Giovedì il direttivo Bce, tassi fermi per un giro ma l’inflazione fa ancora paura

AGI – Tassi fermi almeno per un giro: è questo che si attende il mercato in vista del direttivo della Bce che si riunirà giovedì ad Atene. Una scommessa suffragata dalla comunicazione utilizzata dall’Eurotower a partire dall’ultima riunione di settembre. E ulteriormente rafforzata dal rallentamento dell’economia europea, testimoniato anche questa mattina dai dati degli indici Pmi pubblicati da S&P Global.

“Nell’Eurozona le cose vanno di male in peggio. L’industria manifatturiera è in crisi da sedici mesi, i servizi da tre, ed entrambi gli indici Pmi hanno appena subito un altro colpo”, ha commentato Cyrus de la Rubia, capo economista della Hamburg Commercial Bank.

“Inoltre, anche tutti i sottoindici puntano al ribasso in modo molto coerente, con poche eccezioni. Nel complesso, questo indica un altro trimestre poco brillante. Non saremmo sorpresi di vedere una lieve recessione nell’Eurozona nella seconda metà di quest’anno con due trimestri consecutivi di crescita negativa”, ha aggiunto.  

La domanda che molti trader si pongono, semmai, è se la banca centrale sia pronta a mettere definitivamente fine alla striscia di rialzi del costo del denaro più lunga della sua storia o se possa essere tentata da un altro aumento entro la fine dell’anno.

I recenti movimenti verso l’alto dei rendimenti obbligazionari sembrano suggerire che gli investitori si stiano orientando per questa seconda ipotesi. Ma cruciali saranno i toni del comunicato finale e soprattutto le parole che la presidente Christine Lagarde utilizzerà in conferenza stampa. 

La numero uno dell’Eurotower ha avuto più volte modo di rilevare che, nonostante il raffreddamento dei prezzi al consumo, i tassi resteranno “all’attuale livello o al di sopra” per “un lungo periodo di tempo”. Il conflitto in Medio Oriente ha peraltro riacceso la tensione sul costo dell’energia e i conseguenti rischi per l’inflazione. Soltanto un mese fa, il mercato prevedeva tre tagli dei tassi nel 2024, ora ne prezza poco più di due.

In risposta all’impennata a due cifre del costo della vita, la Bce ha rialzato i costi di finanziamento per 10 riunioni consecutive. Il tasso di deposito di riferimento è passato dal minimo storico di -0,5% al massimo storico del 4%. Ora il punto è capire quanto tempo ci vorrà per completare “l’ultimo miglio” del percorso intrapreso per riportare l’inflazione all’obiettivo del 2%.

Il ritmo di crescita dei prezzi al consumo è stato più che dimezzato al 4,3% su base annua, ma, per dirla con Lagarde, resta comunque “indesiderabilmente alto”. E anche su questo fronte la guerra tra Israele e Hamas non ha fatto altro che aggiungere nuove nubi all’orizzonte.

I segnali di frenata dell’economia europea si sono nel frattempo intensificati. E nel dibattito non potrà non entrare anche l’opportunità o meno di interrompere il reinvestimento dei proventi del portafoglio di 1,7 miliardi di euro di bond, acquistati in risposta alla pandemia, prima del previsto. Il recente calo dei mercati obbligazionari, che ha portato i costi di indebitamento dei governi ai livelli più alti dell’ultimo decennio, ha riportato a galla antichi nervosismi sulla prospettiva di ridurre il bilancio della banca centrale.

Alcuni componenti del Consiglio stanno anche spingendo affinché la Bce riduca gli interessi che paga alle banche commerciali. Potrebbe essere fatto aumentando l’importo minimo delle riserve che il settore deve depositare presso l’Eurotower e sulle quali gli istituti non guadagnano nulla. 

L’idea è controversa, in quanto, a detta di alcuni osservatori, sembra pensata principalmente per ridurre le pesanti perdite che alcune banche centrali nazionali dell’Eurozona stanno accumulando, piuttosto che per contribuire alla lotta contro l’inflazione.