Il dilemma di Erdogan sul futuro leader della Libia

AGI – Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan si trova dinanzi a un dilemma in Libia: continuare a sostenere il premier ad interim Abdul Hamit Dbeibah o puntare sulla crescita di consenso di Fathi Bashaga. Un dilemma che arriva a due anni dall’intervento con cui Ankara ha ribaltato le sorti del conflitto libico, risultando decisiva grazie a droni, mezzi, supporto logistico e militare nel determinare la sconfitta del generale Khalifa Hafta, le cui milizie spingevano all’ingresso di Tripoli insediando il governo dell’allora presidente Fayez al Serraj.

Ad Ankara nelle ultime settimane si sono moltiplicati i dubbi su quanto sia conveniente continuare a sostenere Dbeibah piuttosto che cambiare cavallo e puntare su Bashaga, per favorire così una normalizzazione con l’est del Paese sconfitto dai droni turchi. Dubbi che nel governo turco sono aumentati quando il premier ad interim Dbeibah, uomo di fiducia di Ankara subentrato a Serraj, è stato sfiduciato dal parlamento.

Il risultato di una mossa congiunta dei detrattori della Turchia (est Libia) e di alcuni degli alleati di Ankara coinvolti in una lotta intestina per il potere, al momento si traduce nel conferimento dell’incarico di formare un nuovo governo a Bashaga.

 La prima sconfitta per la Turchia è stata il rinvio delle elezioni di dicembre, su cui Ankara puntava per consolidare il proprio ruolo. Da qui è derivata la seconda sconfitta, il mandato di Dbeibah è scaduto e il parlamento gli ha poi preferito Bashaga. Quest’ultimo è il candidato dell’est della Libia e ha ora due settimane di tempo per formare un nuovo governo. Un personaggio su cui Ankara dovrà lavorare, ma che non è impossibile da convincere.

Bashaga è infatti stato vicinissimo ad Ankara nel cruciale biennio 2019-2020, quando Erdogan optò per l’interventismo in Libia sconfiggendo Haftar, a sua volta sostenuto da Francia, Egitto, Russia ed Emirati Arabi. Tuttavia, sconfitto Haftar, a Bashaga è toccato sedersi al tavolo con Egitto, Francia e Stati Uniti per una serie di faccia a faccia voluti dalle Nazioni Unite che lo hanno allontanato da Ankara e da Erdogan.

L’ascesa di Bashaga a scapito di Dbeibah è avvenuta grazie a una manovra politica resa possibile dal sostegno di Haftar e il presidente del parlamento Aquila Saleh. Ankara non ha commentato e sebbene sia probabile che in molti nel governo turco si siano morsi la lingua, il silenzio di Erdogan risulta quasi come un assenso a Bashaga e mantiene viva la possibilità di cambiare il cavallo su cui puntare. Una possibilità su cui Erdogan dovrà riflettere seriamente, anche perchè lo scorso 12 aprile Dbeibah e 14 ministri hanno effettuato la prima visita ufficiale non a caso nella capitale turca.

Tra Erdogan e il governo di Unità Nazionale Libico ballano i due protocolli di intesa firmati con Serraj ed essenziali per Ankara: uno sulla giurisdizione turca nel Mediterraneo orientale e un secondo di cooperazione militare. Accordi di cui Aquila Saleh, uno degli autori dello sgambetto a Dbeibah, ha impedito la ratifica da parte del parlamento. Entrambe le intese sono state prolungate dal governo Dbeibah che lo scorso aprile ha siglato 5 nuovi accordi con Erdogan.

Anche in questo caso intese che Erdogan chiederà di rispettare in una eventuale trattativa con Bashaga. In base a questi accordi la Turchia costruirà tre diverse centrali elettriche, lo scalo internazionale del nuovo aeroporto di Tripoli e un grande centro commerciale nella capitale libica.

I due Paesi hanno fondato un “Consiglio per la cooperazione strategica”, che ha confermato che la cooperazione in ambito militare proseguirà. Stessa cosa a livello di ministeri degli Interni, la collaborazione tra i due Paesi prevede programmi di addestramento cui partecipano la Gendarmeria, la polizia e la guardia costiera di Ankara, che addestrano i libici. Dbeibah fa ora resistenza in parlamento, ma è chiaro che la sua sopravvivenza dipende dal sostegno che ottiene dall’estero.

Onu, Usa e Turchia preferirebbero che si votasse il prima possibile, piuttosto che formare un nuovo governo ad interim. L’Onu, attraverso la delegata Stephanie Williams, propone giugno. Un’opzione su cui Erdogan si è già detto favorevole e che accelererebbe un processo altrimenti destinato ad andare a rilento, considerato che il parlamento libico ha posto un termine di 14 mesi per andare a votare.

Tuttavia la sconfitta di Dbeibah in parlamento costringe Ankara a rivolgere lo sguardo all’est della Libia. Il ministro degli Esteri Cavusoglu ha aperto a un cambio di governo. L’ambasciatore turco in Libia ha incontrato Saleh a fine gennaio ad al Quban per poi recarsi a Bengasi, roccaforte di Haftar, dove ha incontrato il generale alla testa di un gruppo di imprenditori turchi e libici che sono poi stati accolti dal sindaco della città.

Segno che le cose cambiano velocemente, il fatto che Haftar ha recentemente chiesto di incontrare Erdogan, è stato invitato in Turchia da Cavusoglu ma gli è stato negato per ora un faccia a faccia con il presidente.

Tuttavia non va dimenticato che ancora una volta potrà essere l’economia la chiave di volta. La Turchia ha decine di progetti in ballo nell’est della Libia e nella stessa Bengasi lasciati in sospeso quando è esplosa la guerra, e la compagnia di bandiera Turkish Airlines è pronta a ripristinare il volo diretto sulla città.

L’export turco in Libia è aumentato del 65% nel 2021 attestandosi sui 2,4 miliardi di dollari, una cifra destinata a crescere se Erdogan risolverà i problemi con l’est della Libia. Problemi per risolvere i quali Bashaga potrebbe essere decisivo. Già vicino ad Ankara in passato Erdogan potrebbe ora attrarlo nel giro d’affari della Turchia in Libia e offrirgli sostegno, senza dimenticare che per il presidente turco è essenziale che vengano ratificati e mantenuti gli accordi stipulati con Serraj e Dbeibah.