Il braccio di ferro dentro al M5S che potrebbe segnare la fine del Movimento

AGI – Il braccio di ferro fra ‘governisti’ e contiani nel Movimento 5 Stelle va avanti e potrebbe portare a uno strappo potenzialmente fatale per il partito di Giuseppe Conte. Stando a quanto riferiscono fonti parlamentari del Movimento, nel caso in cui la linea scelta fosse quella dello strappo definitivo con il governo Draghi, una trentina di parlamentari sarebbe pronta a votare comunque la fiducia mercoledì.

Molto dipenderà da come si svolge il dibattito nell’assemblea, sospesa poco dopo le 14 e aggiornata alle 18. Al momento, sono tanti gli interventi a sostegno del presidente del Movimento 5 Stelle, ma esponenti di peso continuano a richiamare alla responsabilità. È il caso del ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà che, nel suo intervento in assemblea, ha chiesto una tregua tra Conte e Draghi, per non mettere in difficoltà l’esecuzione delle riforme collegate al Pnrr e i progetti collegati.

Questo “per il bene del Paese”. Il ministro, inoltre, ha fatto riferimento alle difficoltà che ci sarebbero nel campo progressista in caso di voto anticipato. A dare manforte ai governisti Cinque Stelle e’ il Partito Democratico che continua a lavorare pancia a terra per una soluzione non traumatica della crisi.

Le interlocuzioni, si apprende, sono continue fra il partito di Letta e quello di Conte. “Il M5s ha inclinato il piano”, spiega una fonte parlamentare dem, “e quando la palla comincia a rotolare in basso è facile che diventi una valanga”, viene osservato. Una valanga che può far comodo a Salvini, viene osservato: “Con la sua scelta, Conte lo ha sdoganato. Ora Salvini può attaccare a testa bassa, avrebbe voluto strappare anche prima di Conte, ma non voleva rimanere con il cerino in mano. Ora la partita è difficile, ma stiamo cercando, come Pd, di fare emergere le voci dei responsabili al’interno del M5s. Il tema è costruire le giuste pressioni perché Draghi non si sfili e possa andare avanti”.

Altro tema da considerare è, tuttavia, la volontà del premier ad andare avanti, viste queste premesse. “Senza i Cinque Stelle è difficile”, ragiona una fonte parlamentare Pd: “Più che altro perché il governo si sbilancerebbe troppo sul centrodestra e Draghi vorrebbe, invece, un esecutivo più equilibrato, per non essere connotato politicamente. Certo”, è la speranza alla quale si appella il parlamentare, “essere scalzato da Giuseppe Conte e lasciare il lavoro incompiuto, per lui che ha un altissimo profilo internazionale, sarebbe un epilogo difficile da digerire”.

Che ci si trovi di fronte a un sentiero stretto lo sottolinea anche il senatore Alessandro Alfieri. “Si tratta di un sentiero stretto che, però, va percorso viste le sfide che si trova davanti il Paese. Per questa ragione, il coordinatore di Base Riformista sottolinea che “bisogna insistere per mettere in campo tutte le iniziative che permettano al governo di affrontare le sfide che abbiamo davanti”.

Oltre al necessario lavoro sul Pnrr, “c’è il Covid, che mostra una fase di forte recrudescenza. C’è la guerra nel cuore dell’Europa, con le conseguenze economiche e sociali che vediamo, e c’è il caro vita che sta mettendo in gravi difficoltà le famiglie”. In questo contesto, sottolinea ancora il coordinatore di Base Riformista, “spero che i 5 stelle si rendano conto fino in fondo della criticità del momento, ascoltando le voci che dal loro interno invitano a ragionare sui temi dell’agenda sociale” sui quali ha aperto anche il presidente del consiglio, Mario Draghi.

“Dobbiamo mettere in campo tutte le azioni che consentano di ritrovare le ragioni di un sostegno comune al governo Draghi“. Per tutte queste ragioni, Alfieri si appella “alla responsabilità di tutte le forze politiche, mettendo da parte polemiche come quelle di Matteo Salvini, che non servono”.

Il leader della Lega, infatti, sembra aver imboccato ormai la strada che porta al voto, disfacendo a colpi di comunicati e tweet la tela che il Partito democratico cerca faticosamente di tessere per “cercare di far intravedere al presidente del consiglio le condizioni di agibilità politica per andare avanti con il governo”, come spiegano dal Nazareno.

“Non se ne può più del teatrino di Conte, Letta, Di Maio”, alza il muro Salvini. “Cinque Stelle e Partito Democratico da tempo bloccano l’Italia coi loro litigi e le loro pretese, con crisi, richieste di poltrone, Ius Soli, droga libera o Ddl Zan, non di tasse e di lavoro: gli Italiani non ne possono più, basta. Conto che siano gli italiani presto a scegliere parlamentari più seri, onesti e perbene”.

Con il leader del Carroccio, a chiedere un rapido ritorno alle urne è Giorgia Meloni per la quale l’eventualità del quarto governo in quattro anni senza passare dalle urne rappresenta una “vergogna”. Spiega Maloni: “Negli ultimi anni, nonostante la fase delicata, molte nazioni in Europa e nel mondo sono andate tranquillamente al voto. Perché in Italia si fa di tutto pur di impedire le elezioni? Lo trovo assurdo”.

Contro l’ipotesi di andare al voto anticipato è Italia Viva che, tuttavia, non esita nemmeno in questa fase a lanciare i suoi strali contro i Cinque Stelle: “Il Paese in questo momento non ha bisogno di andare a votare, ma di avere risposte. Unica cosa certa, in ogni caso, è che noi non staremo in campagna elettorale con gli M5s”, dice il presidente di Italia Viva Ettore Rosato.

Nel frattempo si susseguono gli appelli delle associazioni imprenditoriali e di categoria, dalle imprese della logistica alle professioni sanitarie, perché Draghi rimanga al suo posto. E anche i sindaci italiani fanno sentire la propria voce con un appello a Draghi firmato da 400 primi cittadini dei comuni italiani. Una iniziativa mal digerita da Fratelli d’Italia: “Mi chiedo se sia corretto che questi sindaci e governatori che rappresentano tutti i cittadini che amministrano”, sottolinea Meloni.