Boom di richieste per bunker da nord a sud, 700 in 25 giorni

AGI – Un posto dove nascondersi, stare al riparo da tutto e tutti, da bombe e radiazioni. L’insicurezza per la guerra in Ucraina si è fatta strada anche nello stato d’animo degli italiani, sempre più con il passare dei giorni, superando i livelli sfiorati ai tempi del disastro nucleare di Chernobyl, nel 1986. Lo dimostra il numero di richieste di costruzione di bunker ‘civili’ arrivati a due ditte lombarde intervistate dall’AGI, una già attiva nel settore, la mantovana Minus Energie, e una che si sta specializzando, Etica Costruzioni nel pavese, proprio “per rispondere alle continue richieste ricevute”.

I numeri la dicono lunga. “In 22 anni abbiamo realizzato una cinquantina di interventi, tra nuovi rifugi e adattamenti. Adesso, in 25 giorni, ci sono arrivate oltre 700 richieste di informazioni o di chi vuole completare il lavoro iniziato anni fa” spiega Giulio Cavicchioli, rappresentate legale della Minus. 

A chiamare è gente “normalissima, tra i 50 e i 60 anni. Non hanno telefonato vip con richieste stravaganti ma solo persone che vorrebbero essere più tranquille se qualcosa dovesse accadere in futuro anche nel nostro Paese” dice Vittorio Paoletti, il responsabile commerciale dell’azienda pavese, di Casella e Locata. “Noi non offrivamo questo servizio ma abbiamo avuto talmente tante richieste, che ci siamo informarti sulle normative” e adesso progettiamo e realizziamo Bunker NBC, protezione nucleare, batteriologica-chimica e panic room su misura. Dalle richieste ai fatti: “c’è già un progetto per un signore, che vuole farsi realizzare un rifugio nel giardino della sua villetta” nel pavese. 

La preoccupazione comunque non è solo di chi abita in regioni di confine. “Le richieste arrivano da tutta Italia, dalla Sicilia alla Valle D’Aosta” aggiunge Cavicchioli. Come spiegano gli esperti l’ideale è costruire un bunker in giardino, più che in cantina, perché facendolo nuovo non si devono fare deroghe alle regole. E, inoltre, un impianto concepito da zero ha una resistenza maggiore. Nel bunker si “prevede di restare giorni o settimane, nella fase del picco, nel caso di una esplosione nucleare, c’è la ricaduta del particolato radioattivo molto concentrata nei primi giorni”. Si parla di settimane e non mesi, anche perché “i nostri bunker – spiega Cavicchioli – a differenza di quelli militari non hanno acqua e neanche un bagno ‘vero’, c’è un wc a secco”.

Noi applichiamo le normative svizzere. L’acqua non c’è perché con le tubature c’è il pericolo che scoppino”. Certo spendendo in più, tutto si può realizzare: “se il cliente vuole, si fa come per i bunker militari che hanno l’acqua corrente. Ma in quel caso si deve prevedere la protezione necessaria per evitare l’allagamento, servono valvole di non ritorno sugli scarichi in fogna, e valvole anti scoppio. E dei water che devono resiste a una pressione di 3 atmosfere”.

Cambia il budget. La versione che i clienti stanno chiedono è quella base. I progetti sono per una “stanza con muri spessi da 40 a 80 centimetri, di cemento armato, porte in piombo, tutti gli impianti per la depurazione dell’aria e dell’acqua, generatori che permettano la sopravvivenza, con tutte le provviste necessarie” spiega Paoletti. A questo si deve aggiungere anche un impianto radio per comunicare con l’esterno. Dunque di che cifre stiamo parlando? “In giardino il prezzo va dai 2500 e 3 mila al metro quadro. Di solito la dimensione è sui 30 mq. Dunque la spesa si aggira sui 60-90 mila euro”.

Il costo è simile per le due ditte. “Adattare una cantina costa sicuramente meno – aggiunge Paoletti -, anche se i lavori per ‘trasformarla’ sono importanti. Bisogna prima fare degli studi per capire la sua tenuta aumentando i carichi, poi si posiziona un involucro di almeno 40 cm di cemento armato sulla stessa. Si usa il piombo per la porta, si deve creare una seconda uscita d’emergenza, se non c’è”.