, molto piu’ del peso della stessa sentenza: “La Roe v. Wade – scrive – è stata sbagliata fin dall’inizio in modo eclatante, era eccezionalmente debole e ha creato solo danni”.

Secondo Alito, “la Costituzione non prevede il diritto all’aborto“, aprendo di fatto all’attacco ad altri diritti conquistati negli ultimi decenni, e non espressamente previsti da una Costituzione vecchia piu’ di due secoli: la contraccezione e il matrimonio tra persone dello stesso sesso. L’altro giudice conservatore, Clarence Thomas, ha rassicurato che il “matrimonio tra razze diverse” non è a rischio e già sottolinearlo dà la misura del bivio storico davanti al quale si trova il Paese.

Thomas è il controverso giudice finito nella bufera perchè la moglie, Ginni, era stata quella che aveva inviato decine di email a persone dello staff di Trump, spingendole a ribaltare il risultato elettorale e a fermare la proclamazione a presidente di Biden. Ginni è attesa in commissione per deporre, ma tutto cio’ che porterà confusione e disorientamento nel Paese giocherà a favore di Trump e del suo cerchio magico, perchè davanti a principi fondamentali sotto attacco, alla vita reale degli americani, e all’impatto che questo giro di vite avrà su milioni di persone, l’assalto al Congresso passerà in secondo piano. Anzi, potrebbe essere già passato. Anche perchè sul destino di Biden pesa un’altra incudine: quella degli effetti dell’aumento dei tassi che puo’ portare alla recessione.

Un Paese paralizzato dalle proteste, come minacciano gli anti-abortisti, rischia di aggiungere caos a un quadro già incerto, economico e sociale, su cui potrebbero infilarsi suprematisti, gruppi di estrema destra, difensori delle armi, movimenti omofobi. E tutto questo accade proprio nel momento in cui il mondo, e in particolare l’Unione Europea, avrebbero bisogno di un Paese ancorato alla fermezza del leader. Il caos non è piu’ dietro le porte, ma tra gli americani. E di nuovo a Washington, come un anno e mezzo fa. E come allora, tra meno di cinque mesi, il Paese tornerà al voto in un clima da guerra civile, fiaccato da una varietà di elementi di crisi, interni e internazionali, una situazione che gli Stati Uniti non avevano mai sperimentato con questa intensità. E di cui nessuno, tanto meno Biden, sembra in grado di valutare le conseguenze.