Casalino: “Contro di me una macchina del fango per colpire Conte”

AGI – “Con riferimento all’articolo ‘I triumviri dello strappo. Il ritorno di Casalino con Taverna e Ricciardi’ pubblicato oggi su la Repubblica, mi trovo a dover smentire nuovamente in pochi giorni una ricostruzione piena di falsità e illazioni sul mio conto. Premesso che non avendo incarichi politici non seguo le riunioni del Consiglio nazionale ne’ partecipo a confronti di natura politica nei quali viene poi definita la linea politica del M5S, vorrei ribadire ancora una volta che il mio ruolo e’ limitato all’ambito comunicativo”. A scriverlo, in una nota, è Rocco Casalino.

“Nell’articolo, addirittura, si fa riferimento ad una mia presunta responsabilità dietro la fuga di notizie che raccontava la possibilità che il M5s ritirasse la propria delegazione governativa: invito il giornalista che ha dato questa notizia a dire se questa ipotesi corrisponde a realtà, se è davvero stata una ‘velina’ di Rocco Casalino a lanciare questa bugia nel dibattito pubblico (e quindi lo autorizzo a rivelare la fonte se sono io)”.

“Questa macchina del fango che viene azionata a giorni alterni nei miei confronti (e solo e unicamente con me perché nei riguardi di altri addetti alla comunicazione di altre forze politiche non si è mai fatto) rappresenta una tecnica vergognosa perché danneggia ingiustamente la mia professionalità al solo scopo di sporcare l’immagine del Movimento”, spiega.

“Nell’ultima settimana – continua Casalino – su due dei maggiori quotidiani italiani, sono stato prima messo ‘in panchina’ e poi ritratto come un ‘triumviro’ che decide le sorti del Paese: narrazioni confuse, contraddittorie, che sono accomunate solo dall’uso improprio del mio nome e dalla precisa volontà di attaccare me per colpire Giuseppe Conte. Questa continua campagna denigratoria, però, è purtroppo anche sintomo di un giornalismo scadente e nocivo per la salute del diritto all’informazione: in un momento così delicato per il Paese si preferisce dare spazio a ricostruzioni di comodo e non attinenti alla realtà, in barba ad ogni principio deontologico”.