I guardiani degli stadi di calcio in Qatar costretti ai lavori forzati

AGI – Giornate lavorative di 12 ore e mesi se non anni senza neppure un giorno di riposo: le guardie addette alla sicurezza negli impianti legati ai mondiali di calcio in Qatar sono sottoposte a condizioni che “equivalgono ai lavori forzati”. A denunciarlo è Amnesty International in un rapporto diffuso pochi giorni dopo i sorteggi per il torneo di novembre.

L’Ong per i diritti umani ha intervistato 34 dipendenti legati a otto compagnie di sicurezza private, alcune delle quali viglano sugli stadi e su altre infrastrutture dei mondiali, e ne è emerso un quadro allarmante: ai lavoratori, tutti immigrati, è negato il giorno di riposo settimanale previsto dalle leggi del Qatar e a chi ne beneficia vengono fatte arbitrarie trattenute sul salario.

Il Comitato organizzatore di Qatar 2022 ha rescisso il contratto con due delle tre compagnie di sicurezza coinvolte in queste violazioni ma Amnesty lamenta che gli abusi non sono stati affrontati “tempestivamente”. Un lavoratore keniano che lavora per la sicurezza di un hotel ha raccontato di non avere avuto un solo giorno di riposo in tre anni.

Dal rapporto emerge che 29 dei 34 lavoratori intervistati sono in servizio 12 ore al giorno e fino a 84 ore alla settimana, violando il limite di 60 ore fissato dalla legge dal Qatar che prevede un giorno a settimana di riposto interamente retribuito.

“Malgrado i progressi del Qatar negli ultimi anni, la nostra ricerca emerge che gli abusi nel settore della sicurezza privata, destinata a essere ancor più sotto pressione durante i mondiali, rimangono sistematici e strutturali”, ha dichiarato il responsabile della giustizia economica e siociale di Amnesty, Stephen Cockburn.