I dossier di Mario Draghi che restano aperti in Ue

AGI – “Un grande uomo di Stato italiano, un partner affidabile, che ha fatto un lavoro che rappresenta una base molto solida sulla quale l’Italia si potrà poggiare nei mesi e negli anni prossimi”.

Sono le parole del presidente francese, Emmanuel Macron, riservate al presidente del Consiglio italiano dimissionario, Mario Draghi.

E riassumono il vuoto e l’incertezza che l’ex numero uno della Bce lascia a Bruxelles. Non solo per il futuro dell’Italia ma anche per il futuro dell’Europa.

“L’Italia di Mario Draghi è stata un sostenitore incrollabile per dare risposte europee alle nostre sfide comuni, in particolare di fronte all’aggressione dell’Ucraina da parte della Russia”, gli ha riconosciuto il capo dell’Eliseo.

Draghi lascia la guida dell’esecutivo italiano con tanti dossier aperti a Bruxelles, sui quali aveva un ruolo di primo ordine. A partire dalla gestione della emergenza energetica.

Martedì prossimo si terrà un consiglio straordinario dell’Energia per approvare il piano dei tagli al consumo di gas e al quale l’Italia si presenterà non in posizione di forza.

Eppure quel consiglio è stato convocato anche su spinta di Draghi che all’ultimo vertice aveva chiesto un summit straordinario a luglio proprio sull’energia.

E ancora, a ottobre si terrà un altro vertice in cui la presenza di Draghi sarebbe stata decisiva: si parlerà della misure contro il caro energia con eventuale riforma del mercato elettrico e introduzione del tetto al prezzo del gas.

Partite prettamente italiane portate avanti negli ultimi mesi. E ancora: la sfida delle sfide, il raggiungimento entro l’anno degli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (con riforme annesse) per portare a casa la quarta tranche di fondi europei.

Draghi, entrato in carica anche con l’obiettivo principe di stilare il Pnrr, ha sempre rappresentato una garanzia su questo fronte per la Commissione europea.

Anche perché, come più volte è stato detto, dal successo (o fallimento) italiano dipenderà l’esito di tutto il piano europeo di Next Generation.

Un’altra garanzia che ha rappresentato Draghi per Bruxelles è il posizionamento atlantista, europeista, pro Nato e pro G7.

Mai dato per scontato quando si parla dell’Italia e, mai come in tempo di guerra, rischia di tornare in discussione.

La caduta del governo Draghi, nelle sue arzigogolate dinamiche, scuote anche la maggioranza Ursula che sostiene la Commissione von der Leyen. Finché si era trattato di una manovra del Movimento cinque stelle, la linea era piuttosto chiara.

Con l’entrata in azione di Forza Italia – che a Strasburgo siede tra i banchi del Ppe – il gruppo del Partito popolare europeo, colonna portante della maggioranza crea qualche imbarazzo.

La presidente del gruppo dei Socialisti e democratici (S&d), Iratxe Garcia Perez, non ha mancato di indirizzare i suoi attacchi al suo omologo del Ppe, il tedesco Manfred Weber (che non si era mai risparmiato negli attestati di stima a Draghi).

“Diceva che il Movimento cinque stelle era irresponsabile, dirà lo stesso ora di Forza Italia?”, ha attaccato la socialista spagnola.

“La crisi causata da populisti e popolari è un disastro per l’Italia e per l’Europa”, ha rincarato. E’ dello stesso avviso anche Stephane Sejourne che guida il gruppo dei liberali di Renew, terza gamba della coalizione.

“L’estrema destra e i populisti hanno aperto una nuova crisi politica in Italia che avra’ un impatto in tutti i Paesi europei. Queste persone sono pericolose per le nostre democrazie. Metteranno sempre i loro partiti davanti alla nazione”, ha accusato. Weber ha invece deviato la responsabilità contro i cinquestelle.

“Dopo che i 5 stelle hanno votato contro il Governo è stato impossibile continuare con loro. Ora spetta agli elettori decidere il prima possibile. L‘Europa ha bisogno di un governo di centrodestra stabile a Roma. Forza Italia sarà pro-europea e il Ppe sarà al suo fianco!”, ha assicurato in un tweet in cui non ha mancato di ringraziare Draghi.

“È inutile che si arrampichi sugli specchi per la vergogna che gli ha procurato Forza Italia”, gli risponde Brando Benifei, capo delegazione del Pd (Gruppo S&d).