In Israele per ora non partirà la somministrazione della quarta dose di vaccino 

AGI – Gli esperti della Commissione nazionale per il coronavirus in Israele hanno deciso che, almeno per il momento, non partirà la somministrazione della quarta dose di vaccino, nemmeno per gli immunodepressi. Lo riferiscono fonti di stampa locale. I primi studi sulla variante Omicron suggeriscono che la terza dose offre già un buon livello di protezione, mentre solo due dosi sembrano essere inadeguate.

Tanti casi tra i bambini

Continuano intanto nel Paese la somministrazione della terza dose e la campagna di vaccinazione dei bambini tra i sei e gli undici anni, che tuttavia sta procedendo più a rilento del previsto a causa dei dubbi di molti genitori che non sono solerti a far vaccinare i propri figli più piccoli. Finora solo il 9% dei bambini di età compresa tra 6 e 11 anni ha ricevuto almeno una dose. Inoltre, il gruppo dei giovani tra i 12 e i 15 anni rimane quello con il tasso di immunizzazione più basso, circa il 60%. Nell’ultima settimana, il 42% dei nuovi casi è stato registrato tra i bambini di 5-11 anni e un altro 9% tra i 12-15. Ieri non sono state registrate vittime nel Paese.

Le misure di protezione per la varianete Omicron

Intanto resta alta l’attenzione sulla variante Omicron, in particolare dopo che uno studio del Regno Unito ha evidenziato un aumento fino a otto volte più alto del rischio di reinfezione. In generale, la Omicron è considerata almeno quattro volte più contagiosa della variante Delta. Anche per questo, le autorità hanno deciso di chiudersi ancora di più. Nel Paese finora sono stati identificati 67 casi di Omicron. Di questi, quarantaquattro sono stati diagnosticati in persone tornate di recente dall’estero, da Sudafrica, Regno Unito, Francia, Stati Uniti, Emirati Arabi Uniti, Ungheria, Italia, Namibia e Turchia.     

Altri 14 sono stati infettati dopo essere stati in contatto con rimpatriati dal Sudafrica, dal Regno Unito e dalla Francia e nove hanno contratto la variante nel Paese. A partire da mercoledì 15 dicembre Regno Unito e Danimarca saranno inclusi nella lista dei Paesi ‘rossi’, in cui potrebbe finire anche l’Italia. Gli israeliani non possono recarsi nei Paesi rossi a meno che non ottengano un permesso speciale e al ritorno devono mettersi in quarantena per almeno una settimana, anche se sono vaccinati. Attualmente nella lista dei Paesi rossi ci sono i Paesi africani. Domenica inoltre sono state ulteriormente estese per altri 10 giorni le restrizioni ai viaggi approvate alla fine del mese scorso per contenere la variante Omicron. 

Tutti i viaggiatori in arrivo devono sottoporsi a un secondo test Pcr alla fine del periodo di quarantena. Durante un briefing con i media il capo dei servizi sanitari pubblici, Sharon Alroy-Preis, il direttore generale del ministero della Sanità, Nachman Ash, e il ministro della Sanità, Nitzan Horowitz, hanno definito questi provvedimenti un “passo difficile ma necessario” e hanno chiesto alla popolazione di evitare viaggi non necessari.     

I funzionari hanno affermato che altri Paesi potrebbero essere aggiunti all’elenco delle nazioni rosse nei prossimi giorni e che la situazione verrà monitorata quotidianamente. Inizialmente anche il Belgio era stato incluso nella lista, ma poi è stato rimosso.

Il primo ministro israeliano, Naftali Bennett, ha annunciato che per la prima volta in quasi sei mesi non sono stati registrati decessi dovuti al Covid per cinque giorni consecutivi. “Due settimane fa, quando abbiamo deciso di inasprire le restrizioni per l’ingresso nel Paese, alcuni ci hanno accusato di esagerare, ora tutti capiscono che non era vero, sappiamo già che Omicron è arrivata ed è in Israele, ma al momento, grazie alle nostre misure, i numeri sono ancora relativamente bassi”. Il primo ministro ha affermato che monitorare rigorosamente l’aeroporto Ben Gurion e tenere i confini chiusi quanto più possibile è fondamentale per evitare che i casi salgano alle stelle.

Le autorità stanno anche esaminando l’estensione del green pass anche ai centri commerciali. Nella settimana tra il 5 e l’11 dicembre sono stati registrati in media 595 casi al giorno; la settimana precedente erano 518, la settimana prima del 509 e la settimana prima 456. Israele è stato il primo Paese a somministrare la terza dose del vaccino. Tuttavia, i ricercatori hanno affermato che non ci sono ancora dati certi su quanto tempo rimanga alto il numero degli anticorpi dopo la terza dose.