Il Tar ha ordinato alla Difesa di essere trasparente sui droni a Sigonella

AGI – Il Tar del Lazio ha ordinato al ministero della Difesa di garantire l’accesso a una parte dei documenti relativi alla presenza di droni armati nella base di Sigonella. La decisione è stata presa il 14 giugno scorso, in base a una richiesta dell’ European center for constitutional and human rights (Ecchr), che ha sede a Berlino. L’ultima udienza al Tar si era tenuta il 16 marzo scorso, ma la vicenda si trascina dal 2017, quando l’Ecchr chiese per la prima volta l’accesso ai documenti ma trovò le porte della Difesa sbarrate nel nome del segreto di Stato e dell’interesse nazionale.

“Il ministero – ha spiegato all’AGI, in occasione delle udienze, l’avvocato Ernesto Belisario – non ha mai provato l’esistenza di un pregiudizio concreto per l’accesso ai documenti, dei quali, tra l’altro, alcuni stralci sono stati pubblicati sui siti del governo statunitense”. Al primo rifiuto del governo italiano, l’Ecchr fece ricorso al Tar, che ha respinto la richiesta per due volte. In entrambe le occasioni l’Ecchr ha presentato ricorso al Consiglio di Stato, che ha annullato, una dopo l’altra, le due decisioni del Tar e ha ordinato di esprimere un giudizio nel merito, giunto a giugno di quest’anno.

Nel corso degli anni, apprende l’AGI, è mutata la posizione del ministero della Difesa, che, pur ammettendo che quei documenti non fossero classificati, non ha comunque voluto concederli affermando che contengono dati sensibili relativi alla difesa. “Abbiamo sostenuto – ha proseguito Belisario – che in tutti questi anni non è stato documentato che vi fossero limitazioni o restrizioni, dovute all’interesse nazionale. C’è un interesse pubblico – sottolinea Belisario – a conoscere documenti per consentire un controllo generalizzato dei cittadini. Nessuno vuole controllare le operazioni militari o avere finalità sediziose o ostili ma semplicemente utilizzare la normativa sulla trasparenza: se vi è qualcosa di secretato è giusto che non venga mostrato; ma se quel qualcosa non è secretato, è giusto che i cittadini conoscano ciò che avviene a pochi chilometri da casa propria. Si tratta dell’esercizio di un diritto fondamentale alla trasparenza previsto dalla norma, che apre all’interesse pubblico e migliora la qualità delle scelte fatte”.

I documenti per i quali è stato garantito l’accesso sono due, rispettivamente del 2010 e del 2014, e vanno a integrare e completare il Technical Agreement tra Roma e Washingon del 2006 relativo a Sigonella. Essi sono stati consegnati all’Ecchr il 22 luglio scorso, e confermano, spiega Chantal Meloni, senior legal advisor dell’Ecchr e docente di criminal law all’Università di Milano, che almeno quattro droni Predator si trovano a Sigonella e possono operare armati, caso per caso e dietro l’autorizzazione dell’Italia.

La base di Sigonella, emerge dai documenti, ha uno stretto collegamento operativo con quella statunitense a Ramstein, in Germania, dove è di stanza un ufficiale dell’Aeronautica italiana che coordina i voli dei droni americani. In merito all’accesso ad altri documenti, il ministero della Difesa risponderà alla richiesta, formulata in base al Freedom of information act, entro il prossimo 5 agosto. “Quella conseguita – aggiunge Meloni – è una vittora parziale e a un prezzo alto: il Tar ci ha obbligati a una causa lunga e costosa, durata cinque anni, mentre il ministero della Difesa ha tentato in tutti i modi di impedire la trasparenza”.

L’accordo del 2006 pone la base di Sigonella sotto il comando italiano ma gli Usa hanno “pieno comando sul personale americano e sulle operazioni”. Il comandante americano, afferma il Technical Arrangement, ha l’obbligo di “notificare al Comandante italiano le attività non di ruotine prima che queste abbiano luogo”. Il comandante italiano, a sua volta, ha l’obbligo di “far presente al Comandante americano se le attività statunitensi non stiano rispettando la legge italiana” ed è chiamato a “intervenire affinchè queste attività vengano interrotte”. Inoltre, “un aumento permanente delle componenti operative deve essere autorizzato” dall’Italia.

“Tale obbligo giuridico posto a capo del comandante italiano – afferma l’Ecchr – potrebbe rendere l’Italia complice nel programma dei droni statunitense e negli attacchi a mezzo drone statunitensi condotti dalle basi militari italiane in Libia e in Nord Africa”. Lo scorso 31 marzo 2022 le famiglie delle vittime di un attacco drone statunitense avvenuto in Libia il 29 novembre 2018 hanno presentato una denuncia presso l’Ufficio del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Siracusa contro il comandante della base militare aerea navale di Sigonella.