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Il Parco del Monviso ‘cattura’ la plastica

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Rifiuti 'catturati' nell'ambito del progetto del Parco del Monviso

Il “cattura plastica”, un prototipo ideato dai tecnici del parco per risanare gli scarichi di un corso irriguo di Revello, diventerà una “buona pratica” e un argomento di studio per le scuole. 

 

Nel 2018 nella sola provincia di Cuneo sono state prodotte oltre 18mila tonnellate di rifiuti di plastica: partendo da questo dato il Parco del Monviso – negli scorsi mesi – ha avviato un progetto sperimentale di recupero ambientale.
“La dispersione dei rifiuti plastici sul territorio, campagne, boschi e corpi idrici è un fenomeno da cui non sono esenti neppure i territori situati all’interno delle Aree protette; i corsi d’acqua naturali e artificiali in un certo senso sono lo specchio dei territori attraversati, e quindi il Fiume Po funge da collettore di quanto proviene dalle aree a monte del bacino” spiega il guardiaparco Fabio Santo, referente dell’iniziativa.

Per realizzare il progetto, autoprodotto dai guardiaparco e dalla squadra tecnica del parco, è stato individuato uno dei maggiori corsi idrici che contribuiscono all’inquinamento da plastica del Fiume Po nell’area saluzzese. La “gabbia di cattura” è così stata allestita allo sbocco di una delle diramazioni del “Bedale di Revello“, zona dove confluiscono rifiuti raccolti e trascinati verso valle dal canale, creando una situazione di profondo degrado proprio all’interno della Riserva Naturale/ZSC “Confluenza Po/Bronda”. Un problema che interessa anche il comune di Revello che deve intervenire periodicamente per disostruire dai rifiuti la rete irrigua e i relativi sifoni.

“Uno dei canali irrigui diramatori del Bedale attraversa la zona agricola di San Firmino in Comune di Revello e termina la sua corsa scaricando le proprie acque nel fiume Po, nei pressi della Cava Laurentia.
È qui che, dai rilievi compiuti sul campo, risulta che una parte preponderante dei rifiuti fluitati dal canale siano di tipo domestico, costituiti prevalentemente da imballaggi e contenitori in plastica: bottiglie, flaconi, vaschette, buste, nylon…” illustra il guardiaparco.
“Sono stati contattati i soggetti istituzionali che, a vario titolo, potevano essere coinvolti nel progetto e in particolare i Carabinieri Forestali del comando Stazione di Barge, la Polizia Municipale e l’Ufficio tecnico di Revello, il Consorzio SEA di Saluzzo” commenta il Responsabile del Servizio Vigilanza, Daniele Garabello.
Il parco si è anche dichiarato disponibile a contribuire ai costi dello smaltimento dei rifiuti raccolti, di competenza del Comune di Revello.

Progettazione, costruzione e gestione del dispositivo di cattura

Il dispositivo “mobile” di “cattura” dei rifiuti in arrivo, o meglio in scarico, dal canale irriguo nell’alveo del Fiume Po, è stato ideato per essere posizionato sulla sponda sinistra idrografica del fiume, dove una condotta in metallo di diametro pari a 100 cm segna la fine del canale.

“La barriera è costituita da una rete alta 1 metro con maglie larghe di 5×5 cm, fissata in modo da garantire sia l’opportuna resistenza, ma al contempo elasticità al sistema. La struttura è stata ancorata con tiranti in acciaio alla tubazione di scarico, in modo da essere facilmente rimovibile. Uno dei nostri obiettivi era quello di ideare un dispositivo facilmente realizzabile e replicabile con costi estremamente contenuti, parliamo di una spesa di materiale di poche decine di euro in questo primo caso” illustra Fabio Santo. Il prototipo del dispositivo di cattura è in funzione dal periodo estivo 2019.

