Cosa dirà Mattarella nel suo discorso di insediamento

AGI – Le speranze degli italiani in una fase di uscita dalla pandemia, il ruolo centrale del Parlamento sul fronte interno, la crisi ucraina e il peso dell’Italia nella nuova Europa sul fronte internazionale. Si dipanerà su questi due filoni il discorso di insediamento che Sergio Mattarella terrà giovedì alle 15,30 a Montecitorio, dopo aver giurato sulla Costituzione.

Un discorso di una ventina di minuti, per il quale c’è molta attesa, perché servirà a capire quale sarà il registro con il quale il Presidente intende interpretare il suo secondo settennato. Eletto sabato scorso con 759 voti, secondo più votato dopo Sandro Pertini, a Mattarella sono giunti subito migliaia di messaggi di cittadini e decine di messaggi dai capi di Stato di tutto il mondo. Nel ricevere la comunicazione del voto, il Presidente ha ringraziato il Parlamento per la fiducia espressa in lui, ha dipinto le trattative della scorsa settimana come “giorni difficili” e ha ricordato che l’Italia sta attraversando una “grave emergenza sul versante sanitario, su quello economico, su quello sociale”, tutti elementi che “richiamano al senso di responsabilità” e anche al rispetto delle decisioni delle Camere in cui si esercita la sovranità popolare.

Proprio le emergenze, ha detto, “impongono di non sottrarsi ai doveri cui si è chiamati” prevalendo sui progetti personali “con l’impegno di interpretare le attese e le speranze dei nostri concittadini”. Il Paese è ancora ferito dal virus, molto è stato fatto, ma serve l’impegno di tutti, ognuno nel proprio ruolo, per far ripartire l’Italia.

Anche i messaggi giunti al Quirinale a migliaia da privati cittadini, ha ricordato Mattarella in un tweet “costituiscono una preziosa sollecitazione per l’impegno a servizio della Repubblica”. Una spiegazione, che verrà sicuramente ampliata, della scelta obbligata di accettare una rielezione verso la quale il Presidente aveva espresso fino all’ultimo tutta la sua contrarietà. E che si appunterà proprio sull’importanza della partecipazione di tutti alle scelte, che è un vero e proprio dovere. Nel discorso di Fine anno è stata forte la sottolineatura dell’importanza del “legame, essenziale in democrazia, che esiste tra istituzioni e società”, un legame che “va continuamente rinsaldato dall’azione responsabile, dalla lealtà di chi si trova a svolgere pro-tempore un incarico pubblico, a tutti i livelli. Ma non potrebbe resistere senza il sostegno proveniente dai cittadini”.

Ma l’Italia, ricorderà il Capo dello Stato, dovrà fare i conti anche con la crisi che si è scatenata alle porte dell’Europa, a turbare un precario equilibrio che si dipana tra i rapporti con la vicina Russia, l’allargamento della Ue e la difesa dei partner Nato. Una situazione ad altissima tensione che potrebbe diventare la vera agenda dei prossimi mesi.

E il ruolo dell’Italia nell’Unione europea che si sta riformando dopo la crisi pandemica sarà l’altro nodo a cui il Presidente presterà attenzione in un discorso che tutti si attendono meno critico di quello che Giorgio Napolitano rivolse alle Camere nel giorno del suo secondo insediamento. Non che non ci siano critiche da fare alla politica, ma tale è la mole di impegni che attende le istituzioni, a cominciare da Parlamento e governo, che l’accento dovrebbe essere messo più sul tanto da fare per rispondere alle esigenze e alle speranze dei cittadini, in particolare dei giovani, che sui limiti emersi la scorsa settimana.

Dunque il focus sarà anche e soprattutto sull’impulso che il nostro Paese, portato in questi mesi ad esempio e assegnatario della parte del leone del Next generation, dovrà dare al consolidamento delle istituzioni europee ma anche alla loro riforma. Temi già toccatti negli ultimi mesi e anni dal Capo dello Stato, basti ricordare la prolusione alla Sorbona pronunciata a luglio e il discorso di agosto a Ventotene.

La pandemia, che ha fatto emergere tutto il senso del dovere, della responsabilità e della coesione del popolo italiano, ha fatto capire anche sul piano internazionale come solo uniti si superano le crisi. Una lezione che l’Europa dovrà fare concretamente propria non solo a parole quando nei prossimi mesi dovrà portare a termine la conferenza sul futuro della Ue, riformare il Patto di stabilità e dare un nuovo volto alla politica estera e di difesa comune.