Il Pd sfida il governo Meloni su migranti e sanità

AGI – Lo spettro dei tecnici, da solo, non fa opposizione. Al Nazareno lo sanno bene ed è per questo che la strategia dei vertici Pd prevede di incalzare il governo di Giorgia Meloni su ogni nodo che si presenti, a cominciare da quelli che vedono l’esecutivo più in difficoltà – leggi manovra e migranti – e da quelli in cima all’agenda sociale che si è dato il Pd, come il lavoro e la sanità. Per questa ragione, dopo l’affondo di Meloni nei confronti della giudice di Catania che non ha convalidato il fermo di due profughi del centro di Pozzallo, i dem reagiscono coralmente, con un fuoco di fila di dichiarazioni, a cominciare dai vertici del partito. “Sono rimasta basita di fronte alla sentenza del giudice di Catania”, dice Meloni: “Un pezzo di Italia aiuta gli arrivi illegali“, è l’affondo della presidente del Consiglio.

Per i dem si tratta dell’innesco di una potenziale bomba istituzionale, un conflitto fra istituzioni dello stato con il governo, da una parte, e la magistratura dall’altra. “Giorgia Meloni la smetta di alimentare uno scontro istituzionale che danneggia il Paese”, dice la segretaria Pd, Elly Schlein: “Se cercano responsabili del disastro sull’accoglienza si guardino allo specchio: è la destra che scrive leggi palesemente incostituzionali e poi se la prende con i giudici che fanno il loro lavoro”, sottolinea la leader dem.

Il deputato dem, Arturo Scotto, parla di atteggiamento eversivo della premier, mentre per la responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, è già “saltata la posa istituzionale” della presidente del Consiglio che, con le sue parole, “stravolge il principio dell’autonomia della magistratura”. E il sospetto del Pd e’ che si tratti di una cortina fumogena “per non governare la crisi”, come sottolineato da Serracchiani.

Il controverso tema della sanità

Crisi, in casa Pd, fa rima con manovra. La legge di bilancio che si comincia a delineare, per il partito guidato da Schlein, sacrifica la sanità al punto da metterla in ginocchio. Su questo, d’altra parte, la responsabile Salute dell’esecutivo Pd, Marina Sereni, ha avviato un lavoro per cercare di mettere assieme le opposizioni su una proposta comune che prenda la forma di un pacchetto di emendamenti o di una proposta di legge vera e propria. Parole che suonano particolarmente dolci alle orecchie dem.

Il servizio sanitario nazionale “è un patrimonio prezioso, da difendere e adeguare, e in questo la riflessione delle Regioni in dialogo con il Paese e con la società è particolarmente importante”, avverte il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “La situazione della sanità pubblica costringe sempre più italiani a non curarsi e la risposta del governo è tagliare ancora fondi”, è l’accusa di Schlein. 

“Un atteggiamento gravissimo e incomprensibile che non faremo passare sotto silenzio. Tutte le persone devono sapere che Meloni, mentre cerca un nemico al giorno, sta smontando pezzo per pezzo il nostro diritto alla salute”, aggiunge.

Il lavoro delle opposizioni per presentare una proposta comune sulla sanità sembra però aver subito una battuta d’arresto dopo lo sprint iniziale alimentato dall’entusiasmo per i progressi compiuti sul salario minimo (il testo è atteso in Aula il 17 ottobre, anche se i dem temono un blitz della maggioranza per rinviarlo in commissione).

Opposizioni distanti

Fonti del Partito Democratico derubricano tutto agli impegni che hanno tenuto lontani i dirigenti dei partiti incaricati del dossier lontani da Roma. Assieme a questo, viene aggiunto, il Movimento 5 Stelle ha chiesto di poter fare un lavoro fra i suoi parlamentari per analizzare le proposte dem, mentre Azione ha presentato proprie idee per mettere mano al problema delle liste d’attesa.

Idee che anche il Pd vorrebbe approfondire. Ma c’è anche chi sospetta che lo stallo sia voluto da un pezzo di opposizione che ha interesse a mettere in evidenzia le tensioni fra Pd, M5s e Azione. Resta da capire, osservano i dem, se sia conveniente cercare di far saltare il banco su un tema come quello della sanita’, che vede convergere tutte le opposizioni sulla stragrande maggioranza dei proposte. Se cosi’ fosse, sarebbe chiaro che si tratta di una scelta politica e non legata ai contenuti, viene aggiunto.

In ogni caso, il Pd è determinato ad andare avanti in questa ricerca di convergenza, assicurano fonti parlamentari. Anche perché “il taglio del governo ora non è più legato solo all’andamento dell’inflazione, è anche nominale”, osserva un alto dirigente dem.

“Stando a quanto hanno scritto nella Nadef, non solo non ci saranno i quattro miliardi in più di investimento nella sanità che il Pd chiedeva, ma ci sara’ un taglio di due miliardi rispetto a quanto previsto inizialmente”. Rispetto a questo quadro, “gli elettori di centrosinistra si aspettano che le opposizioni facciano una battaglia comune“.

Nonostante tutto, le tensioni fra i partiti di opposizione non accennano a diminuire. Anzi, sembrano più numerose con l’approssimarsi delle elezioni europee. Azione, nel ricercare le cause del rallentamento del lavoro sulla sanità, chiama in causa proprio il Partito democratico: “Si è interrotto (per ragioni a noi sconosciute) il lavoro con le altre opposizioni, a partire dal Pd, sul piano sanità per la legge di bilancio. Va ripreso rapidamente. Sanità, Salari e Scuola sono priorità su cui non possiamo mollare”, scrive Carlo Calenda sui social.

Il Movimento 5 Stelle fa sapere che da parte loro non c’e’ stata nessuna richiesta di dilazionare i tempi, ma semplicemente non ci sono stati ancora avanzamenti sostanziali nel lavoro avviato. “Ci sono punti di differenza, ma da qui alla scadenza” della legge di bilancio, “si potrà trovare un terreno comune fra tutte le opposizioni”, chiosa un parlamentare dem.