Edicola Quirinale: i leader trattano ma i partiti restano divisi

AGI – Non c’è stato nessun vertice notturno tra i leader, il rebus del Quirinale rimane irrisolto e la trattativa proseguirà oggi su tre nomi, che sono, in ordine alfabetico, quelli di Elisabetta Belloni, capo del Dis, i servizi segreti, Pierferdinando Casini, ex presidente della Camera e centrista di lunghissimo corso, e Mario Draghi, premier secondo molti, e in primis Salvini e Conte, difficile da sostituire. Circola, fuori da questa terna, anche il nome del giurista Sabino Cassese, ma più tra i giornalisti che non tra i politici, per via di un presunto incontro, seccamente smentito, tra il costituzionalista e il leader della Lega.

Sul negoziato aleggiano i 125 voti ricevuti ieri da Mattarella, che in qualche modo rivitalizzano l’ipotesi di una sua rielezione, e i 114 ottenuti da Crosetto, che marcano la distanza tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini e un ulteriore frazionamento del quadro, in cui ciascuno sembra giocare una partita propria.

In questa mobilissima situazione, oggi i grandi elettori vanno alla quarta votazione: l’asticella del quorum si è abbassata, basta la maggioranza assoluta. Ossia, 505 voti. Rende immediatamente l’idea dell’incertezza il fatto che l’editoriale del ‘Corriere della sera’, firmato da Massimo Franco, comincia con la parola “forse” ed è pieno di verbi coniugati al condizionale. “E’ l’esistenza della doppia partita, per il Quirinale e per Palazzo Chigi – osserva Franco – a rendere il finale estremamente incerto. Non si tratta solo di un incastro istituzionale complicato, ma del fatto che Draghi è comunque una figura centrale e difficilmente sacrificabile senza provocare contraccolpi anche sul piano internazionale”.

Sul cammino di Draghi, scrive su ‘La Stampa’ Ilario Lombardo, l’ostacolo più grosso “è il veto di Silvio Berlusconi. Confermato al telefono, a quanto pare, anche a Matteo Salvini”. Secondo la ricostruzione di Lombardo, Draghi avrebbe cercato al telefono il Cavaliere, ancora ricoverato al San Raffaele: “Risulta che ci sarebbero stati dei tentativi andati a vuoto e uno scambio di messaggi tra collaboratori. Ma perchè Berlusconi risponde al telefono a Salvini e non a Draghi?” Domanda senza risposta.

Certo è che contro il trasloco del premier al Quirinale ci sono Salvini e il leader dei 5 stelle Giuseppe Conte, entrambi sostenitori della sua permanenza a Palazzo Chigi. Se tra le file pentastellate ci fosse chi la pensa diversamente, a ribadire la linea ‘no Draghì è stato il fondatore del movimento, Beppe Grillo, in una telefonata in diretta tv a Enrico Mentana. Il percorso di Casini sembrerebbe, almeno in queste ore, meno accidentato perchè, rileva su ‘Repubblica’ Claudio Tito, “in effetti in Parlamento il partito ‘pro Casinì è piuttosto ampio”, e “al suo fianco piano piano si sono schierati trasversalmente diversi esponenti dell’attuale maggioranza”.

A cominciare da Matteo Renzi, primo sponsor dell’ex presidente della Camera, che ieri ha avuto 51 voti in Aula. Sarebbe gradito anche a Forza Italia, e per il Pd “sarebbe una soluzione tutto sommato indolore”, come nota sul ‘Messaggero’ Marco Conti.

Il suo nome suscita però problemi nel centrodestra: Giorgia Meloni non lo appoggerebbe. La leader di Fratelli d’Italia ieri ha condotto molto abilmente l’operazione Crosetto, che ha preso quasi il doppio dei voti di cui il partito dispone, e ha così inteso dimostrare che in Parlamento il centrodestra potrebbe vincere, con il nome giusto. Palla a Salvini, perchè, spiega Mario Ajello, sempre sul ‘Messaggerò: “Per Fratelli d’Italia Salvini ha sì la delega a trattare ma solo per i candidati proposti dal centrodestra, non per altri. Nel caso, insomma, che la Lega dovesse smarcarsi dai piani concordati si rischierebbe lo sfascio della coalizione”.

