Intelligence, Angelosanto “Utile per combattere criminalità organizzata”

RENDE (ITALPRESS) – Pasquale Angelosanto, Comandante del Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri, ha tenuto una lezione dal titolo “L’analisi di intelligence nel contrasto alle mafie” durante il Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri. Angelosanto ha esordito citando il volume “I servizi di informazione e il segreto di Stato”, che ha tra gli autori Carlo Mosca e che rappresenta un testo fondamentale sulla legge di riforma dell’intelligence del 2007. L’intelligence – ha ricordato – accompagna la storia dell’uomo fin dall’antichità, richiamando il pensiero del generale cinese Sun Tzu che, nel trattato “L’Arte della guerra”, si concentrava sull’importanza della conoscenza del nemico, cosi come di sè stessi, essendo consapevoli delle proprie capacità”.
“In quest’ottica – ha affermato Angelosanto – esiste una strettissima relazione tra le indagini complesse – come quelle che mirano alla disarticolazione delle organizzazioni criminali più strutturate – e l’intelligence – quale attività orientata alla ricerca e alla elaborazione delle informazioni-, poichè risponde a una fondamentale esigenza di conoscenza del nemico. Tale attività, quanto mai lontana dal concetto di approssimazione, si sviluppa attraverso una minuziosa e approfondita pianificazione. Occorre, pertanto, definire con chiarezza quali siano gli ambiti di ricerca informativa e come articolare la successiva analisi”.
Per Angelosanto, l’intelligence deve definire previsioni attendibili che, nel caso delle indagini antimafia, dovrebbero descrivere in modo approfonfito i fenomeni criminali. “Il risultato finale del processo di intelligence nel contrasto alle mafie – ha sostenuto – è quello di individuare i “centri di gravità” delle organizzazioni criminali, per orientare efficacemente le attività di contrasto. Il concetto di “centro di gravità”, che è di derivazione militare, indica i punti di forza dell’organizzazione criminale, che occorre colpire in modo significativo proprio per destrutturarla. Nello stesso tempo, al pari delle forze di polizia e della magistratura, le mafie svolgono la stessa attività informativa nei confronti dello Stato, attraverso la ricerca di notizie sulle attività giudiziarie in corso”.
“A riguardo – osserva ancora Angelosanto – massima importanza deve essere assegnata alla “segretezza”, caratteristica peculiare delle mafie, che garantisce una elevatissima impermeabilità”. Per il generale, “se si dovesse operare una comparazione tra il grado di segretezza del sistema delle informazioni statuale e quello delle mafie, si rileverebbe che il primo sembra meno efficace del secondo per via della necessaria pubblicità, connaturata alle procedure legali”. Per il generale, vanno inoltre considerate le attività di disinformazione, nelle quali vanno ricomprese le cosiddette “collaborazioni autorizzate” di pentiti e confidenti, finalizzate alla diffusione di notizie infondate o distorte per depistare le indagini, orientarle in direzioni sbagliate e anche attraverso la rivelazione di notizie vere ma non più attuali, in modo da mantenere impegnati gli investigatori su indagini improduttive. “Il processo di intelligence – ha proseguito – presenta alcune vulnerabilità che ne possono compromettere il processo e, conseguentemente, condizionare le decisioni. In primo luogo, va considerata la potenziale dannosità dell’eccesso di informazioni che potrebbe impedire di cogliere le informazioni realmente utili e rilevanti. Vanno evitati, inoltre, l’eccessiva confidenza nei propri mezzi e la frammentazione delle attività di raccolta e analisi delle informazioni tra le istituzioni impegnate nel contrasto alle mafie”.
Il generale ha proseguito precisando che il sistema di contrasto alle mafie del Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri, pur essendosi costantemente perfezionato, ha mantenuto gli insegnamenti del suo fondatore Carlo Alberto dalla Chiesa, basandosi sulla necessità di una approfondita conoscenza del nemico con avanzate tecnologie investigative. Angelosanto ha concluso affermando che “il processo di intelligence e i relativi metodi di lavoro sono fondamentali. Solo l’applicazione di un rigoroso processo di intelligence consente di contrastare in modo efficace i fenomeni criminali che presentano una straordinaria complessità”.
(ITALPRESS).