Chi era Navalny, l”Innominabile’ oppositore di Putin

AGI – In Russia è sempre stato innominabile, ma oggi il suo nome campeggia a caratteri cubitali anche sui media di Stato: Aleksei Navalny, l’oppositore numero uno del Cremlino, è morto a 47 anni nel carcere oltre il circolo polare artico dove era stato trasferito nei mesi scorsi, secondo quanto annunciato dal servizio penitenziario federale ma ancora non confermato da avvocati e famiglia.
Navalny, tra le altre cose vincitore del Premio Sakharov nel 2021, non era solo un oppositore politico, ma anche uno dei più importanti giornalisti d’inchiesta in Russia. In questa veste, con la sua Fondazione anti-corruzione – dichiarata “estremista” dalle autorità russe, al pari di Al Qaeda – Navalny e il suo team hanno denunciato per anni la corruzione e il clientelismo che dilaga dalle amministrazioni locali, fino alle più alte sfere dello Stato.

 

 

 

 

Sul popolare canale YouTube di Navalny – in carcere dal gennaio 2021 dopo essere stato oggetto di un rocambolesco tentativo di avvelenamento – i suoi collaboratori hanno continuato a pubblicare massicce video-inchieste, diventate un vero e proprio genere in Russia, con milioni di visualizzazioni.

 

Anche per questo, l’oppositore – che non ha mai avuto accesso ai media mainstream e il cui nome il presidente Putin praticamente ha sempre rifiutato di pronunciare – si era fatto molti nemici in diversi settori: dalle imprese di Stato, ai governi regionali, passando per le forze dell’ordine, fino al Parlamento, al governo e al Cremlino. La Fondazione anti-corruzione segue il denaro, lo traccia, getta luce sulle ricchezze non dichiarate o accumulate in modo sospetto e spiega come la corruzione proliferi nel sistema creato da Putin in quasi 25 anni di potere.

 

Proprio una maxi inchiesta sull’allora premier Dmitri Medvedev – partita dalla foto di un paio di scarpe sportive e arrivata a svelare un impero immobiliare attraverso una rete corrotta di fondazioni benefiche – aveva fatto scattare, nel 2017, partecipate proteste di piazza a Mosca, dilagate poi anche nelle province. Navalny, che non aveva esitato a definire Medvedev “tra gli uomini più ricchi e corrotti del Paese”, era stato arrestato durante una manifestazione non autorizzata nella capitale e con lui centinaia di persone.