Il tennis volta pagina, tutti gli Slam avranno il super tie-break al quinto set

AGI – Ai più il nome di Van Alen farà venire in mente la persona sbagliata. Cioè quell’Eddie Van Halen (con la H) che secondo l’autorevolissima rivista “Rolling Stone” è all’ottavo posto nella graduatoria dei migliori chitarristi rock di ogni tempo. Jimmy Van Alen (senza H nel cognome) preferiva invece il tennis. Sull’amata erba di casa sua a Newport, nel Rhode Island, ma pure giocato su altre superfici.

L’importante, secondo lui, è che si trovasse il modo di impedire che le partite durassero un’eternità, che ci fosse un momento in cui la storia di un match trovasse il suo compimento. Prefigurando così l’esigenza che le tv avrebbero posto, in anni successivi e in modo clamoroso, di fare del tennis uno sport dalla durata se non certa, almeno prevedibile o inserita in un “range” che permettesse agli allestitori di palinsesti televisivi di non andare al manicomio.

Per questo Jimmi nel 1965 inventò il tie break, ovvero quell’epilogo frettoloso, quel mini-match che conclude ogni set del circuito maggiore quando il risultato si è attestato sul 6 pari. Fu introdotto cinque anni dopo agli Open Usa, tenuto però fuori dal campo nel quinto set per non intaccare l fascino del match.

Quando Andrea Gaudenzi è diventato presidente Atp, ormai un paio di anni fa, ha fatto un test con i suoi dipendenti di Londra, chiedendo “che succede nei tornei dello Slam quando si arriva al quinto set?”

Nessuno, di fatto, lo sapeva, perchè finora lo sport-simbolo del mondo globalizzato utilizzava l’invenzione di Jimmy nei modi più disparati, con grande fantasia: al Roland Garros non lo utilizzavano affatto, a Wimbledon si giocava sul 12 pari, a New York  sul 6 pari; in Australia, infine, si praticava la soluzione che è stata annunciata dall’Atp anche per gli altri tre tornei dello Slam: sul 6 pari nel quinto set, a partire dal prossimo Roland Garros, si giocherà un tie break a dieci punti, il super- tiebreak o tie-breakkone che dir si voglia.

Una svolta storica che rappresenta un primo passo verso il disegno che Gaudenzi ha in mente: il  tennis gestito da un’unica governance che fissa le regole degli eventi e ne stabilisce i premi.

Se mai a questo si arriverà è difficile da dire. Chi detiene i diritti dei tornei dello Slam è refrattario  a far combaciare le proprie esigenze con quelle dei colleghi. Idem per gli altri soggetti in ballo, compresa l’Itf (la Federazione internazionale) che si è addirittura concessa la libertà di ribaltare il prodotto che più la qualificava, la Coppa Davis, trasformandola in un minestrone che quest’anno, con le finali ad Abu Dhabi, rischia di essere giocata con il deserto dentro lo stadio, oltre che fuori. A meno che legioni di tifosi non scelgano di viaggiare negli Emirati a inizio dicembre.

Di fatto c’è che l’avvento del super tie-break finale scrive la parola fine a quel gusto di imprevedibilità che ha sempre fatto dei quinti set un elemento appassionante. La nuova Davis ha già cancellato anche i match tre set su cinque, tanto per non farsi mancare nulla: è già tanto dunque, che nei tornei si parli di quinti set conclusi da un tie break.

Ma se qualcuno ancora covava la speranza che, per motivi imprevedibili, si riuscisse ad avvicinare le undici ore  di durata complessiva di Isner-Mahut (Wimbledon 2010, senza tiebreak) devrà riporre le speranze nel cassetto.

Le regole del tennis seguono, o cercando di farlo, il mood dei tempi. E in tempi in cui a dominare occhi e cervelli degli appassionati più giovani sono gli highlights, pillole di un evento, aspettare tre giorni, come successe per Isner-Mahut, per conoscere il risultato di un match alimenta sì l’effetto thriller, ma è un controsenso puro.

Quite a few of us have a bit more time on our hands at the moment…

So, we’re setting a challenge – can you watch all 11 hours and 5 minutes of Isner vs Mahut in one go?

We’ll be replaying the full match on YouTube at 11.45am (GMT) – tune in to see if you’re up to the task

— Wimbledon (@Wimbledon)
March 26, 2020

Jimmi Van Alen morì il 3 luglio del ’91. Due giorni dopo Stefan Edberg e Michael Stich giocarono la semifinale di Wimbledon. Lo svedese vinse il primo set, Michael gli altri tre, tutti al tie break. Stefan commentò così: “Se Jimmy non avesse inventato il tiebreak saremmo ancora in campo a giocare”.

Con la scelta (strategicamente inevitabile) di ieri il tennis che ha affascinato più di un secolo si è ormai accasato in un altrove tennistico dove Edberg e Stich stanno ancora davvero giocando quel match. Qui, nei tempi nostri, si salta in una nuova epoca. Jump, appunto. Come quello cantato da Van Halen con la H, che faceva esplodere i palazzetti.