In Ucraina ci sono centomila orfani da salvare

AGI – Sono 14.237 i cittadini ucraini entrati in Italia dall’inizio del conflitto fino alle ore 8 di oggi: 7.052 donne, 1.459 uomini e 5.726 minori. Principali destinazioni Roma, Milano, Bologna e Napoli. Ieri se ne contavano 11mila. Le Prefetture potranno, in caso di massiccio afflusso di profughi ucraini, provvedere al reperimento di strutture ricettive idonee, per velocizzare il processo potranno farlo anche in deroga a precedenti schemi di capitolato, informandone il Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione, ha detto il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia.

Le Prefetture si raccorderanno con i Commissari per ottimizzare, anche in riferimento all’evoluzione e relativo allentamento della crisi pandemica, l’utilizzo di strutture già allestite per l’emergenza Covid. Per le necessità legate alla crisi Ucraina, è consentito inoltre l’accesso al Fondo Nazionale per le Politiche e i Servizi dell’Asilo (Fnpsa), in funzione dell’esigenza di ampliare ulteriormente il sistema di accoglienza per i minori stranieri non accompagnati.

Anche gli orfanotrofi ucraini sono diventati possibili obiettivi sensibili e molti di questi sono stati sgomberati e i minori vengono portati in sicurezza oltre confine grazie a una gara di solidarietà internazionale. Marco Griffini, presidente di Ai.Bi – uno dei principali enti italiani autorizzato per le adozioni internazionali – lancia l’allarme per circa 98 mila minori ospitati nei 633 istituti ucraini.

Intervistato da Radio Vaticana – Vatican News, Griffini spiega che non tutti questi bambini sono orfani e che il più delle volte si tratta di minori provenienti da famiglie povere, che sono stati affidati a queste strutture per garantire loro il vitto e un percorso di studi, proprio per prevenire l’abbandono.

“Chi ha una famiglia si è ricongiunto con essa e molti stanno scappando con le madri, mentre gli uomini restano in Ucraina, afferma Griffini; gli altri sono stati comunque fatti sfollare, perché gli orfanotrofi non sono più luoghi sicuri, la nostra associazione ha portato 16 orfani in Polonia che erano ospitati in una struttura nei pressi di Kiev e così sta capitando per altre realtà. Sono stati creati dei veri corridoi insieme alla Croce Rossa per la tutela di questi bambini”.

Griffini garantisce che le coppie italiane, che avevano procedure in corso di adozione, sono state informate sul da farsi dai rispettivi enti autorizzati, mentre, per accogliere i minori che scappano con le famiglie, sono stati organizzati dei veri e propri momenti di audizione sul web, dove si raccolgono queste disponibilità.

“Si tratta di distinguere tra chi vuole mettere a disposizione delle case e chi vuole accogliere in casa propria. La procedura è molto semplice: basta accedere al nostro sito, spiega ancora il presidente di Ai.Bi. Un altro discorso vale per i minori accompagnati, perché ricordiamo che oggi in Italia non esiste una legge sull’affido internazionale. Quindi per i bambini soli siamo in contatto con le autorità competenti per vedere come fare, per cui di volta in volta bisogna capire come attuare queste accoglienze”.

Griffini racconta anche del lavoro svolto da Ai.Bi nei campi profughi in Moldavia, dove gli operatori hanno già trovato accoglienza per 15 famiglie che hanno bambini traumatizzati dalla guerra. “Laddove i comuni sono disponibili, riusciamo ad attivare affidi per i minori non accompagnati.  Giovedì scorso il ministro per la Famiglia, Elena Bonetti, ha riunito un tavolo per esaminare tutte le problematiche relative proprio all’accoglienza dei bambini soli”.

Griffini riferisce poi del tavolo di venerdì con il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, la protezione civile e gli esponenti del terzo settore per mettere a punto l’accoglienza diffusa per i profughi, perché, dal momento che non bastano le strutture pubbliche, si chiede la collaborazione delle famiglie. “Invitiamo tutti a mettere a disposizione case e alloggi per le mamme con i bambini – prosegue Griffini – mentre per i minori non accompagnati al momento diamo la preferenza alle famiglie che hanno già adottato o che hanno avuto un affido, perché hanno già un’esperienza di accoglienza di un minore non loro”.

In pochi giorni sono state già raccolte moltissime adesioni. Ai.Bi ha pubblicato l’avviso domenica sera del webinar che dava tutte le informazioni necessarie e in questi pochi giorni ha già ottenuto oltre 700 iscrizioni di famiglie che vogliono offrire accoglienza. “Tutte le associazioni stanno toccando con mano risposte di questo tipo. Il direttore della Protezione civile, Fabrizio Curcio, mi ha detto che il loro centralino è sommerso da migliaia e migliaia di telefonate di famiglie che si dicono disposte all’accoglienza. Nella tragedia della guerra esce fuori il lato positivo del popolo italiano che è chiamato dare una risposta”.