I russi in fuga dalle sanzioni che aprono conti in Turchia

AGI – La crisi economica scoppiata in Russia con le sanzioni scattate in seguito all’invasione dell’Ucraina spinge tanti cittadini e imprenditori russi ad aprire conti bancari in Turchia. Una crisi cui la Banca Centrale russa ha reagito sospendendo lo scambio del rublo in moneta estera fino al prossimo 9 settembre e ponendo un tetto di 10 mila dollari ai prelievi in moneta straniera presso banche russe.

Misure per fermare fughe all’estero, ma che non hanno impedito a dissidenti, accademici, semplici cittadini in fuga dal servizio militare o che hanno perso il lavoro in seguito alla chiusura delle aziende straniere per cui lavoravano, di approfittare dei cinque voli al giorno della compagnia di bandiera turca Turkish tra Mosca e Istanbul per raggiungere la Turchia.

In base a quanto riportato dal quotidiano Dunya, nelle ultime settimane è stato registrato un importante l’incremento dei cittadini russi che hanno aperto conti bancari nel Paese e la domanda è destinata a crescere con il peggiorare della crisi. Dunya cita fonti delle banche statali secondo cui il vantaggio per i russi è quello di poter mantenere il proprio tenore di vita e allo stesso tempo aprire un conto in dollari o euro, subito dopo aver aperto un conto in lire turche.

Una situazione favorita da un lato dal fatto che la Turchia è una delle mete preferite dai russi tutto l’anno, dall’altro la posizione di Ankara che ha detto no alle sanzioni che Usa ed Europa hanno applicato nei confronti di Mosca, oltre alla chiusura dello spazio aereo.

I circuiti Visa e Mastercard hanno bloccato transazioni con banche russe, il sistema Mir utilizzato dalle carte di credito russe permetterà loro solo di compiere piccole transazioni, a differenza delle banche turche Vakf Bank, Ziraat e Is Bankasi. La decisione di non aderire alle sanzioni si spiega con il fatto che economia turca attraversa la peggior crisi degli ultimi 20 anni non può permettersi di perdere la Russia, gli accordi commerciali, energetici e nell’industria della Difesa, ma anche i suoi più di 6 milioni di turisti.

Non abbiamo alcuna intenzione di perdere l’amicizia né della Russia né dell’Ucraina“, ha ripetuto più volte il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che alle sanzioni non ha in realtà mai creduto anche quando l’economia turca non era in cattive acque. Secondo Erdogan le sanzioni affossano l’economia del Paese cui sono applicate, ma colpiscono come un boomerang anche il Paese che le applica, riversando gli effetti sulla gente comune, che ne risulta la più colpita.

L’approccio neutrale di Ankara ha permesso al presidente turco di aprire un canale di dialogo autonomo dalle iniziative Nato e imbastire una conferenza cui hanno partecipato i ministri degli Esteri di Russia e Ucraina. La tanto attesa tregua non è arrivata, ma la Turchia ha rivendicato un ruolo centrale nella ricerca di una mediazione ed è diventata un rifugio sicuro per i russi in fuga, lasciati con poche opzioni dalle sanzioni in vigore altrove.