Il Colosso di Costantino torna nel giardino dei Musei Capitolini

ROMA (ITALPRESS) – E’ stata presentata questa mattina nel giardino di Villa Caffarelli, ai Musei Capitolini, l’imponente ricostruzione del Colosso di Costantino (IV secolo d.C.). Oltre al Sindaco Roberto Gualtieri hanno partecipato Miguel Gotor, Assessore alla Cultura di Roma Capitale, Claudio Parisi Presicce, Sovrintendente Capitolino ai Beni Culturali, Salvatore Settis, Componente del Comitato di indirizzo di Fondazione Prada e Adam Lowe, Factum Foundation for Digital Technology in Preservation.
L’opera che si presenta nelle sue dimensioni reali è alta circa 13 metri ed è stata realizzata attraverso tecniche di ricostruzione innovative, partendo dai pezzi originali del IV secolo d.C. conservati nei Musei Capitolini. Dell’intera statua, riscoperta nel XV secolo presso la Basilica di Massenzio, oggi rimangono solo pochi frammenti marmorei, ospitati nel cortile di Palazzo dei Conservatori ai Musei Capitolini: testa, braccio destro, polso, mano destra, ginocchio destro, stinco destro, piede destro, piede sinistro. Da oggi si può ammirare questa fedele riproduzione, in scala 1:1, che è il risultato della collaborazione tra la Sovrintendenza Capitolina, Fondazione Prada e Factum Foundation for Digital Technology in Preservation con la supervisione scientifica di Presicce.
“Questa è la dimostrazione che la vita, la storia e l’archeologia sono fatte di frammenti e ricomposizioni”, ha raccontato Gotor.
Questa ricostruzione per Gualtieri dimostra come “La tecnologia applicata all’arte e all’arechologia ci può aiutare a recuperare e a migliorare la nostra conoscenza dei capolavori del passato dei quali abbiamo conservati tracce e frammenti”. Il Sindaco ha sottolineato “l’importanza di quest’altra iniziativa culturale che siamo contenti di aver realizzato. Stiamo cercando di recuperare le dimensioni dell’antichità, lo abbiamo fatto poco tempo fa nel Museo della Forma Urbis collocando i frammenti sopra una mappa”.In quel caso ha spiegato Gualtieri il focus è stato su una dimensione verticale mentre qui “Ci rendiamo conto della maestosità della dimensione verticale dell’antichità. Ci piace che sia resa fruibile sia per essere ammirata sia per essere una porta di accesso a uno scrigno di tesori che il colle e i musei capitolini possono offrire”. Infine ha ricordato che “Un ulteriore frammento arriverà dal parco Colosseo dell’originale statua di Costantino”.
Lo studio archeologico dei frammenti ha permesso di ipotizzare che il Colosso fosse seduto e che fosse realizzato come acrolito, con le parti nude in marmo bianco e il panneggio in metallo o in stucco dorato. Secondo uno schema iconografico del tempo, che assimilava l’imperatore alla divinità, Costantino è rappresentato come Giove con la parte superiore del corpo scoperta e il mantello adagiato sulla spalla; il braccio destro che impugna lo scettro ad asta lunga e la mano sinistra che sorregge il globo. A fine marzo 2022 un team della Factum Foundation ha trascorso tre giorni nel cortile dei Musei Capitolini per scansionare i frammenti presenti con la tecnica della fotogrammetria. Ogni frammento è stato modellato in 3D e posizionato sul corpo digitale della statua creata utilizzando come esempio iconografico altre statue di culto di età imperiale in pose simili, tra cui la colossale statua di Giove (I secolo d.C.) conservata al Museo statale Ermitage di San Pietroburgo. Il lavoro di Factum ha tenuto conto di molteplici fattori: il tipo di marmo delle parti originali, i restauri e le aggiunte; i dettagli del panneggio mancante e l’aspetto del bronzo dorato di cui era composto; il rapporto tra la ricostruzione e i frammenti superstiti, le condizioni di questi e la loro esatta posizione. La fase di ricostruzione materiale è stata svolta attraverso l’uso di resina, poliuretano, polvere di marmo, foglia d’oro e gesso, per le superfici del marmo e del bronzo, mentre per la struttura interna alluminio.
Presicce ha parlato di un “risultato frutto di uno studio lungo dei dieci frammenti appartenenti alla scultura più grande che ci sia stata conservata dall”antichità, arrivati per la maggior parte in Campidoglio nel 1486. E’ stato un lavoro meticoloso fatto a distanza, ma insieme, a Madrid con la Factum per capire dove fosse ogni elemento”. Settis ha posto l’attenzione su quanto “in questa statua c’è una differenza di scala, impressionante, che faceva parte della gestione del potere da parte degli Imperatori romani. E’ una ricostruzione rigorosamente archeologica che ha anche un aspetto contemporaneo perchè evidenzia la tensione e la convergenza inconciliabile fra ricostruzioni virtuali e reali”. Proprio rispetto alle tecniche adottate è intervenuto Lowe “La cosa entusiasmante di questo progetto è che qui accanto ci sono i frammenti della statua originale, custoditi nel cortile e ora con questa riproduzione è possibile vedere il contesto in cui erano collocati”. L’opera resterà qui per l’anno giubilare, poi ha spiegato Presicce “valuteremo se mantenerla qui in futuro o collocarla all’interno del Museo della Civiltà Romana che sarà riaperto grazie a un finanziamento del PNRR” e ha chiarito che “La Fondazione Prada si è impegnata a realizzarla e l’accordo non prevedeva indicazione del contributo”.
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(ITALPRESS).