Idee e proposte per ridare smalto al referendum 

AGI – Il referendum sulla giustizia segna un record in negativo: è il flop storico per il mancato raggiungimento del quorum, con l’affluenza che si ferma al 20,9%. Dal 1946 a oggi sono stati 67 i referendum abrogativi per cui gli elettori sono stati chiamati ad esprimersi. Ma è da tempo che la consultazione popolare, lo strumento di democrazia diretta per eccellenza, mostra delle crepe.

È il segno che si tratta di uno strumento ormai obsoleto che necessita di un profondo restyling? Sembrano pensarla così le forze politiche che, negli ultimi anni, hanno presentato diverse proposte di legge costituzionali per modificare l’articolo 75 della Carta, spaziando da una sorta di ‘controllo’ preventivo da parte della Consulta fino all’abrogazione del quorum per la validità della consultazione popolare.

Le proposte a firma Pd

Tra le proposte di legge più recenti presentate sia alla Camera che al Senato spiccano quelle a prima firma Pd. A palazzo Madama è stato il presidente della commissione Affari costituzionali, il dem Dario Parrini, nello scorso settembre, a depositare un testo che aumenta il numero delle firme necessarie per indire un referendum abrogativo e modifica il quorum per l’approvazione della proposta soggetta a referendum.

Riguardo al primo punto, attualmente servono cinquecentomila firme, il testo punta a portarle a ottocentomila, con l’obiettivo di “evitare l’inflazione dei quesiti”. Riguardo al secondo punto, il disegno di legge non propone di eliminare del tutto il quorum per il referendum abrogativo, ma lo determina in un numero pari alla maggioranza dei votanti alle ultime elezioni per il rinnovo della Camera dei deputati svolte prima della data di svolgimento del referendum, “depurandolo degli effetti dell’astensionismo strutturale”.

Alla Camera è stato il costituzionalista e capogruppo Pd in commissione Affari costituzionali, Stefano Ceccanti, a presentare, sempre lo scorso settembre, un testo (uno analogo è stato depositato anche al Senato). La proposta prevede che le richieste di referendum possono essere depositate dal 1 gennaio al 31 ottobre di ogni anno. Se si raggiunge un minimo di centomila firme e un massimo di centoventimila firme, i promotori depositano le sottoscrizioni all’Ufficio centrale costituito presso la Corte di cassazione che la esamina allo scopo di accertare che essa sia conforme alle norme di legge.

Qualora, successivamente, la Corte costituzionale decida per l’ammissibilità dei quesiti, la raccolta di firme riprende per due mesi dalla data di pubblicazione della sentenza e comunque in una data tale da consentire il deposito di almeno cinquecentomila firme entro il 31 ottobre.

La proposta Lega-M5s

Ai tempi dell’alleanza giallo-verde, i due partiti hanno presentato un testo di riforma costituzionale in materia di referendum. La proposta di legge ha superato il primo banco di prova dell’Aula della Camera, con il via libera nel febbraio del 2019. Poi il testo è scomparso dai radar con la caduta del governo Conte I.

Il testo prevede di fatto il referendum propositivo, ora non contemplato dalla Carta e un quorum particolare. Si dispone infatti che quando una proposta di legge è presentata da almeno cinquecentomila elettori e le Camere non la approvano entro diciotto mesi dalla sua presentazione, è indetto un referendum per deliberarne l’approvazione.

Se le Camere la approvano con modifiche non meramente formali, il referendum è indetto sulla proposta presentata, ove i promotori non vi rinunzino. La proposta approvata dalle Camere è sottoposta a promulgazione se quella soggetta a referendum non è approvata.

Il referendum non è ammissibile se la proposta non rispetta la Costituzione, se è ad iniziativa riservata, se presuppone intese o accordi, se richiede una procedura o una maggioranza speciale per la sua approvazione, se non provvede ai mezzi per far fronte ai nuovi o maggiori oneri che essa importi e se non ha contenuto omogeneo.

La proposta sottoposta a referendum è approvata se ottiene la maggioranza dei voti validamente espressi, purché superiore a un quarto degli aventi diritto al voto. Inoltre si dispone che la Corte costituzionale giudichi sull’ammissibilità non prima che siano state raccolte almeno duecentomila firme.

Le proposte di singoli esponenti M5s

Sono diversi i testi presentati sia alla Camera che al Senato da singoli parlamentari M5s, tutti con il comune obiettivo di modificare l’articolo 75 della Costituzione in merito alla soppressione del quorum strutturale per la validità del referendum abrogativo.