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Chiude l’edizione dal volto umano inizia l’era dei diritti TV. Italia terza nel medagliere

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Lo scenario incantevole della Città Eterna aveva fatto breccia nel cuore degli appassionati, trasformando i Giochi della XVII Olimpiade in un racconto indimenticabile. Alcune delle gare disputate a Roma entrarono a pieno titolo nella storia dello sport, sia per le prestazioni eccelse, sia per il carisma di taluni campioni che contribuirono al grande successo della manifestazione. Diciotto giorni memorabili, che volgevano al termine, con quel soffio di malinconia che permeò l’aria di quell’11 settembre del 1960. Alle 18.45, allo Stadio Olimpico, iniziò la cerimonia di chiusura, preceduta di qualche ora dall’ultima gara in programma negli sport equestri, il salto ad ostacoli a squadre.

 

Molti dei protagonisti avevano già fatto ritorno nei rispettivi Paesi, ma l’atmosfera magica non distolse lo sguardo del pubblico dagli atleti, che sfilarono uno accanto all’altro. I portabandiera formarono un arco al centro del campo, mentre il presidente del CIO, Avery Brundage, dichiarava chiusi i Giochi di Roma. In tribuna erano presenti diverse personalità, tra cui le Regine di Grecia e d’Olanda, mentre non c’era il Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi. Sulle note dell’inno olimpico – suonato dall’Accademia di Santa Cecilia – la fiamma del braciere si spegneva lentamente, mentre la bandiera a cinque cerchi veniva ammainata.

 

Al calar della sera, con il buio che si era impadronito del Foro Italico, decine di migliaia di spettatori, spontaneamente, illuminarono la notte accendendo torce improvvisate con la carta dei giornali, che alla vista della scritta Arrivederci a Tokyo” – apparsa sul tabellone luminoso – non nascosero la loro commozione. Il sipario era calato, ma i ricordi erano ancora vivi.

 

Per l’Italia non fu solo un successo organizzativo, ma anche sportivo, con lo storico terzo posto nel medagliere (13 ori, 10 argenti e 13 bronzi), alle spalle dell’Unione Sovietica (43, 29, 31) e degli Stati Uniti (34, 21, 16). La squadra azzurra dominò nel pugilato con Nino Benvenuti nei pesi welter, Francesco Musso nei piuma e Franco De Piccoli nei massimi. A completare il successo della scuola italiana contribuirono gli argenti di Primo Zamparini nei gallo, Sandro Lopopolo nei leggeri e Carmelo Bossi nei medi leggeri.

 

Il ciclismo, poi, mancò di poco l’en plein, con cinque titoli sui sei disponibili. Sante Gaiardoni si aggiudicò prima il chilometro da fermo e poi la prova di velocità su pista (unico ciclista ad aver compiuto questa impresa), cui si aggiunsero i successi di Luigi Arienti, Franco Testa, Mario Vallotto e Mario Vigna nella prova d’inseguimento sui quattro chilometri e quella di Giuseppe Beghetto e Sergio Bianchetto nel tandem. Nelle gare su strada, invece, Livio Trapè vinse l’argento, battuto allo sprint dal sovietico Viktor Kapitonov; mentre, nella prova a cronometro a squadre, si aggiudicò il titolo insieme ad Antonio Bailetti, Ottavio Cogliati e Giacomo Fornoni.

 

Straordinario ed inaspettato, quindi, il successo del Settebello azzurro, che con Amedeo Ambron, Giuseppe D’Altrui, Luigi Mannelli, Rosario Parmegiani, Danilo Bardi, Gianni Lonzi, Brunello Spinelli, Salvatore Gionta, Giancarlo Guerrini, Franco Lavoratori, Eraldo Pizzo e Dante Rossi conquistò il secondo titolo olimpico nella pallanuoto dopo Londra 1948. Grande vetrina anche per l’equitazione, che con i fratelli D’Inzeo, Raimondo e Piero, si aggiudicò l’oro e l’argento nel salto ad ostacoli individuale, cui fece seguito la medaglia di bronzo nella prova a squadre assieme ad Antonio Oppes. La scherma, alle prese con un cambio generazionale, conquistò due successi nella spada: Giuseppe Delfino nella prova individuale e in quella a squadre con Alberto Pellegrino, Carlo Pavesi, Edoardo Mangiarotti, Fiorenzo Marini e Gianluigi Saccaro. Nel fioretto a squadre, di contro, gli azzurri Edoardo Mangiarotti, Alberto Pellegrino, Luigi Carpaneda, Mario Curletto ed Aldo Aureggi furono sconfitti in finale dall’Unione Sovietica e si dovettero accontentare dell’argento.

 

Straordinario, quanto incredibile, il trionfo di Livio Berruti, capace di eguagliare per ben due volte il record del mondo nei 200 metri.