“La maglia filtrante di 5 cm ha permesso, da un lato, l’agevole transito dell’acqua, dall’altro, l’azione di “cattura” dei rifiuti e dei detriti, molti dei quali costituiti da vegetali e da rifiuti organici. In questo modo si riesce a garantire una cattura della quasi totalità dei rifiuti in plastica che giungono dal canale, quali buste in nylon, vaschette per alimenti, contenitori e flaconi” spiega il guardiaparco.
In questa prima fase la rimozione dei rifiuti trattenuti dalla rete è stata curata dai tecnici del Parco che provvedono a depositare i rifiuti i alcuni bidoni che, una volta riempiti, saranno avviati allo smaltimento. La prospettiva è di disporre a breve di un cassone scarrabile.
In questo modo non è stato – inoltre – arrecato intralcio al passaggio della fauna ittica presente nel corso d’acqua.

Gli sviluppi del progetto

Il progetto sperimentale “cattura plastica” ha sostanzialmente raggiunto gli obiettivi che ci si era inizialmente prefissati: una soluzione a costo “quasi zero”, garantire una notevole semplicità ed economicità di gestione del sistema di cattura e una sua replicabilità e, non ultimo, attivare la collaborazione istituzionale tra più Enti, che solo in questo modo coordinato potranno trovare soluzioni al problema dell’inquinamento ambientale da plastiche.

Il progetto continuerà anche con fini statistici e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul tema dell’inquinamento da plastica, diventando un caso di studio e una “buona pratica dimostrativa”, fornendo dati dei rifiuti raccolti che potranno essere utilmente impiegati per il contrasto del fenomeno del loro abbandono.
La gestione e la raccolta dei dati forniti da questa ingegnosa struttura potranno essere oggetto di specifiche attività di educazione ambientale con le scuole del territorio. Il tema del consapevole utilizzo e recupero della plastica rientra infatti tra i progetti didattici che verranno proposti nel prossimo anno scolastico. A settembre, il parco proporrà anche un corso di aggiornamento rivolto agli insegnanti su questa importante problematica.

Per saperne di più

Negli anni tra il 1930 al 2010 la produzione mondiale di plastica è passata da 1,5 milioni di tonnellate a oltre 280 milioni di tonnellate (con una crescita del 38 per cento negli ultimi 10 anni). La conseguenza è ovvia: più plastica viene utilizzata, più ne viene buttata, direttamente o indirettamente, soprattutto nei mari: almeno otto milioni di tonnellate l’anno, secondo Greenpeace.

Un recente rapporto dell’EPA (Environmental Protection Agency) illustra come la presenza di plastiche nei rifiuti sia passata dal 2% degli anni Sessanta al 13% odierno.

A livello locale i dati ufficiali ci dicono che nella sola nell’anno 2018 sono state prodotte 129.963,970 tonnellate di rifiuti di Plastica (Fonte: Ispra – Catasto Nazionale Rifiuti), di cui 18.047 t nella Provincia di Cuneo.

Di questo quantitativo, una parte ancora cospicua sfugge ai meccanismi di raccolta, riciclaggio e smaltimento per finire in natura, contaminando con un vistoso fenomeno d’inquinamento boschi, corsi d’acqua e mari. Le plastiche abbandonate in natura e soggette all’azione degli agenti atmosferici, nonché fisico-meccanici, finiscono inevitabilmente per sciogliersi in frammenti più piccoli che danno origine alle cosiddette microplastiche, la cui presenza nei sistemi biotici sta diventando sempre più elevata.

Una volta in mare queste sostanze vengono ingerite dalla fauna, arrivando addirittura a modificare la catena alimentare. Il 15-20 per cento delle specie marine che finiscono sulle nostre tavole contengono microplastiche, secondo l’Ispra. Il rischio è, dunque, anche per gli esseri umani: gli inquinanti rilasciati dalle microplastiche possono essere ingeriti e finire nel nostro organismo. Tali inquinanti possono interferire con il sistema endocrino umano fino a produrre alterazioni genetiche.

I rifiuti catturati in circa tre settimane di lavoro del “cattura plastica” ammontano a circa 0,5/0,7 m3 di materiale prevalentemente plastico.

I contenitori in plastica presenti nel sifone scoperto del canale irriguo.

 

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    Il Parco del Monviso ‘cattura’ la plastica ultima modifica: 2020-02-24T14:17:53+01:00 da Redazione Rete 7