Il piano di Di Maio di fare un nuovo partito mettendo insieme i ‘draghiani’ 

AGI – Alla sfida di Di Maio a Conte ad aprire un confronto per la democrazia interna, a non mettere in difficoltà il governo sulla risoluzione di maggioranza sull’Ucraina, a un’assunzione di responsabilità per un’autocritica dopo le amministrative, l’ex premier replica con un’altra sfida. “Lezioni da lui di democrazia fanno sorridere. Di Maio vuole uscire dal M5s per fare un nuovo partito? Non mi fate mettere nella testa altrui, questo ce lo dira’ lui in queste ore”, dice l’ex presidente del Consiglio.

E nei Palazzi della politica l’ipotesi di una eventuale formazione di un soggetto politico che abbracci poi un’area trasversale comprendente – questo il tam tam nei ‘boatos’ di Camera e Senato – per esempio Sala, i ministri governisti di FI e perfino quelli della Lega, è diventata materia di discussione ancor di più delle differenti divisioni tra Di Maio e Conte.

C’è chi sostiene all’interno del Movimento che Di Maio, insieme ad alcuni esponenti pentastellati come Spadafora, voglia di fatto puntare in tempi rapidi alla costituzione di una forza moderata ‘draghiana’ e ‘anti-spread’. “Senza Draghi come punto di riferimento lo spread arriverebbe a 400”, osserva una fonte parlamentare M5s. Il rischio di una scissione è dietro l’angolo e preoccupa non solo il Pd ma anche esponenti dell’esecutivo perche’ una frattura – per esempio sulla risoluzione della maggioranza sulle comunicazioni del presidente del Consiglio Draghi il 21 giugno – porterebbe comunque ulteriore fibrillazione nel governo, la tesi. Ma la partita è anche interna.

“Di Maio può chiedere audizioni, venga a parlare in Consiglio nazionale”, sottolinea Conte. Da una parte i contiani che intendono far emergere che il ministro degli Esteri – questo il ragionamento – non ha molto seguito, soprattutto al Senato e chiedono al presidente M5s pugno duro nei confronti del responsabile della Farnesina; dall’altra i ‘governisti’ nei gruppi M5s che si schierano a difesa del responsabile degli Esteri sottolineando che c’è ormai un problema politico di leadership.

Dietro le quinte lo scontro è pure sul superamento del doppio mandato. Perché il ‘refrain’ ricorrente all’interno di M5s e’ che a fine giugno o a inizio luglio Conte metta la questione all’attenzione degli iscritti. Sei favorevole o no? “Vincerebbe il vincolo introdotto da Grillo”, taglia corto un ‘big’ pentastellato con l’avvocato pugliese che potrebbe comunque aprire a delle deroghe per ‘salvare’ chi segue la linea del Movimento 5 stelle.

Conte intende andare avanti, la linea politica si decide nel Consiglio nazionale, ha ripetuto. Ma anche Di Maio non intende arretrare. Uno dei motivi dell’aumento della tensione tra i due dicono nel Movimento è legato anche alle nomine dei referenti regionali da parte del presidente M5s ma di fatto si è replicato il braccio di ferro all’indomani dell’elezione del presidente della Repubblica.

“Si sono aperte oggi, come preannunciato nei giorni scorsi, le autocandidature per rappresentare nel Consiglio Nazionale chi si impegna ogni giorno nelle Regioni e nei Comuni e sui territori”, annuncia intanto l’ex presidente del Consiglio. La tesi del ministro degli Esteri è che l’elettorato M5s sia disorientato da chi intende seguire Salvini, che si voglia mettere in discussione il governo, considerato che una parte dei gruppi è tentata dallo strappo per non lasciare – quanto spiega una fonte – che sia Salvini a fare la prima mossa lasciando M5s con il cerino in mano.

C’è comunque una parte del Movimento che non comprende le divisioni e auspica ancora una riconciliazione per evitare una spaccatura che si sta manifestando anche nelle chat pentastellate con alcuni ‘big’, da Crimi a Licheri che hanno manifestato secondo quanto viene riferito le proprie perplessità per le riflessioni del responsabile della Farnesina. Si attende di capire anche quale sarà la risposta di Grillo che non avallerebbe, sostiene un altro ‘big’, lo spettro di un’ulteriore scissione.