I nemici che le truppe di Putin non devono sottovalutare: i droni turchi

AGI – L’industria bellica turca continua a crescere. Negli ultimi anni i droni da guerra TB2 hanno spiccato il volo dal mar Baltico all’Etiopia, dal Qatar al Caucaso, ora Ankara si prepara a lanciare un drone da combattimento di ultima generazione chiamato Akinci ‘il predatore’ e una nave da guerra per assalti anfibi, il TCG Anadolu. Si tratta degli ultimi due gioielli dell’industria della Difesa turco, unico a non risentire della crisi economica che attanaglia il Paese, nuova nave è stata concepita dall’indutria nazionale, mentre il drone è come già il TB2 figlio della Baykar.

Azienda situata a Corlu, nel centro dell’Anatolia, l’ingegnere capo è Selcuk Bayraktar, sposato con la figlia minore del presidente Recep Tayyip Erdogan, ma dimostratosi nei fatti un personaggio brillante nel suo campo. Master negli Stati Uniti, poche uscite pubbliche, zero sparate sui social, solo profilo basso unito a lavoro e i risultati si vedono. È di questi giorni la pubblicazione di un video da parte dell’esercito ucraino in cui si vedono le numerose perdite inflitte dai droni turchi all’esercito russo.

L’esercito di Mosca dal 2014 fa i conti con i droni di Ankara nel Donbass, una circostanza che ha inasprito non poco i rapporti tra Erdogan e il presidente russo Vladimir Putin. Difficile che cambino le sorti della guerra in corso e che risultino decisivi come avvenuto in Libia, dove hanno stravinto la ‘battaglia dei droni’ contro i velivoli emiratini, o in Nagorno Karabakh, dove da soliti hanno sopperito alle carenze dell’esercito di Baku a scapito degli armeni.

Venduti e utilizzati dal 2012 da 13 Paesi, tra cui la Polonia, i droni turchi sono stati negli ultimi anni una delle principali armi di soft power utilizzato da Erdogan in Africa dove nei prossimi due anni si moltiplicherà il numero dei Paesi che li avrà nei propri inventari. Il TB2 ha invaso mezzo mondo e continua la sua ascesa, il nuovo modello Akinci è stato testato ieri.

Un volo di un’ora e 16 minuti servito per la messa a punto di alcune applicazioni meccaniche che lo rendono un top nella ristretta gamma dei droni da combattimento. Con un’apertura alare di 20 metri, dotato di radar elettronici, armato con missili e microrazzi Mam-L Roketsan (altra azienda turca), Akinci è munito di due turbine da 750 cavalli l’una che lo rendono ‘il drone da guerra più potente e capace di volare più in alto al mondo’ come twittato dallo stesso Selcuk Bayraktar, come detto uno che non ama i proclami e che già con il TB2 ha avuto ragione.

Akinci può colpire a 240 km di distanza bersagli in aria o a terra e agire in coordinamento con jet da guerra. Lo stesso Bayraktar ha rivelato, senza specificare quali, che due Paesi hanno già concluso un accordo per l’acquisto nel 2023. Sei velivoli del prototipo di Akinci, con una potenza di 900 cavalli in tutto, sono entrati nell’inventario dell’esercito turco lo scorso agosto e hanno compiuto incursioni contri i separatisti curdi del Pkk nel nord di Siria e Iraq.

Intanto è già in cantiere il modello Akinci C, con due turbine da 950 cavalli. Discorso simile si può fare per la nave da assalti anfibi TCG Anadolu, che ha superato il test dell’acqua oggi e Ankara spera possa porre rimedio a una carenza dell’inventario delle forze armate turche, relativa gli attacchi acqua-terrai.

Se tutto andrà come previsto il TCG Anadolu si fregerà a fine 2022 della bandiera della marina turca e andrà probabilmente a pattugliare il Mediterraneo Orientale, dove la disputa territoriale con la Grecia è sempre aperta, ma anche il Mar Nero, dopo che nelle ultime settimane la Russia ha incrementato in maniera più che significativa il proprio arsenale.

Il Mar Nero i cui equilibri come si sono mantenuti fino ad oggi saranno soggetti a profondi cambiamenti dovuti al conflitto in Ucraina. TCG Anadolu è un prodotto dell’industria della Difesa nazionale turca. Concepita sul modello della nave da guerra spagnola Juan Carlos, è dotata di piattaforme per l’atterraggio di elicotteri Atak-2, il cui primo brevetto è della italiana Leonardo, ora coprodotto con la turca TAI e mezzi anfibi per assalti e attacchi rapidi che possono trasportare fino a 21 soldati modello Zaha.

I droni e la la nuova nave da combattimento sono destinati a incontrarsi nel 2023, quando il TB3 entrerà a far parte degli armamenti di queste nuove imbarcazioni, come annunciato dal ministero della Difesa di Ankara, deciso a non farsi trovare impreparato dallo stravolgimento degli equilibri che potrebbe derivare dalla guerra in corso in Ucraina.