Gli oligarchi di ‘Londongrad’ che imbarazzano BoJo

AGI – La mattina del 29 aprile 2018 all’aeroporto ‘San Francesco d’Assisi’ di Perugia c’è un signore di mezza età che caracolla malfermo verso il gate del volo per Londra. È spettinato, non riesce a camminare dritto e indossa vestiti stazzonati, come se non se li fosse tolti per dormire. Non ha neppure il bagaglio a mano.

Alcuni passeggeri si avvicinano per chiedergli se stia male e abbia bisogno di aiuto. Poi, quando lo riconoscono, gli chiedono un ‘selfie’. Boris Johnson, allora ministro degli Esteri britannico, racconta di aver avuto una “notte pesante” e, dopo un po’, si assopisce su una poltroncina.

Alexander Lebedev

La “notte pesante”, rivelò il ‘Guardian’, si era svolta a Palazzo Terranova, la residenza italiana, tra le colline di Città di Castello, utilizzata per fastosi ricevimenti da Evgeny Lebedev, il quarantunenne proprietario dei quotidiani ‘Evening Standard’ e ‘The Independent’ e, dal dicembre 2020, membro della Camera dei Lord. Un destino curioso per il figlio di un’ex spia del Kgb, ovvero il banchiere Alexander Lebedev, tra i tanti oligarchi russi che hanno fatto di Londra la loro seconda casa.

Il Regno Unito è stato il Paese che ha utilizzato i toni più duri contro Mosca, durante la crisi ucraina. Il ministro degli Esteri, Liz Truss, ha promesso il mese scorso agli oligarchi che non potranno “nascondersi da nessuna parte” se il suo governo deciderà di colpire con sanzioni i ricchi russi legati al Cremlino. Più facile a dirsi che a farsi.

Se molti degli uomini più facoltosi della Federazione hanno fatto della capitale britannica la loro seconda casa è perchè Londra, sempre ospitale con chi ha ingenti risorse da investire, offre un quadro normativo molto attrattivo per chi intende spostarvi le proprie ricchezze e magari, da lì, dirigerle altrove. Il grosso dei patrimoni di tanti oligarchi è quindi solo transitato da Londra per poi approdare al sicuro in qualche esotico paradiso fiscale. Questa ‘deregulation’, che favorisce il riciclaggio di denaro sporco e rende non semplice seguire la scia dei soldi, non è l’unico problema.

A imbarazzare Downing Street è che alcuni degli oligarchi che potrebbero essere colpiti hanno legami assai stretti con il Partito Conservatore, al quale hanno versato negli anni milioni di sterline. Il caso più clamoroso è quello dei Lebedev, che vantano rapporti di amicizia con Johnson e l’ex premier David Cameron e hanno relazioni più che cordiali con il Cremlino.

Lebedev senior ha espresso sostegno per l’annessione russa delle Crimea, nel 2016 scrisse un editoriale sull’Evening Standard per difendere Serghei Roldugin, un amico personale di Vladimir Putin coinvolto nelle rivelazioni dei ‘Panama Papers’ e, alla presentazione della sua autobiografia a Mosca, nel 2019, figurava tra gli ospiti d’onore Maria Zakharova, la portavoce del ministero degli Esteri russo.

Serghei Nalobin

Un’ex spia del Kgb, poi generale dell’Fsb che ne prese il posto, è anche Nikolai Nalobin, il cui figlio, Serghei, oggi vicedirettore dell’ufficio comunicazioni del ministero degli Esteri russo, fu dal 2010 al 2015 primo segretario politico dell’ambasciata di Mosca a Londra. è a lui che si deve la nascita del Conservative Friends of Russia, un’associazione di parlamentari ‘Tories’ al cui party inaugurale fu presente, tra gli altri, Carrie Symonds, oggi moglie di Boris Johnson.

A introdurre Nalobin negli ambienti di Westminster era stato David Burnside, deputato unionista dell’Ulster e padre della fondazione “Positive Russia”, impegnata a migliorare l’immagine di Mosca in Inghilterra. Burnside, che ha assunto alla fondazione Alex Nekrassov, figlio di un consigliere di Putin, ha presentato negli anni scorsi numerosi oligarchi a figure di spicco del Partito Conservatore. Fu Burnside, ad esempio, a presentare a Cameron un vecchio amico di Putin come Vasily Shestakov, deputato della Duma e coautore, insieme al presidente, di libri quali “Impara il judo con Vladimir Putin”. 

Vladimir e Lubov Chernukhin

C’è anche chi con Putin aveva addirittura governato per poi, ottenuta senza troppe difficoltà la cittadinanza britannica, scegliere di ritirarsi a vita privata a ‘Londongrad’. è il caso dell’ex vice ministro delle Finanze russo Vladimir Chernukhin la cui moglie, Lubov, è entrata negli annali come la donna ad aver versato più quattrini ai ‘Tories’ nella storia.

Il ‘Guardian’ ha stimato in oltre 1,6 milioni di sterline l’entità delle donazioni al Partito Conservatore della signora Chernukin, molto presente nelle raccolte fondi che hanno in palio una serata di svago con il leader di turno.

Fu lei ad aggiudicarsi, nell’aprile 2019, una cena con Theresa May all’esclusivo hotel Goring per 135 mila sterline. Cinque anni prima aveva sborsato 160 mila sterline per giocare a tennis con Cameron e con Johnson, allora sindaco di Londra. Non tutti gli oligarchi sono però ben visti dal Cremlino.

C’è chi è dovuto fuggire a Londra per evitare l’arresto come Alexander Temerko, vice ministro della Difesa ai tempi di Boris Eltsin. Magnate dell’energia, incriminato nel 2005 per frode azionaria dalla magistratura russa, Temerko ha versato oltre 1,3 milioni di sterline al Partito Conservatore e ha rapporti di amicizia con Johnson. 

Roman Abramovic

Più ambiguo il profilo di Roman Abramovic, forse l’imprenditore russo più famoso di ‘Londongrad’ insieme al “re dell’alluminio” Oleg Deripaska. Tra i pochi oligarchi a subire penalizzazioni dopo l’avvelenamento con Novichok dell’ex spia russa Serghei Skripal, Abramovic non si vide rinnovare il visto dal Regno Unito dopo la scadenza e rimase libero di muoversi in Occidente grazie alla cittadinanza israeliana e portoghese.

Il patron del Chelsea ha sempre negato contiguità con il Cremlino e, lo scorso dicembre, con una denuncia per diffamazione, ha costretto la casa editrice Harper Collins a modificare un libro su Putin cancellando un passaggio nel quale veniva asserito che Abramovic nel 2003 avesse acquistato la squadra di calcio inglese per conto del presidente in persona. La promessa di Truss non sarà quindi semplice da mantenere. Perchè gli oligarchi di ‘Londongrad’ non si nascondono ma sono annidati, bene in vista, nel cuore del potere politico e finanziario della Gran Bretagna.