I rischi per gli investimenti e le proprietà degli italiani in Russia

AGI. – “Il contesto politico in Russia non può non risentire del quadro sanzionatorio, attuale e atteso, e delle possibili risposte del Cremlino. In particolare, l’incremento del rischio di trasferimento è dovuto alle limitazioni alla disponibilità delle ingenti riserve valutarie del Paese, che potrebbero ulteriormente acuirsi a seguito dell’esclusione dal canale Swift del sistema finanziario russo.

In aggiunta, pesa sul rischio di convertibilità la recente adozione da parte russa di misure di controllo sui movimenti di capitali in valuta estera. Parimenti, il rischio di esproprio aumenta sulla scia delle eventuali possibili ritorsioni sugli investitori internazionali per le sanzioni imposte a Mosca, traducendosi in azioni di confisca, senza adeguate compensazioni, o in eventi di creeping expropriation”.

È quanto emerge dalla Mappa dei Rischi 2022 – “Rischi (in)soliti per tempi insoliti: il mondo nel 2022” di Sace nella parte dedicata agli indicatori di rischio politico – che comprendono i rischi di guerra, disordini civili e violenza politica, i rischi di esproprio e di violazioni contrattuali e i rischi di restrizioni al trasferimento e alla convertibilità valutari.

Per quanto riguarda, poi, il rischio di credito esso risente della pesante escalation della crisi russo-ucraina. Nonostante un solido quadro fiscale e di riserve valutarie, le sanzioni imposte da numerosi Paesi a seguito della crisi con l’Ucraina ostacolano i pagamenti nelle relazioni commerciali con l’estero, impattando di conseguenza il rischio di credito delle controparti pubbliche e private della Russia (passata da 62 a 70).

Gli effetti della crisi in corso si riflettono in maniera altrettanto evidente anche sul rischio di credito dell’Ucraina (da 81 a 90). Soffrono un deterioramento del rischio di credito la Bielorussia (da 82 a 88) e la Turchia (da 82 a 83).