I partiti italiani divisi tra il dilemma delle armi e il dramma dei profughi

AGI – Sono 70.784 i profughi ucraini giunti finora in Italia: 36.428 donne, 6.479 uomini e 27.877 minori. Rispetto a ieri, informa il Viminale, l’incremento è di 1.630 ingressi nel territorio nazionale. Le destinazioni principali restano Milano, Roma, Napoli e Bologna. L’Italia continua ad accogliere chi scappa dall’aggressione russa.

Il Presidente della regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, afferma: “La nostra regione sta accogliendo circa un quarto delle persone, donne e bambini, che arrivano in Italia. Questo è il cuore dell’Emilia-Romagna e cerchiamo di farlo al meglio. Mi auguro che ci sia una ridistribuzione più equilibrata, ma noi faremo fino in fondo la nostra parte, ma soprattutto speriamo che si fermino le bombe e si fermi la guerra. Il governo ha accettato alcune richieste che avevo fatto. Stiamo attendendo il provvedimento della protezione civile che prevederà un contributo di autonoma assistenza per le famiglie che ospitano, che sono tante e che dobbiamo solo ringraziare per la loro generosità, dovrebbe esserci un contributo ai Comuni e potrebbe entrare in campo anche il terzo settore”.

Cresce, intanto, il dibattito sulle armi all’Ucraina e sull’incremento delle spese militari. Per Salvini “si sta parlando troppo di armi, di missili e di bombe. Oltre oceano si parla di nucleare. Ringrazio il Santo Padre che ci porta la luce e tutte quelle donne e quegli uomini che credono nella pace”.

Domenica e lunedì gli iscritti M5s voteranno per rieleggere Giuseppe Conte alla guida del Movimento. “Se mi votate – afferma l’ex premier – sarò il presidente che dice ‘no’ a un aumento massiccio delle spese militari dello Stato, soprattutto in un momento del genere”.

Maria Elena Boschi (Italia viva) critica le parole di Conte: “Quando Conte era premier voleva alzare le spese militari. Ora che fa il capo grillino promette il contrario. Questo è il populismo ipocrita di chi usa il dramma della guerra per un dibattito interno al proprio partito. Tristezza”.

Il Presidente della Commissione Esteri del Senato, il pentastellato Vito Petrocelli, vorrebbe addirittura che i ministri M5s uscissero dal Governo: “La ‘comunità internazionale’ che in un modo o nell’altro sostiene l’escalation della guerra in Ucraina. E la maggioranza di governo ritiene di rappresentare su questo tema la volontà degli italiani. Una follia… Magari 5stelle ritirasse i suoi ministri…”.

Per Fassino, Presidente Pd della Commissione Esteri della Camera, “se il Movimento 5 stelle non dovesse votare in Senato l’ordine del giorno sull’aumento delle spese militari, la maggioranza ci sarebbe lo stesso. Dobbiamo liberarci da questa sindrome per cui da ogni voto dipenda l’esistenza di una maggioranza di governo. L’esistenza di una maggioranza di governo è fondata su un programma di ordine generale rispetto a tutti i temi che il Paese ha di fronte. Su un singolo tema ci può essere anche una diversità di atteggiamento ma questo non fa venir meno né la maggioranza, né un’alleanza, in questo caso quella tra 5s e Pd”.