Il museo dello Sbarco di Salerno chiude. Cade a pezzi

AGI – Nell’anno in cui ricorrono gli ottant’anni dallo sbarco delle forze alleate sulla costiera salernitana, conosciuto come operazione Avalanche, il museo che, a Salerno, è dedicato alla storia di quello sbarco del 9 settembre ’43, è costretto a chiudere i battenti. E lo fa, “si spera temporaneamente – viene spiegato in un post social – perché non ha disponibilità dei servizi igienici e all’interno ha infiltrazioni di acqua e caduta di calcinacci“.

Una situazione che “comporta la perdita di agibilità e la non ottemperanza alla chiusura potrebbe comportare per noi anche conseguenze penali”.

Perciò, l’auspicio è “che queste mancanze vengano al più presto superate dall’ente proprietario della struttura”. Lo stop, si sostiene, ha causato la disdetta di “numerose prenotazioni”, provenienti dall’Italia e dall’estero, “che sono la nostra unica fonte di sostentamento”, viene aggiunto.

Il museo dello Sbarco e Salerno capitale è ospitato in locali della Regione Campania in via Generale Clark, strada litoranea della zona Est del capoluogo di provincia campano. Una collocazione non casuale perché su quel litorale sono sbarcati 200mila soldati durante quella che è stata la più importante operazione anfibia prima dello sbarco in Normandia.

Quell’operazione Avalanche fu guidata dal generale Clark, cui è intitolata la strada dove ha sede il museo, inaugurato, sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica nel settembre di undici anni fa. Nei mesi scorsi, Nicola Oddati, presidente di Parco della Memoria della Campania, associazione che gestisce il museo, aveva lanciato l’allarme sostenendo che il museo dello Sbarco e Salerno Capitale era “a rischio chiusura dopo che la Regione Campania ha chiesto novemila euro di arretrati”. 

Oggi, la consigliera comunale di opposizione, Elisabetta Barone, attraverso i suoi canali social, definisce “vergognoso quanto accade al museo dello sbarco di Salerno, nato dall’amore per la storia da Nicola Oddati, messo in condizione di chiudere da un’amministrazione regionale apparentemente miope da non comprendere il valore culturale del museo per questa nostra città”.

Nel frattempo, il presidente di Federalberghi Salerno, Antonio Ilardi, evidenziando che “la memoria e la valorizzazione espositiva degli eventi bellici, avvenuti nel nostro territorio negli anni Quaranta del secolo scorso possano costituire importante opportunità di richiamo turistico”, propone che il museo dello Sbarco “sia ospitato, anche per affinità di materia, nei tanti locali inutilizzati o sottoutilizzati della Caserma Angelucci che, attualmente, costituisce una inammissibile cesura del tessuto urbano del comune capoluogo, al pari di altri siti militari cittadini, la cui presenza, in zone fortemente antropizzate, appare decisamente anacronistica”.

Nel museo, tra le altre cose, ore e ore di filmati dell’epoca, una vasta collezione di reperti, tra cui uniformi, elmetti, bombe e una funzionante Jeep Willys delle forze armate Usa; all’esterno, un carro armato Sherman della Us. Army che ha combattuto nei giorni dello sbarco, un ponte di barche, unico al mondo in ottime condizioni, utilizzato per attraversare i fiumi con uomini e mezzi. Chiude il tragitto la sezione su Salerno Capitale, con documenti e immagini del periodo, che ricordano i tre governi succedutisi nel capoluogo, la collaborazione tra le diverse forze politiche e gli atti ufficiali che posero le basi per la futura Costituzione e la rinascita dell’Italia democratica.