Il golpe fallito e la notte più lunga della Turchia

AGI – Sei anni fa il fallito golpe che ha cambiato la storia della Turchia. Il presidente Recep Tayyip Erdogan è impegnato con un intenso programma per commemorare sia ad Istanbul che ad Ankara, le due città simbolo, i 251 morti di quella notte.

Ankara prentende la consegna dei golpisti

Il governo turco ritiene colpevole del tentato golpe l’organizzazione Feto, il cui leader Fetullah Gulen si trova in esilio volontario dal 1999 negli Stati Uniti.

In occasione dell’anniversario il governo di Ankara tramite il ministro della Giustizia Bekir Bozdag è tornato ad accusare “gli alleati occidentali” di non aver estradato “neanche uno” dei golpisti di cui è stata chiesta la consegna.

Un totale 1.133 dossier sono stati inviati in 110 Paesi, ma mentre i Paesi africani e asiatici hanno collaborato, mancano all’appello i 227 golpisti, tra cui spicca il nome di Gulen, la cui estradizione è stata chiesta agli Stati Uniti e i 406 nomi di cui Ankara pretende la consegna da parte di Paesi dell’Unione Europea.

Ma cosa accadde quella notte che cambiò il destino della Turchia? L’inizio del golpe, da quanto emerso in seguito, fu in realtà pianificato per le 3 del mattino del 16 luglio.

Tuttavia una fuga di notizie relativa il piano per il rapimento del capo dei servizi segreti Hakan Fidan costrinse le frange golpiste dell’esercito ad anticipare l’azione alle 20:30.

La lunga notte

Quando ancora il mondo non poteva immaginare cosa stesse accadendo, il golpe era già partito e alle 20:36 una squadra di 33 berretti bordeaux, i corpi scelti di Ankara poi sciolti, penetrarono nel comando Generale delle Forze armate.

Quattro alti ufficiali dell’esercito passano al comando delle operazioni e alle 20:58 comunicano al capo dell’esercito Hulusi Akar l’inizio del golpe. Akar non cede, non appoggia i golpisti, non si lascia convincere e gli viene comunicato di essere stato sollevato dal comando delle forze armate.

Cade così nel vuoto l’ordine di far rientrare tutti velivoli e la chiusura dello spazio aereo data dallo stesso capo dell’esercito dopo aver ricevuto la notizia del piano per rapire il capo dei servizi Hakan Fidan.

La sparizione di Akar tenne con il fiato sospeso tutto il Paese, ma la fedeltà mostrata dall’allora capo dell’esercito gli farà guadagnare la riconoscenza di Erdogan e la nomina a ministro della Difesa, carica che ricopre tuttora.

Alle 21:53 i generali golpisti emettono l’ordine di serrare i ranghi e preparare l’inizio delle operazioni a tutti gli uomini dell’esercito fedeli alle frange golpiste. Alle 22:15 circa un reparto dell’esercito occupa il palazzo di Istanbul sede della Protezione Civile turca, tuttavia bisognerà aspettare altri 13 minuti per le immagini che faranno il giro del mondo.

Sono le 22:28, un orario di traffico intenso a Istanbul soprattutto tra le due sponde della città, che rese goffa e tragica allo stesso tempo la chiusura del primo ponte sul Bosforo. Furono queste le prime immagini del golpe in mondovisione.

Ma chi era in Turchia quella notte non dimenticherà mai il momento in cui il rombo degli F16 e il rumore di elicotteri da guerra a quote bassissime sui palazzi della capitale Ankara e della metropoli sul Bosforo riuscirono a distogliere gli occhi e l’attenzione dalle immagini trasmesse dallo schermo.

Alle 23:02 compare in tv l’allora premier Binali Yildirim. Dalle sue parole si capisce che i golpisti costituiscono solo una frangia delle forze armate turche e promette che gli autori di quella che viene definita “una follia” pagheranno “il prezzo più alto possibile”.

Alle 23:05 la procura generale di Ankara annuncia l’apertura di un indagine sul tentativo di golpe. Un procedimento destinato a diramarsi e sfociare in decine di processi, molti dei quali ancora in corso. Annunci che dimostrano una reazione dello Stato, ma che non fermano i golpisti.

Due piloti a bordo di un F16 colpiscono una stazione della polizia di Ankara uccidendo 7 poliziotti e ferendone altri 5. È appena passata la mezzanotte e altri due F16 attaccano la sede di Ankara dei reparti speciali uccidendo altri 43 poliziotti e un civile.

La sede dei servizi segreti, già evacuata dopo la prima fuga di notizie, viene mitragliata insistentemente da diversi elicotteri da guerra senza nessuna vittima, ma solo alcuni feriti civili che si trovavano nelle vicinanze.

