Il centrodestra alla prova di compattezza su leadership e collegi

A GI – Tema leadership e collegi: il centrodestra alla prova compattezza al vertice che si terrà in settimana alla Camera.

Possibile che ci vorrà ancora tempo per sciogliere il nodo su chi, qualora il centrodestra vincesse le elezioni, dovrà andare a palazzo Chigi.

Fdi preme per dare un’indicazione subito agli elettori, per FI si deciderà dopo il voto. Alle ipotesi di una candidatura di Tajani alla premiership, spinta dalle istituzioni europee e dal Ppe, da via della Scrofa si reagisce con nettezza.

Decideranno gli italiani – si insiste – non il Ppe. Nel centrodestra – il ragionamento – la regola è sempre stata che chi prende più voti indica il premier, funziona e non c’è nemmeno tempo di metterla in discussione.

Fratelli d’Italia si attende un segnale netto fin da subito, nel convincimento che gli italiani che andranno a votare debbano sapere subito come verrà utilizzato il proprio voto.

“Chiediamo non cambino le regole nè sui collegi nè su come si sceglie un candidato: chiediamo pari dignità e che o si vince insieme e si perde insieme: non deve mai più succedere che il centrodestra accetti di stare con i 5 stelle o con il Pd. Non c’è ancora un accordo di centrodestra. Ma non c’è neanche il tempo di cambiare le regole, altrimenti sarebbe un aiuto alla sinistra”, scandisce il vice presidente del Senato Ignazio La Russa.

La trattativa difficile sarà anche quella sui collegi: Fdi ritiene che il partito valga il 50% della coalizione nei sondaggi e che si debba partire da questo dato, le altre forze politiche della coalizione ribadiscono che non si dovranno considerare solo i sondaggi ma che ci dovrà essere una media ponderata dei risultati delle ultime Politiche e delle Europee.

“Gli italiani hanno capito chi sono i veri responsabili della caduta del Governo. Ora continuiamo a lavorare per portare Forza Italia e il centrodestra alla guida del Paese”, rilancia il coordinatore azzurro Tajani.

Per quanto riguarda il fronte leghista, Matteo Salvini anche oggi ha fatto incontri organizzativi con il suo partito e ne farà, anche con i commissari regionali, tutta la prossima settimana.

Se il capo della Lega sta ripetendo in questi giorni che è d’accordo con la regola che spetterà al partito che prende più voti indicare a Sergio Mattarella un nome per Palazzo Chigi, è perché il segretario leghista considera quella del 25 settembre la sua ultima occasione e vuole giocarsela tutta.

“La Lega sarà il primo partito e io sarò candidato premier”, ha ripetuto ai fedelissimi. Nei colloqui coi suoi si dice quindi convinto della possibilità che la Lega possa riuscire nell’impresa di intercettare più consensi di Fratelli d’Italia.

Il leader di via Bellerio ha ridotto le sue vacanze a pochi giorni con la fidanzata e con la figlia, farà una estate sul territorio.

E chiede ai suoi di fare altrettando. Nei prossimi giorni sarà a diverse feste. Poi domenica prossima sarà a Milano marittima per un ‘pit stop’ veloce: comizio e ripartenza la mattina seguente.

Obiettivo del capo della Lega è evitare qualsiasi nuova associazione tra il suo nome e il ‘Papeete’: vietato paragonare la caduta del governo Draghi – per cui si affanna a imputare la responsabilità a Pd e M5s – allo strappo che provocò la crisi del Conte I nell’estate del 2019.

Salvini è convinto che il voto anticipato colga alla sprovvista il centrosinistra e che questo metta il centrodestra in una condizione di vantaggio assoluto.

E anche i ‘movimenti’ al centro non lo preoccupano più di tanto, riteine che danneggiarenno più il centrosinistra.

Il Pd – osserva un ‘big’ della Lega – è in difficoltà. Letta farà come Veltroni, una lista aperta ma anche gli elettori democratici non vogliono restare schiacciati sull’agenda Draghi.

Nel campo del centrodestra il ‘Capitano’ leghista considera verosimili le indiscrezioni di stampa sulla nuova formazione di centro cui sta lavorando Letizia Moratti. Ma non la ritiene troppo pericolosa, perché il tempo per organizzare qualcosa prima delle politiche è limitato.

“Questa volta vinciamo”, va ripetendo, in pubblico e in privato, mentre prepara una campagna elettorale capillare che dovrebbe portarlo in tutte le regioni, a feste, anguriate, e banchetti davanti agli stadi.

Tra gli appuntamenti da segnalare, il leghista non dovrebbe mancare, come ogni anno dal 2020, al meeting di Comunione e liberazione a ridosso dalle chiusura delle liste elettorali (20-25 agosto). 

“Con la campagna elettorale è ripartita, puntuale come sempre, la macchina del fango contro me e Fratelli d’Italia. Aspettatevi di tutto in queste settimane, perche’ sono consapevoli dell’imminente sconfitta e useranno ogni mezzo per tentare di fermarci. Se ci riusciranno o no, quello dipenderà da voi”, ha scritto oggi su facebook il presidente di Fdi.

Il convincimento in Fratelli d’Italia è che nelle prossime settimane gli attacchi si intensificheranno. Da qui l’invito agli alleati alla compattezza.

E a trovare un accordo anche sul tema dei collegi e sul nodo della leadership che dovrà esprimere il candidato premier a palazzo Chigi da indicare al Capo dello Stato Mattarella qualora il centrodestra dovesse vincere le elezioni il 25 settembre.

In Forza Italia e nella Lega si fa sempre più spazio la tesi che si deciderà solo dopo le urne il candidato premier, magari – questa la proposta lanciata nei giorni scorsi da Berlusconi dalle pagine del ‘Corriere – dopo un’assemblea degli iscritti. Ma Fdi è netto. L’indicazione sul candidato premier di ogni partito deve arrivare per un principio di chiarezza prima del voto e non dopo.