Cosa ne pensano ristoratori e baristi romani del super green pass

AGI – C’è chi come la titolare di un giapponese in zona piazza Bologna, il super Green pass lo chiede prima di far sedere ai tavolini. Chi come Tommaso, titolare di un bar in zona Appia – San Giovanni, è stanco dei controlli, ma pur di aprire ogni mattina farebbe “la terza, la quarta e pure la quinta dose” di vaccino. Infine c’è anche chi, senza nasconderlo, spiega che il certificato non lo controlla.

E il problema non è il Super pass o il pass normale. “È proprio che l’idea di certificato verde non mi piace. Poi continuo a non capire perché debba tutelare i ‘vaccinati’ dai No-Vax. Ma uno dopo il vaccino non è coperto? E allora perché devo fare il poliziotto con i clienti?”, dice all’AGI Marco, proprietario di diversi ristoranti, tra cui uno molto frequentato dai turisti in zona Mura Vaticane, a due passi dal centro.

Turisti si fa per dire perché, a suo giudizio, sono lontani gli incassi del 2019. E questo, anche per il certificato verde. “La gente lo esibisce controvoglia, preferiscono mangiare a casa. Non capisco come il governo non se ne renda conto”, afferma. Ai tavolini interni dei bar di piazzale Clodio il pass viene chiesto. “Lavoriamo sempre con gli stessi clienti e nessuno fa problemi”, spiega un ragazzo di circa 30 anni dietro al bancone di un baretto proprio davanti al tribunale penale di Roma.

“Non c’è più il movimento di 2 anni fa, entrano solo persone che lavorano in zona“, gli fa eco un cliente storico. A Ponte Milvio, a Roma nord, i controlli sono serrati fin da colazione. “Ci hanno chiesto il super green pass per sederci ai tavolini interni in un locale molto famoso ed è accaduta una cosa strana”, racconta ad AGI un noto penalista nella Capitale per lavoro.

“Ero con un amico e siamo entrati nel locale, ci hanno chiesto il Super certificato verde. Il mio è andato. Lui aveva superato i 6 mesi e segnava rosso”, racconta l’avvocato. “Magari è un errore, perché dovrebbe durare 9 mesi”, aggiunge. “Comunque, dopo qualche noia, alla fine ci hanno fatto rimanere“, conclude.

A Corso Vittorio, all’altezza di ponte Michelangelo, c’è una storica pizzeria romana. All’interno il super certificato verde viene chiesto subito. “Sono stati davvero molto precisi”, è il commento di alcuni clienti, sollevati dai controlli. Anche nei locali di piazza Cavour i controlli non mancano. “Ero a far colazione in via Cicerone, mi sono seduto al tavolo interno e mi è stato chiesto il super pass”, racconta Emilio, 50 anni.

“Negli ultimi tempi sono tutti molto più attenti e oggi in particolare ho visto maggiori controlli”, spiega. Complice sicuramente l’avanzata dei contagi da Covid-19 i proprietari delle attività sono molto attenti. “Nuove chiusure sarebbero la morte per il mio ristorante”, dice Angelo, titolare di una pizzeria nei pressi di Circo Massimo. “Qui dentro da oggi in poi entreranno solo vaccinati e guariti”, dice invece Luca, titolare di una pizzeria a Cornelia, a pochi passi dalla fermata dalla metropolitana. “Qui invece, fosse per me, si entrerebbe con il tampone e basta”, gli fa eco Giovanni, titolare di una palestra, una delle attività nelle quali continueranno a entrare, oltre che vaccinati e guariti, anche coloro che avranno il tampone negativo.