“Difficile un ponte aereo in Ucraina senza il via libera dei russi”

AGI – Aprire un “ponte aereo solidale” per mettere in salvo i rifugiati ucraini è “l’ennesimo messaggio mediatico che si scontra con l’effettiva possibilità di attuarlo sul campo e soprattutto senza il difficile consenso da parte dei russi”. Lo storico Marco Patricelli, esperto della Seconda guerra mondiale commenta in questi termini all’AGI la proposta della ministra degli Esteri tedesca Annalena Baerbock al Consiglio Ue Affari esteri a Bruxelles.    

“Se nella prima fase dell’intervento i civili sono stati spinti a evacuare le città o lasciati andare via, in quanto intralcio alle operazioni militari, in questa seconda, di assedio alle città ucraine, sono a tutti gli effetti uno strumento di guerra, sia in termini di strategia che di negoziato. Credo che difficilmente i russi siano propensi a lasciare aprire un corridoio umanitario di questo genere” prosegue il saggista di Storia del Novecento.

“Se eventualmente venisse consentito, tale ponte servirebbe a tamponare un’emergenza ma non a risolvere un problema, per di più in un continuo rischio di incidente. E come la storia recente insegna, i russi hanno una certa esperienza in termini di blocco aereo” sottolinea Patricelli.   

Inoltre la proposta avanzata da Baerbock è sintomatica di quello che lo storico definisce un “nodo irrisolvibile”, sia in questo conflitto che durante la Seconda guerra mondiale, “tra noi Occidentali e i russi”.

Un nodo che riguarda il “peso specifico che hanno vittime e feriti di guerra: basso per il regime russo, inaccettabile per noi da un punto di vista etico. La guerra, però, non è etica e se fai la guerra è per vincerla, a maggior ragione se a farla è Putin” dice ancora l’interlocutore dell’AGI. Lo storico cita, come esempio, il fatto che durante il conflitto del 1941-45 Stalin mandava a combattere masse ingenti di uomini senza curarsi delle perdite.    

Lo strumento del ponte aereo solidale invocato dalla responsabile della diplomazia tedesca, rivolgendosi alla comunità internazionale e ai partner transatlantici, richiama direttamente alla storia recente dell’Europa, teatro di tre importanti ponti, di cui due durante la Seconda guerra mondiale e uno nel contesto della Guerra fredda. Di questi, due sono stati di ordine militare e uno solo è stato destinato alla popolazione civile, quindi a fini umanitari.    

“In due casi i ponti aerei militari sono stati un fallimento” ricorda Patricelli. Nel 1941-42, durante il doppio assedio a Stalingrado tra sovietici e tedeschi, tale ponte fu allestito per rifornire le truppe in armi, medicinali ed evacuare i feriti.

“Un ponte aereo nato male in quanto le reali necessità dell’esercito non furono correttamente valutate dalla Luftwaffe che non riuscì neppure per un giorno a rifornire l’esercito e ad evacuare i feriti come previsto. La sesta armata tedesca, che combatté per oltre due mesi nella sacca alla fine fu annientata e i superstiti si arresero nel febbraio 1943.   

Un altro ponte aereo passato alla storia fu quello teso a rifornire la popolazione civile di Varsavia e l’Armia Krajowa che necessitava di tutto, durante la rivolta  nell’agosto 1944 e che sul carta doveva durare solo una settimana, ma alla fine si concluse il 2 ottobre. Partivano dalla Puglia gli aerei utilizzati per rifornire civili e forze insurrezionali che contendevano il possesso della capitale polacca all’esercito di occupazione tedesco, allo scopo di liberare Varsavia prima dell’arrivo dell’Armata Rossa sovietica, giunta ormai alle porte della città dopo le grandi vittorie dell’offensiva estiva sul fronte orientale e fatte fermare sulla riva orientale della Vistola da un ordine di Stalin.

A quel ponte aereo hanno preso parte equipaggi polacchi, neozelandesi e sudafricani mentre le forze sovietiche, che non volevano niente avere a che fare con la rivolta di Varsavia non esitarono a cannoneggiare con la contraerea i quadrimotori alleati negando sistematicamente la possibilità di atterrare e rifornirsi sul loro territorio. “Tale operazione ha avuto costi spropositati sia in termini materiali che in vite umane. Fu un’impresa eroica che si risolse in un totale fallimento” spiega ancora lo storico.    

L’unico ponte aereo esclusivamente civile fu quello di Berlino nel 1948-49, attuato dagli Stati Uniti e dai loro alleati dell’Europa occidentale per trasportare cibo, carbone, medicinali e altri generi di prima necessità nella Berlino Ovest circondata dai sovietici. È durato 425 giorni per un totale di 278 mila missioni. “Il rischio che gli aerei venissero attaccati c’era, ma nel contesto di Guerra fredda i sovietici si astennero dal colpirli” conclude Patricelli.