I neonazisti del ‘Battaglione Azov’ che difendono Mariupol

AGI – Per emblema hanno l’antico simbolo runico della Wolfsangel, utilizzato in passato anche dalle SS. Nelle immagini che li ritraggono, alla bandiera gialla e blu della loro patria accostano a volte uno stendardo con la svastica. Durante il conflitto in Donbass del 2014 si sono macchiati di stupri, torture e altri crimini di guerra, anche ai danni della popolazione civile, sui quali le autorità ucraine hanno chiuso un occhio.

Di antisemitismo, invece, è più difficile accusarli, data la contiguità con figure come Nathan Khazin, ebreo ortodosso che fu tra i protagonisti della rivolta di Euromaidan. Quel che è certo è che, senza il Battaglione Azov, Vladimir Putin difficilmente avrebbe potuto menzionare l’esigenza di “denazificare” il Paese tra i pretesti per l’invasione.

La più celebre tra le milizie nazionaliste sorte in Ucraina in seguito all’annessione russa della Crimea è ora in prima linea nella difesa di Mariupol. La città portuale, stremata da settimane di assedio, è il quartier generale del battaglione, che vi ha eretto un santuario pagano dedito all’adorazione dell’ancestrale divinità slava Perun.

È impossibile al momento verificare quanto ci sia di vero nelle accuse russe secondo le quali sarebbero gli uomini di Azov a sabotare i corridoi umanitari per tenere i cittadini di Mariupol in ostaggio e utilizzarli come scudi umani.

Di sicuro la ‘disinformatja’ russa ne esagera sia i numeri che il radicamento nella societa’ ucraina. I partiti di estrema destra a loro accostabili non hanno mai avuto risultati di rilievo alle elezioni e, se il Cremlino parla di “migliaia” di nazionalisti asserragliati nella città martire, la consistenza numerica del battaglione, secondo Der Spiegel, avrebbe avuto un picco massimo di poco più di 2.500 unità.

Oggi sarebbero meno di un migliaio e avrebbero subito perdite non trascurabili dai separatisti del Donetsk nella battaglia di Volnovakha, conclusa lo scorso 12 marzo con la vittoria dei filorussi. Come il Battaglione Donbass, meno celebre ma dalla fama altrettanto sinistra, il Battaglione Azov nacque come milizia volontaria in seguito all’annessione russa della Crimea.

Il primo nucleo nacque nella città di Berdyansk da alcuni membri della formazione di estrema destra Pravyi Sektor, con l’obiettivo di sostenere l’allora inadeguato esercito ucraino nella lotta alle forze secessioniste del Donetsk e del Lugansk. Presto si aggiunsero ultrà delle curve calcistiche, nazionalisti di varia estrazione e qualche criminale comune.

A finanziarli furono alcuni noti oligarchi ucraini, tra cui il magnate dell’energia Igor Kolomoisky, allora governatore della regione di Dnipropetrovska, e Serhiy Taruta, industriale dell’acciaio che governò l’oblast di Donetsk. Il fondatore, il quarantaduenne Andriy Biletsky, laureato in storia all’universita’ di Kharkiv, era già da tempo una figura di spicco nei circoli di estrema destra ucraini.

Dopo l’elezione in Parlamento, Biletsky depose il fucile ma nel 2019 non fu riconfermato. “Bely Vozd”, ovvero “sovrano bianco”, come lo chiamano i suoi discepoli, sarebbe tornato a imbracciarlo e ora, riferisce Deutsche Welle, starebbe combattendo nei dintorni di Kiev. Nella guerra del 2014 il battaglione si distinse nella riconquista di Mariupol, che era finita in mano ai separatisti. Il governo ucraino decise presto di inserirlo nella Guardia Nazionale e porlo sotto il controllo del ministero dell’Interno.

Da allora Azov opera come reggimento di fanteria e ha in dotazione artiglieria e carri armati. E’ presumibile che a Mariupol il battaglione abbia raccolto alcune centinaia di volontari provenienti da organizzazioni politicamente affini, data la fitta rete di contatti che sono riusciti a stabilire in Europa grazie a una celebrita’ che, se la propaganda del Cremlino non li avesse eletti a nemesi, forse non avrebbero mai raggiunto.