Il delicato tema dell’indice di liquidità per il calcio italiano

AGI – Un argomento tanto importante quanto delicato è tornato ad agitare i club di Serie A in vista della prossima stagione: si tratta dell’indice di liquidità, ovvero – riprendendo le parole del presidente della FIGC Gabriele Gravina – un punto di riferimento per stabilire chi, nel breve termine, è nelle condizioni di garantire la continuità aziendale per poter affrontare il campionato.

“L’indice di liquidità non è altro che un rapporto tra attività correnti e passività correnti, ed esprime il grado di solvibilità di un’impresa valutandone il rischio a breve termine di non riuscire ad onorare i propri impegni di pagamento” spiega dettagliatamente all’AGI la professoressa Simona Caricasulo, docente di Economia Aziendale dello Sport alla Luiss.

“È un indice consolidato in materia di analisi aziendale – prosegue l’esperta – il quale esprime appunto la capacità dell’impresa di far fronte nell’arco dei 12 mesi ai debiti già assunti con le disponibilità finanziarie a sua disposizione, costituite da denaro e crediti, ossia accerta che i flussi monetari in entrata siano adeguati a quelli in uscita”.

In queste analisi, “il punto di equilibrio finanziario si raggiunge quando il valore soglia è almeno pari a 1; nel calcio, secondo il comunicato ufficiale dello scorso novembre del Consiglio Federale valido per la stagione 2021/2022, il valore dell’indice di liquidità è stato fissato a 0.6 – sottolinea ancora la docente – Ciò significa che un club doveva riuscire a coprire i debiti almeno al 60%”.

Tuttavia, questo è un parametro con cui le società di calcio sono già abituate a confrontarsi e del quale nei giorni scorsi si è discussa l’introduzione come ‘criterio ammissivo’ al campionato di Serie A. Al momento, se fossero utilizzati questi valori, qualche società potrebbe avere delle difficoltà ad iscriversi al prossimo campionato.

“Osservando però da un’altra angolazione quest’ultimo punto – chiarisce Simona Caricasulo -, è abbastanza chiaro che oltre alla verifica dell’equilibrio gestionale di ogni singola società rivendicata dal presidente Gravina, che sta alla base del principio di continuità aziendale, attraverso questo indice rafforzato anche da analisi di medio lungo termine, si raggiungerebbe un’ulteriore tutela di esistenza del campionato stesso, dall’inizio sino alla sua conclusione”.

È indubbio che l’ecosistema del calcio sia fortemente indebitato – evidenzia la docente – e che lo scoppio della pandemia abbia inasprito ancor di più la situazione nonostante alcuni giocatori abbiano accettato il taglio dello stipendio per aiutare il loro club a ‘quadrare i conti'”.

Come può una società far fronte ad un indice di liquidità fuori soglia? “Monetizzando subito gli asset, ovvero attraverso la vendita dei calciatori, oppure immettendo liquidità attraverso l’apporto di nuovo capitale da parte della proprietà – continua l’esperta della Luiss – considerando inoltre che il valore soglia nel calcio non è fisso, ma è oggetto di oscillazione nel corso delle varie stagioni sportive, perché tiene conto degli andamenti economici e di risultato registrati nell’anno”.

“Il prossimo aprile ci sarà un’altra riunione del Consiglio Federale e vedremo come si esprimeranno – conclude Caricasulo -. Scopriremo se cambieranno i valori o se si introdurranno elementi correttivi per consentire ai club una serena iscrizione al prossimo campionato”.