Non mostra compattezza maggiore, però, il centrosinistra. Lo evidenziano efficacemente sul ‘Sole 24 ore’ Barbara Flammeri e Emilia Patta, scrivendo che “se l’opzione Casini divide il centrodestra, quella Draghi divide il centrosinistra. Conte infatti continua a ripetere che Draghi deve restare a Palazzo Chigi, accentuando il solco scavato negli ultimi giorni con Letta”. E anche all’interno del Pd ci sono divisioni.

Tra i vertici del partito “c’è chi sospetta una filiera D’Alema-Bettini-Conte” in funzione anti-Letta, scrive sul ‘Foglio’ Simone Canettieri: “Vista dall’alto la cosa è abbastanza divertente, perchè si legge così: il capo dei 5 stelle si abbevera al pozzo delle idee e delle strategie dei fondatori del Pd che vanno in contrasto con la linea dell’attuale segretario del Pd”. Il giornale, in un editoriale del direttore Claudio Cerasa, ragiona sul “draghicidio” e sostiene che con il suo no al premier la politica vuol “provare a rendere reversibile il percorso imboccato dall’Italia negli ultimi mesi trasformando un argine contro l’antipolitica come Draghi in un nemico della politica”.

Secondo ‘Avvenire’ (che in prima pagina titola “Non si fa l’alba”, e riesce a dire così sia che è saltato il vertice notturno dei leader sia che non si vede la luce nella partita per il Colle) “Draghi è disponibile a restare premier ma il gioco dei veti lo tiene in campo insieme al Mattarella in caso di perdurante stallo”, scrive Marco Iasevoli.

Titolo con un facile gioco di parole per ‘il Giornale’: “Come uscire dai Casini“. Il direttore Augusto Minzolini indica una via per ricompattare il centrodestra, quella di “avanzare due ipotesi: un suo nome e un altro che vada incontro all’altro schieramento. Un modo per difendere la propria identita’ e comunque puntare al pareggio (la Casellati di bandiera e Casini per avere il sì del centrosinistra), evitando almeno che ci sia un cambiamento di sistema, cioè che la salita di Mario Draghi al Quirinale non determini un processo di trasferimento del potere esecutivo da Palazzo Chigi al Quirinale”. 

Tensioni interne sono emerse anche nel mondo M5S, e le racconta il ‘Fatto quotidiano’ in un lungo pezzo di Luca De Carolis sulla contrapposizione tra Conte, contrario a Draghi, e Di Maio, favorevole.

La sintesi distillata dal giornale: “Di Maio anti-Conte e pro Draghi chiama Grillo e becca un vaffa”. Si distingue ‘Libero’ per lo spazio dedicato all’ipotesi Cassese, giudicata con favore da Alessandro Sallusti nel suo editoriale: “Se fosse Sabino Cassese – scrive – Matteo Salvini e il centrodestra avrebbero trovato la soluzione che salva capra e cavoli, cioè un nuovo inquilino del quirinale digeribile dalla sinistra e la tenuta dell’attuale governo, perchè neppure Mario Draghi potrebbe offendersi di fronte alla scelta di una grande riserva della Repubblica”. Tutto ancora in alto mare, e siamo alla quarta votazione in cui “si possono tentare blitz”, come ricorda ‘La Verita'”.

Per ora, resta la ‘Quirinottè del titolo del ‘Manifestò. “E se non cadono i veti (ce ne sono espliciti e nascosti) – riflette Marcello Sorgi sulla ‘Stampa’ – anche la soluzione condivisi cercata dai leader potrebbe rivelarsi debole o insufficiente. Ed essere respinta nelle urne dalla ribellione dei grandi elettori. Dopodichè, inesorabile, dovrebbe arrivare l’ora del Mattarella bis”.