Il cancelliere Scholz a Roma da Draghi per definire un ‘piano d’azione comune’

AGI – Un “piano d’azione” comune da rinnovare ogni anno: è questo l’obiettivo della prima visita a Roma da cancelliere di Olaf Scholz. A quanto scrive la Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz) – che cita “ambienti governativi italiani”, confermati da fonti diplomatiche tedesche – il progetto si trova ancora “in uno stadio preliminare”, ma rappresenta il segno che i due Paesi intendano “dare una nuova dinamica” alla relazione tra i due Paesi.

Non si tratta di briciole: in prospettiva, il “piano d’azione” prevede un vertice bilaterale ai cui parteciperanno capi di governo, di Stato e i principali ministri. Inoltre, ogni tre mesi un ministro parteciperà rispettivamente a una riunione di governo dell’altro Paese. In poche parole: non è solo una visita di cortesia quella del neo cancelliere tedesco, che era stato a Roma l’ultima volta il 29 ottobre, ancora nelle vesti di ministro delle Finanze del governo di Angela Merkel.

Stando alle anticipazioni, al colloquio con il presidente del Consiglio, Mario Draghi, oltre ai temi bilaterali, saranno affrontati i grandi dossier internazionali come i rapporti con la Russia e la Cina (non è un caso che la tappa romana arrivi all’inizio del cancellierato subito dopo la visita a Parigi e i viaggi a Bruxelles e a Varsavia).

Per quanto riguarda i già difficilissimi rapporti con Mosca, Scholz ha messo le mani in avanti affermando che in caso venga violata le frontiere ucraine ci saranno “conseguenze gravi”, senza però precisare se questo implichi uno stop del gasdotto multimiliardario Nord Stream 2, evocato invece dalla nuova ministra degli Esteri di Berlino, la verde Annalena Baerbock.

È facile immaginare che Scholz e Draghi affrontino nel loro incontro (fissato per le 14) anche e soprattutto il tema della riforma del Patto di stabilità: com’è noto, Roma e Parigi spingono verso un ammorbidimento delle regole e premono su Berlino in particolare per quel che riguarda gli investimenti (vedi alla voce transizione verde) e la possibilità di allentare le maglie in quanto alle regole di abbattimento del debito dei singoli Paesi. È un fronte sul quale finora Scholz ha sempre preferito mostrarsi prudente, tornando di volta in volta ad affermare che il Patto è già sufficientemente “flessibile”.

Eppure, i segnali di apertura non mancano: tanto per cominciare, è ben risaputo che i Verdi – principale alleato di coalizione nel suo governo – da tempo si sono espressi a favore di un approccio più morbido in quanto alle regole europee, ma appare ancor più significativo che il nuovo ministro delle Finanze, il liberale Christian Lindner – in teoria un ‘falco’ con il mantra delle “finanze solide” – già nel contratto di coalizione abbia accettato l’idea di una riforma delle regole fiscali Ue in favore di maggiori investimenti.

A detta degli osservatori, il nuovo “piano d’azione comune” di cui scrive la Faz sembra indicare se non altro una disponibilità a mettere sul tavolo tutti i temi senza precondizioni. Non solo: il quotidiano tedesco suggerisce che questa “nuova dinamica” vada letta come il completamento di una triangolazione tra Berlino, Parigi e Roma.

Nella fattispecie, la Frankfurter Allgemeine cita la firma, lo scorso 26 novembre, del Trattato del Quirinale, nato sul modello dei precedenti trattati dell’Eliseo e di Aquisgrana tra Germania e Francia. Si tratta di un approccio che sembra confermate dalle parole usate dal portavoce del cancelliere, Steffen Hebestreit: Scholz e Draghi affronteranno “la gamma più vasta dei temi bilaterali, europei e internazionali”, dato che l’Italia “è un importante e stretto partner della Germania”.

I due Paesi, così il portavoce, “intendono approfondire la loro collaborazione attraverso un coordinamento continuativo nei più vari campi politici”. Non sempre i rapporti tra Roma e Berlino sono stati così idilliaci, chiosa ancora la Faz: “Negli anni passati le relazioni sono state più volte caratterizzate da reciproche attribuzioni di colpa ed equivoci. In Italia ci sono state preoccupazioni circa una possibile egemonia tedesca in Europa, così come la sensazione di esser stata lasciata sola nella questione dei migranti”.

Di contro, Berlino si sono ripetute le critiche riguarda alle riforme mai portate in fondo, all’indebitamento stellare e alla “mancanza di stabilità politica”. Sono dubbi ai quali il nuovo “piano d’azione” comune potrebbe iniziare a dare risposte nel tempo. Soprattutto, potrebbe essere lo strumento politico per prevenire le incomprensioni e per accorciare le distanze del passato, anche quello recente. Va anche detto che quasi tutti siano d’accordo nel descrivere Olaf Scholz come un pragmatico: caratteristica che a Draghi certo non dovrebbe dispiacere.