Draghi guarda al Quirinale: il governo può andare avanti comunque. Ma il centrodestra frena

AGI – “Venga a trovarsi i voti in Parlamento se ne è capace…”. Il coro di elogi che si leva sull’operato di Draghi per quanto fatto al governo si scontra con le resistenze di chi, nella maggioranza, ritiene che non debba essere il Colle la prossima residenza del presidente del Consiglio. Sotto traccia si colgono reazioni in qualche caso anche stizzite rispetto alle affermazioni del premier in conferenza stampa di fine anno.

Ieri hanno fatto il punto il segretario dem Letta, il presidente M5s Conte e il responsabile della Salute, Speranza. Domani toccherà al centrodestra. Con Berlusconi che, pur non essendo candidato ufficialmente al Quirinale, va dritto per la sua strada. E non intende per ora ‘battezzare’ Draghi per il Colle. L’ex premier, insomma – riferiscono fonti parlamentari azzurre – non fa alcun passo indietro e si aspetta per il momento il sostegno delle altre forze politiche dell’alleanza.

La domanda “come si fa a dire no a Draghi?” – interrogativo che circola anche all’interno di Forza Italia – al momento non viene posta. Perchè – come osserva una fonte parlamentare della Lega – si vedrà nel caso più avanti. Perchè la posizione ufficiale per ora è quella di tenere i ranghi compatti e poi, eventualmente, trattare.

Ma la partita resta lunga. Intanto il primo e imprescindibile nodo: i numeri. “Non credo che sia la mossa giusta affidarsi all’Aula”, sibila un esponente di peso del Pd, partito che più si è mosso dietro le quinte per cercare di ‘proteggerè la eventuale candidatura del presidente del Consiglio.

Il secondo scoglio è il post-voto. Perchè il Capo dell’esecutivo ha fatto intendere che, in caso di suo trasferimento al Quirinale, non scioglierebbe anticipatamente le Camere e garantirebbe stabilità. Ma anche qui ci si divide tra chi teme si vada in ogni caso al voto anticipato e chi, al contrario, non esclude che un governo senza Draghi possa arrivare perlomeno a fine 2022 per portare a casa la nuova legge di bilancio e, magari, pure un nuovo sistema elettorale. Ma ogni piano andrà valutato con calma, prima della prima decade di gennaio difficilmente il quadro sarà più chiaro. Di sicuro il premier ha ‘rimesso’ ogni decisione al Parlamento e ha sottolineato di sentirsi “un nonno” a servizio delle istituzioni.

La frase chiave: “Abbiamo reso l’Italia uno dei paesi più vaccinati del mondo, abbiamo consegnato il Pnrr e abbiamo creato le condizioni perchè il lavoro continui, indipendentemente da chi ci sarà al governo”. Ma uno dei passaggi che più viene sottolineato nei Palazzi è legato a quello scenario “da temere” ipotizzato proprio dal premier, ovvero alla necessità che si eviti una contrapposizione nella maggioranza sulla scelta del Capo dello Stato.

“E’ immaginabile una maggioranza che si spacchi sull’elezione del presidente della Repubblica e si ricomponga dopo?”, la domanda retorica del presidente del Consiglio. Anche perchè ci vuole “una maggioranza ampia perchè l’azione del governo continui”. Frase che qualcuno interpreta come una sorta di ‘minaccià di un eventuale suo disimpegno. In realtà un’altra lettura che viene fornita da un ‘big’ della maggioranza è che Draghi abbia voluto inviare un messaggio alle forze politiche che lo sostengono più che ‘autocandidarsi’.

Un anno di campagna elettorale rischierebbe di logorare l’esecutivo e, in ogni caso, Draghi o non Draghi al Colle occorre trovare un accordo per non dividersi. In presenza di un braccio di ferro sulla figura del Colle – l’avvertimento – si frantumerebbe il quadro di unità nazionale. Quale sarebbe la sua funzione al Quirinale è presto detto, “l’esempio migliore come guida all’interpretazione al ruolo del capo dello Stato”, è Sergio Mattarella, definito “il modello”. Ma uno dei tanti motivi per cui si ‘resiste’ alla candidatura di Draghi è legato proprio al potere che assumerebbe nell’eventualità di un ‘trasloco’ dalla sede del governo.  

Tuttavia, la partita del Colle è cambiata dopo la conferenza stampa del premier. Intanto occorrerà capire come si muoverà il fronte ex rosso-giallo. Perchè l’orientamento – spiegano fonti parlamentari – era quello di contrapporre alla figura di Berlusconi un candidato donna. Ma il Pd, pur sottolineando la necessità di creare le condizioni necessarie per un eventuale cambio di schema, non chiude affatto la porta all’ex numero uno della Bce. E’ vero che – come sottolinea un alto dirigente dem – “c’è la pandemia” e bisognerà aspettare, ma è soprattutto nel Movimento 5 stelle che verrebbero a mancare i voti a Draghi.

Nei gruppi M5s monta malessere per l’immobilismo dei vertici pentastellati sul dossier Colle perchè – questa la tesi di un ‘big’ – rischia di andare preventivamente sulle posizioni del Pd. “Il M5s ritiene necessaria una continuità dell’azione di governo, per non lasciare i cittadini e le istituzioni in condizioni di ‘vacatio’, senza un governo, che comporterebbe seri problemi per tutti”, la riflessione ufficiosa M5s.

Ma i problemi sono pure nel centrodestra. “C’è preoccupazione per eventuali cambiamenti che potrebbero creare instabilità”, hanno fatto trapelare fonti della Lega. Con un governo senza Draghi il partito di via Bellerio potrebbe sfilarsi. Netto il commento che filtra da FI: “L’azione del governo deve proseguire nei prossimi mesi con la necessaria continuità e la medesima energia”.

‘Tranchant’ la reazione della Meloni: “Dal premier due ore e mezza di auto celebrazioni: dice tra le righe che i suoi obiettivi sono stati raggiunti ma questo non ci risulta da nessuna evidenza”. Fdi per resterà fermo, eventualmente su Draghi andrà in ultima battuta, osserva un senatore di Fratelli d’Italia. Per dirla con un ‘big’ del centrodestra se Draghi vorrà andare al Quirinale dovrà fornire garanzie che al momento non ha dato. Da chi andrà a palazzo Chigi a quando si andrà a votare. E il Cavaliere ‘sposerebbe’ la ‘carta’ Draghi solo come ‘ultima possibilità’. Ovvero se ci fossero tutte le condizioni e fosse in qualche modo ‘costretto’ a virare in questa direzione. Cosa che al momento non ha intenzione di fare.