 

Il bottino di trentasei medaglie fu poi completato dagli argenti di Aldo Dezi e Francesco La Macchia nella canoa C2 1000 mt.; da Tullio Baraglia, Renato Bosatta, Giancarlo Crosta e Giuseppe Galante nel canottaggio quattro senza; da Giovanni Carminucci nelle parallele della ginnastica; da Galliano Rossini ne piattello del tiro a volo; nonché dai bronzi di Giuseppina Leone nei 100 mt. donne; da Abdon Pamich nella 50 km. di marcia; da Romano Sgheiz, Ivo Stefanoni, Franco Trincavelli, Fulvio Balatti e Giovanni Zucchi nel canottaggio quattro con; da Valentino Gasparella nel ciclismo velocità su pista; da Franco Menichelli nella ginnastica corpo libero e nel concorso generale a squadre con Giovanni Carminucci, Pasquale Carminucci, Gianfranco Marzolla, Orlando Polmonari e Angelo Vicardi; da Giulio Saraudi nel pugilato medio massimi; da Wladimiro Calarese nella sciabola individuale e nella prova a squadre con Roberto Ferrari, Giampaolo Calanchini, Pier Luigi Chicca e Mario Ravagnan; da Irene Camber, Antonella Ragno, Velleda Cesari, Bruna Colombetti e Claudia Pasini nel fioretto a squadre femminile; da Sebastiano Mannironi nel sollevamento pesi; da Antonio Ciciliano, Antonio Cosentino e Giulio De Stefano nella vela classe Dragoni.

 

Nel corso dei Giochi romani furono migliorati 32 primati olimpici e 7 record mondiali nell’atletica leggera. Nella velocità, dopo trent’anni di egemonia a stelle e strisce, il primatista mondiale, il tedesco Armin Hary, si aggiudicò il titolo nei 100 mt., mentre, Berruti, vinse nei 200 mt. Splendida, ancora, la finale dei 400 mt., con il tedesco Carl Kaufmann e lo statunitense Otis Davis appaiati all’arrivo con il record mondiale di 44”9. Al fotofinish, però, la spuntò Davis, che corse gli ultimi 100 mt. in 10”8. In campo femminile, tuttavia, la grande protagonista fu Wilma Rudolph, la Regina della Olimpiade romana.

 

La gazzella nera, che corse con un piccolo apparecchio ortopedico ai piedi, retaggio di una poliomielite infantile, s’impose nei 100, nei 200 e nella staffetta 4×100 mt., facendo letteralmente impazzire il pubblico. Epico, poi, il successo dello sconosciuto Abebe Bikila. L’atleta etiope vinse la prima maratona olimpica disputata di notte, trionfando a piedi scalzi sotto l’Arco di Costantino, con il primato olimpico di 2h15’16”2. Un flash-back memorabile, ricordato con una targa commemorativa in via San Gregorio, dove tagliò lo storico traguardo.

 

Il Palazzo dello Sport dell’EUR consacrò un altro grande campione: Cassius Marcellus Clay, oro nei medio massimi di pugilato. Il 18enne di Lousville qualche anno dopo avrebbe rivoluzionato il mondo della boxe diventando uno dei campioni più amati e criticati del panorama internazionale. Nel nuoto dominarono Australia e Stati Uniti con quattro ori per parte, con l’unica eccezione dei 200 mt. rana femminili che videro imporsi la britannica Anita Lonsbrough. La grande stella fu la statunitense Chris Von Saltza, che vinse nei 400 mt. stile libero e nelle staffette 4×100 mt. stile libero e mista.

 

Sette in totale i record mondiali stabiliti nelle prove natatorie. Nella ginnastica l’Unione Sovietica la fece da padrona: Boris Sachlin conquistò 4 ori, 2 argenti e un bronzo, un risultato storico, così come la performance della sua connazionale, Larisa Latynina, che si aggiudicò due ori e salì sul podio in tutte le specialità. Roma sarà ricordata anche per due prime volte: il cronometraggio affidato alla Federazione Italiana Cronometristi e la copertura televisiva.Solo in quell’occasione le misurazioni non furono affidate all’Omega SA, ma alla F.I.Cr., che si affidò ad 82 cronometristi, tra cui il futuro scrittore Luciano De Crescenzo.

 

La televisione coprì buona parte del programma di gare, con 106 ore di trasmissione da parte della RAI. Il Comitato Organizzatore e in particolare il presidente del , Giulio Onesti, ebbero il merito di stipulare i contratti televisivi, vendendo i diritti alla CBS per 660.000 dollari e all’Eurovisione per 540.000 dollari. Una grande innovazione, quella dei Giochi della felicità, che resteranno scolpiti per sempre nella memoria del nostro Paese.

 

Partecipanti: 83 Nazioni – 5338 Atleti (4727 Uomini; 611 Donne) – Italiani 280 (246 Uomini; 34 Donne)

Medaglie Azzurre : 13 Oro – 10 Argento – 13 Bronzo

Chiude l’edizione dal volto umano inizia l’era dei diritti TV. Italia terza nel medagliere ultima modifica: 2020-09-11T09:01:36+02:00 da Redazione Rete 7