Sono passati 11 minuti dalla mezzanotte e un colonnello dell’esercito a capo di un reparto fa irruzione negli uffici della tv di Stato Trt e fa leggere un comunicato con cui i golpisti dichiarano di aver preso il comando del Paese.

Un comunicato che costringe Erdogan a uscire allo scoperto. Il presidente turco si trova in vacanza a Marmaris con la famiglia e l’ex ministro delle Finanze e genero Berat Albayrak. Sarà proprio quest’ultimo a raccontare del momento in cui il presidente ricevette la notizia e della fuga precipitosa dall’hotel.

Erdogan riuscì ad anticipare di 15 minuti l’arrivo di un gruppo di ‘berretti bordeaux’ inviati appositamente per ucciderlo, come rivelato dalle immagini delle telecamere a circuito chiuso dell’albergo.

Alle 00:24 Erdogan compare in diretta sull’emittente Cnn Turk lanciando tramite uno storico messaggio su FaceTime un messaggio alla nazione cui viene chiesto “di scendere in piazza contro i golpisti”.

Dopo mezzanotte e mezza in migliaia, colto l’invito di Erdogan, iniziano davvero a scendere in strada, sia ad Ankara che a Istanbul. Nella capitale la folla si dirige verso il comando generale della Gendarmeria, dove finisce nel mirino di un elicottero militare che uccide 9 cvili.

Alle 00:56 viene bombardato il quartier generale della polizia ad Ankara, dove morirono 2 poliziotti e altri 39 rimasero feriti.

Passano 24 minuti e a finire nel mirino dei golpisti è stavolta il comando generale delle Forze Armate, non il palazzo, dove 33 berretti bordeaux tengono in ostaggio Akar che non cede e 4 generali dirigono le operazioni dei golpisti, ma la piazza antistante dove una folla di centinaia di persone si è radunata nel frattempo e dove in 36 moriranno sotto i colpi sparati dai militari.

I golpisti si trovano spiazzati dinanzi la reazione della gente e poco prima delle 2 un F16 colpisce il parlamento che ne risulterà sfigurato ferendo 32 civili, parte della folla radunatasi nelle vicinanze

Alle 3 del mattino una folla invade gli studi della tv di Stato Trt che torna alle normali trasmissioni, mentre i militari che la tenevano occupata finiscono in manette, arrestati dalla polizia che rimane fedele a Erdogan.

I golpisti non si arrendono e tra le 03:14 e le 03:19 bombardano per 5 minuti di fila gli impianti satellitari della Turksat nel tentativo di impedire le trasmissioni.

Negli stessi minuti sempre la polizia e frange dell’esercito rimaste fedeli al governo riprendono il controllo dell’aeroporto Ataturk ed Erdogan può atterrare atteso da centinaia di persone, mentre i media di mezzo mondo lo davano in fuga in Qatar o in Germania. 

Indiscrezioni mai confermate vogliono che l’aereo presidenziale sia stato scortato, da Marmaris a Istanbul da due aerei da guerra russi decollati dalle basi in Crimea, tuttavia si tratta solo di voci nate dopo che era invece filtrata l’indiscrezione che il presidente turco stesse cercando una via di fuga all’estero.

Rumor di una notte vissuta col fiato in sospeso. La partita non è ancora del tutto conclusa, perché alle 03:24 un F16 torna a bombardare il parlamento ad Ankara. Alle 4 del mattino la procura generale di Ankara rende nota una prima lista dei golpisti e delle infiltrazioni di seguaci di Fetullah Gulen nel sistema giudiziario.

Passano due ore, sono le 06:19 e viene bombardato il palazzo presidenziale. Nell’attacco muoiono 15 civili. Si tratta tuttavia di un fuoco di paglia, perché negli stessi minuti il ponte sul Bosforo è libero dai golpisti e aperto alla folla scesa in strada con le bandiere.

Saranno momenti in cui non mancheranno atti di violenza contro i militari che avevano preso il controllo del ponte, scene che faranno il giro del mondo con giovani legati e linciati dalla folla.

Alle 12:57 il premier Binali Yildirim dichiara che il golpe è stato sedato, i golpisti sconfitti, ed Erdogan atterra nella base militare Akinci di Ankara. Nella notte tra il 15 e il 16 luglio 2016 parteciparono al tentato golpe 9 mila soldati, 37 elicotteri, 74 carri armati e 246 blindati.

In totale furono 251 le vittime, 150 ad Ankara, 99 a Istanbul e 2 a Mugla, dove Erdogan si trovava in vacanza.