Come si muoveranno i mercati tra Ucraina e Fed

AGI – La prossima settimana i mercati saranno ancora ucraino-dipendenti, come è avvenuto negli ultimi 7 giorni. Nell’ultima seduta della scorsa settimana, per colpa dell’Ucraina, Francoforte è scivolata dell’1,4% e Milano dello 0,32%, mentre Wall Street ha chiuso in rosso per la seconda settimana consecutiva, perdendo in media oltre l’1% in sette giorni.

La Fed? Certo, conteranno anche le strette della Fed, ma meno dell’Ucraina. “Per quanto riguarda l’Ucraina – spiega Antonio Cesarano, global strategist di Intermonte Sim – ci sono due scenari. Nel primo i russi invadono, o quantomeno sconfinano in Ucraina. La notizia naturalmente spaventerà i mercati, che comunque se l’aspettano. Non penso che l’invasione sia un evento catastrofico, lo vedo piuttosto come un fattore di disturbo per i mercati. Le Borse non penso che crolleranno, ma comunque per qualche giorno andranno giù, specie in Europa, e il Treasury Usa a 10 anni salirà parecchio sopra il 2%”.

“Insomma, niente di buono, anche perché stavolta le banche centrali non interverranno per aiutare gli investitori, ma resteranno focalizzate nella lotta all’inflazione. Niente liquidità aggiuntiva, dunque, mentre l’Ucraina rappresenterà la goccia che fa traboccare il vaso. Il Nasdaq da inizio anno ha già perso il 15% e lo S&P il 7-8%. E in caso di attacco, per qualche giorno le Borse soffriranno. Se invece l’attacco non dovesse esserci, cioé se russi e americani si siederanno attorno a un tavolo in cerca di un accordo, allora le Borse saliranno“, continua Cesarano.

E veniamo all’altro market mover, che questa settimana resterà un po’ in sordina, ma che per i mercati è forse più importante. Si tratta del modo in cui le banche centrali affronteranno l’inflazione. Tutti guardano alla Fed, anche perché il 16 marzo i banchieri Usa si incontreranno e finalmente riusciremo a capirci qualcosa in più.

Tuttavia anche la Bce a marzo dovrà mostrare le sue carte. Insomma, per le banche centrali il prossimo mese sarà quello decisivo. Al di là di Ucraina e Fed la prossima settimana non ci saranno eventi eclatanti. Lunedì i mercati Usa resteranno chiusi per la festività del President’s Day, mentre in Gran Bretagna il premier Boris Johnson presenterà la nuova strategia del governo per convivere con il Coronavirus, trattandolo come un virus endemico e non piu’ pandemico. In pratica Johnson intende eliminare ogni rimanente restrizione anti-Covid, tra cui la fine dell’obbligo di isolamento in caso di test positivo

Attesa per gli incontri bilaterali

La Nato e gli Stati Uniti insistono che un’invasione russa dell’Ucraina è imminente. Ovviamente la settimana prossima tutto ruoterà intorno alla possibilità di un simile evento. Domenica finiscono i Giochi olimpici invernali in Cina e dunque viene meno quello che molti consideravano un impegno che Putin si era preso con il leader cinese Xi Jinping, quello di non scatenare un’invasione mentre erano in corso i giochi per non rubare ai cinesi la ribalta mondiale. Adesso dunque la minaccia di un attacco russo diventa piu’ concreta. Tuttavia sono anche in corso diverse trattative per scongiurare la guerra. 

A Monaco si è aperta la conferenza annuale per la sicurezza che, per la prima volta, si svolgerà senza la presenza di una delegazione russa. Alla conferenza si è recato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, dove si è incontrato con vari leader occidentali, tra i quali la vicepresidente Usa, Kamala Harris.

Zelensky si è recato a Monaco benché l’amministrazione Biden gli avesse detto che avrebbe preferito che fosse rimasto a Kiev. Domenica toccherà a Macron incontrare Putin, anche se i due vertici negoziali più importanti restano ancora senza data e sono quelli tra Antony Blinken e Sergei Lavrov e quello tra Vladimir Putin e Mario Draghi.

Il premier italiano ha dichiarato che il suo sogno è “portare allo stesso tavolo Zelensky e Putin”, anche se in realtà pare che il suo obiettivo sia ancora piu’ ambizioso e che lui punti a organizzare a Ginevra, in territorio neutro, un vertice tra Joe Biden e Vladimir Putin, i quali finora si sono parlati solo telefonicamente e senza grandi risultati.

Un vertice tra i due principali leader mondiali farebbe diventare secondario l’incontro Blinken-Lavrov, che a quel punto potrebbe diventare preparatorio del vertice principale di Ginevra. Intanto oggi Putin ha dato il via dalla ‘situation room’ del Cremlino alle previste manovre militari e missilistiche strategiche in Russia, nel pieno dell’escalation sull’Ucraina.

Le esercitazioni coinvolgono l’esercito, l’aviazione, le flotte del Nord e del Mar Nero con i loro sommergibili armati di missili nucleari, e le forze missilistiche strategiche. La supervisione di Putin si è resa necessaria in quanto sono coinvolti i missili strategici e da crociera, che solo lui puo’ gestire, tramite una valigetta nera con il bottone rosso che contiene i codici per avviare l’attacco nucleare.

