Donne incinte e con bimbi in carcere, polemica a Milano 

AGI – Agli avvocati, alle carceri e al Garante dei diritti delle persone detenute non piace la decisione della Procura di Milano di rendere obbligatorio l’ingresso negli istituti di pena delle donne incinte o con bimbi di meno di un anno di età in presenza dell’ordine di esecuzione di un arresto.

Un soggiorno ‘breve’, di solito non più di 24 ore, in attesa che il Tribunale di Sorveglianza prenda atto delle condizioni che ne impediscono la permanenza, come previsto dal codice penale.

“Così si viola il diritto all’infanzia” 

“E’ un atteggiamento che non comprendiamo – dichiara la Camera Penale – considerato che il breve tempo che una madre e soprattutto il suo neonato trascorrono in carcere non serve ad alcun fine se non a violare il diritto all’infanzia, oltre a creare un’assurda spendita di risorse per le pratiche di immatricolazione e per creare posti letto in istituti già sovraffollati”. 

Era dal 2016 che non si vedevano fuori dagli istituti di pena milanesi, come sta accadendo in questi giorni, donne incinte o con figli piccolissimi mettersi in coda per entrare in carcere. Nella quasi totalità dei casi, sono donne rom accusate di furti. Il cambio di rotta risale al 30 maggio quando la Procura ha comunicato di aver modificato il precedente orientamento.

La Camera penale ha reagito scrivendo una mail al procuratore Marcello Viola e all’aggiunto Maurizio Romanelli in cui chiedeva di rivedere il provvedimento considerato “un passo indietro proprio nell’epoca in cui il tema dei bambini in carcere è tornato all’attenzione dell’opinione pubblica per l’approvazione alla Camera del disegno di legge Siani che finalmente evita il carcere alle donne con figli minori di sei anni a favore della casa famiglia”.

La replica della Procura

La risposta di Romanelli, datata 22 giugno, è che “l’Ufficio ritiene di non poter intervenire anticipatamente nella materia riservata in via esclusiva dal legislatore alla magistratura di Sorveglianza”.

Anche nell’ambiente penitenziario c’è malessere perché, si fa notare all’AGI, “nel momento in cui le donne coi bimbi entrano in carcere si ha il dovere di custodirli ma non siamo attrezzati con servizi medici adeguati in casi come, per esempio, il rischio di un aborto”.  Inoltre, l’immatricolazione è un costo ritenuto “inutile” visto che queste madri non resteranno negli istituti di pena.

“La scelta della Procura – è la riflessione della Camera Penale – soddisferà le pulsioni dell’opinione pubblica che vuole scelte a effetto ma non ci pare che vada incontro ad alcuna esigenza meritevole di tutela, né di giustizia, né di efficienza, né di umanità”. Anche il Garante Francesco Maisto, appena rinominato in questa funzione dal Comune di Milano, definisce “sbagliato” il nuovo approccio della Procura condividendo le argomentazioni degli avvocati.