Chi era Marco Biagi, “l’uomo del dialogo” ucciso vent’anni fa

AGI – Fu ucciso il 19 marzo del 2002 all’età di 51 anni di fronte al portone di casa nel pieno centro di Bologna colpito dai proiettili esplosi da un commando delle Nuove Brigate Rosse: Marco Biagi stava rientrando in bicicletta verso la sua abitazione, seguendo il percorso di sempre, dalla stazione dei treni a via Valdonica.

Senza scorta fu colpito dai terroristi ‘mascherati’ con caschi integrali che aprirono il fuoco per poi dileguarsi. Era l'”uomo del dialogo”, colui che ricuciva le fratture tra istituzioni e società e fu scelto come obiettivo dalle Br proprio per il suo ruolo di riformatore. Allora consulente del ministero del Lavoro Biagi fu assassinato con la stessa pistola utilizzata tre anni prima per l’omicidio di Massimo D’Antona, giurista e docente.

Marco Biagi insegnò diritto del lavoro in diverse università italiane e, a partire dagli anni Novanta, ricopri’ incarichi governativi come consulente di vari ministeri. Voleva un mercato del lavoro piu’ moderno, europeo, ed inclusivo con maggiori spazi per giovani e donne. Non mancò, nei suoi studi, un impegno costante alla comparazione interdisciplinare coltivata con cultori di esperienze diverse.

Per l’omicidio Biagi i processi si sono chiusi nel 2009 con la condanna all’ergastolo dei brigatisti Diana Blefari Melazzi (suicida in cella poco dopo la sentenza definitiva), Roberto Morandi, Nadia Desdemona Lioce e Marco Mezzasalma. Condannato a 21 anni Simone Boccaccini.

E a dieci anni e cinque mesi, con il riconoscimento dell’attenuante per la collaborazione, la pentita Cinzia Banelli che rivelò di come i brigatisti vennero agevolati dal fatto che Biagi girasse senza protezione dopo che, qualche mese prima, gli era stata revocata la scorta. E proprio su quest’ultimo tema, la ferita rischia di restare aperta per sempre.