Il piano della Ue per regolarizzare i rider 

AGI – Garantire la privacy dei lavoratori e il controllo umano degli algoritmi che permettono il funzionamento delle piattaforme rientra tra gli obiettivi della proposta di direttiva sulle tutele ai lavoratori delle piattaforme digitali presentata oggi dalla Commissione europea. “Le piattaforme di lavoro digitale – si ricorda in un documento della Commissione – sono società basate su Internet che fanno da intermediarie e organizzano il lavoro fornito da lavoratori o lavoratori autonomi a clienti terzi”.

Tale prestazione “può essere effettuata in un luogo fisico specifico – come la consegna di cibo o il trasporto in auto – o online, ad esempio la codifica dei dati o i servizi di traduzione”. Il modello di business delle piattaforme di lavoro digitale si avvale quindi “di tecnologie basate su algoritmi per abbinare in modo efficiente la domanda e l’offerta di lavoro o servizi“.

Al momento, le persone che lavorano attraverso le piattaforme spesso non hanno informazioni su come funzionano gli algoritmi e su come vengono prese le decisioni. La proposta di direttiva mira innanzitutto a consentire alle persone che lavorano sulla piattaforma di avere il diritto di essere informate sui sistemi in uso di monitoraggio e decisionali automatizzati e su come influenzano le loro condizioni di lavoro. Anche i rappresentanti dei lavoratori e le autorità del lavoro avranno accesso a tali informazioni, precisa la proposta.

Quanto alla protezione dei dati personali, le piattaforme di lavoro digitale non saranno più in grado di raccogliere o elaborare dati personali che non siano direttamente correlati al lavoro svolto. Le piattaforme di lavoro digitali dovranno inoltre monitorare e valutare l’impatto delle decisioni individuali prese o supportate da sistemi decisionali e di monitoraggio automatizzati sulle condizioni di lavoro, come la retribuzione o l’orario di lavoro. Infine, le persone che lavorano sulla piattaforma avranno il diritto di ricevere spiegazioni sulle decisioni automatizzate che influiscono sulle loro condizioni di lavoro e di contestarle.

“Le piattaforme di lavoro digitale – ha precisato la Commissione – dovranno garantire che le persone che svolgono lavori di piattaforma abbiano accesso a un contatto umano presso la piattaforma di lavoro digitale per discutere le decisioni che hanno un impatto significativo su di esse. Se viene chiesto di rivedere la sua decisione, la piattaforma deve rispondere entro una settimana“. “Nel caso in cui la decisione violi i diritti della persona – ha concluso la Commissione – la piattaforma di lavoro digitale deve correggere la decisione o fornire un risarcimento”.

Come parte del pacchetto che comprende la proposta di direttiva sulle tutele ai lavoratori delle piattaforme digitali, la Commissione europea ha invitato cittadini, imprese, parti sociali, mondo accademico, enti governativi e portatori di interessi a presentare osservazioni sul progetto di orientamenti relativi all’applicazione del diritto dell’Ue in materia di concorrenza ai contratti collettivi riguardanti le tutele dei lavoratori autonomi individuali prestatori di servizi.

La consultazione servirà all’esecutivo Ue per proporre entro giugno 2022 un nuovo orientamento in materia di concorrenza per consentire ad alcune categorie di lavoratori autonomi di avvalersi della contrattazione collettiva. 

“I contratti collettivi – si legge in una nota della Commissione – sono un importante strumento per migliorare le condizioni di lavoro. Tuttavia, i lavoratori autonomi sono considerati in linea di principio ‘imprese’ e rischiano di violare l’articolo 101 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea se negoziano collettivamente i propri onorari e altre condizioni inerenti alle loro attività”. Di qui la necessita’ di modificare le regole per estendere agli autonomi che lavorano a determinate condizioni il diritto di potersi avvalere della contrattazione collettiva.