La Fed ridurrà la liquidità sui mercati 

La Fed ha già detto che rialzerà i tassi e dunque ridurrà la liquidità che immetterà sui mercati. Questo i mercati lo danno per scontato, ma come lo farà? I mercati scontano almeno sei-sette rialzi dei tassi di qui a fine anno, per un totale di circa l’1,75%. Inoltre a marzo, il primo mese in cui comincerà a rialzare i tassi, due terzi degli analisti ritengono che aumenterà i tassi di un quarto di punto.

Solo un terzo degli analisti ritiene che a marzo la Fed aumenterà i tassi di mezzo punto percentuale, il che è molto meno rispetto all’80% della scorsa settimana. In altre parole, la Fed sta scegliendo di utilizzare un approccio più bilanciato tra manovra sui tassi e manovra sul bilancio.

Il motivo? La banca centrale Usa ha capito che se rialza troppo i tassi e lo fa troppo in fretta, finirà per spaventare i mercati e per azzerare la curva dei rendimenti, cioè rischia di far salire i tassi a breve piu’ di quelli a lunga scadenza, il che per i mercati rappresenterebbe un segnale di recessione. In altre parole, la Fed non ridurrà l’inflazione a scapito della crescita dell’economia. Per farlo pero’ deve agire gradualmente: puntare su un atterraggio morbido.

In che modo? La risposta è un po’ tecnica ma sostanzialmente suona così: abbassiamo i tassi, ma non troppo, e subito dopo attuiamo la riduzione del bilancio, velocizzandola, cioé vendendo pochi titoli del debito pubblico e più titoli legati ai mutui. In tal modo la Fed potrà combattere l’inflazione senza azzerare la curva dei rendimenti.

Si tratta di una scommessa importante, perché in tal modo la Fed cercherà di rialzare i tassi senza spaventare i mercati e soprattutto abituandoli a convivere con meno liquidità. Questo non piacerà ai mercati ma in qualche modo va fatto. Non c’è dubbio che negli ultimi decenni i mercati sono stati viziati: hanno ricevuto fiumi di liquidità a bassissimo prezzo.

Ora si tratta di cambiare rotta. E la manovra è pericolosa. La Fed dovrà rialzare i tassi e ridurre il bilancio. Il problema è come calibrare entità e tempi di questa inversione di rotta. La Fed dovrà essere veloce ma non troppo. Se sarà troppo veloce l’economia rischia di contrarsi troppo e se sarà troppo lenta l’inflazione non calerà abbastanza. È una corsa contro il tempo

. E fino al 16 marzo quello che influenzerà di più i mercati saranno le dichiarazioni dei banchieri centrali della Fed, cioè la lotta tra ‘falchi’ e ‘colombe’, tra chi intende muoversi in fretta e aggressivamente per rialzare i tassi e a ridurre la liquidità e chi invece spingerà sul pedale del freno.

“Bisognerà vedere come la Fed riuscirà a calibrare il tutto – commenta Cesarano – ma è importante notare che se la Fed si accorge che il mercato reagisce male, innervosendosi troppo, allora al quel punto la banca centrale è pronta ad ammorbidirsi, a fermarsi, o a rallentare, frenando sui tassi e sui tagli di bilancio.

Qual è questa soglia? Diciamo che finora lo S&P da inizio anno ha perso l’8% e questo è accettabile. Bisogna capire quando il calo non sarà piu’ accettabile. Molto dipenderà dal fatto se ci sarà o meno la guerra in Ucraina. Con la guerra la Fed avrà meno spazio di manovra, senza guerra avrà piu’ spazio, ma a marzo-aprile dovrà agire lo stesso, per far scendere l’inflazione”. –

Cosà farà la Bce per contrastare l’inflazione

La Bce ha fatto sapere che intende accelerare il tapering, cioè che ridurrà gli acquisti, il che per l’Italia non è una buona notizia. L’obiettivo è quello di arrivare a fine anno ad un eventuale rialzo dei tassi, tutto da valutare in base a come saranno le condizioni dei mercati in quel momento, il che significa che aumenterà i tassi, a patto che l’inflazione non sia in discesa e che la crescita non rallenti.

Il capo economista della Bce, Philip Lane, la settimana scorsa ha fatto intendere che le condizioni per aumentare i tassi europei a fine anno ci sono, perchè a marzo l’inflazione europea dovrebbe attestarsi intorno al 2%, non solo quest’anno ma per i prossimi tre anni, il che rappresenta la condizione preliminare per avviare una stretta europea.

Ovviamente occorre aspettare i dati ufficiali di marzo, ma Lane, che non è un ‘falco’, ha detto che si sta andando in quella direzione. La riduzione del tapering è il primo passo verso una politica meno accomodante da parte della Bce e il secondo passo è la fine del Qe, che probabilmente verrà chiuso a ottobre. Insomma, anche la Bce, buon ultima, sta diventando piu’ aggressiva.

 Lo spread Btp-Bund, nonostante la Bce sia diventata meno accomodante, non è cresciuto, anzi ha recuperato qualcosa. Il rendimento del Btp è salito fino a 170 punti e poi ha chiuso a quota 162.

Il motivo? I flussi si sono quasi dimezzati rispetto alle punte massime e questo perchè è venuto meno il flusso di coperture da parte dei Paesi periferici. In altre parole Spagna e Portogallo, che preferiscono coprire i propri portafogli titoli sul mercato italiano, hanno venduto meno Btp.