Juve-Inter vista da Marocchino e Facchetti jr.

AGI – Juve-Inter può segnare una svolta nel campionato: l’ultimo big match stagionale va in scena domenica 3 aprile alle 20,45 all’Allianz Stadium ed è un bivio per le due squadre, con Massimiliano Allegri all’ultima chiamata per tenere vivi i sogni scudetto e Simone Inzaghi chiamato a vincere per non far scappare il Milan. L’AGI  ha chiesto a due tifosi illustri, l’ex ala destra bianconera Domenico Marocchino e Gianfelice Facchetti, figlio di Giacinto, indimenticabile bandiera nerazzurra, di ‘leggere’ la partita.

“Ghiaccio bollente”

“Ghiaccio Bollente”: è questo il titolo scelto da Domenico Marocchino, ex bianconero e oggi opinionista sportivo, per introdurre Juve-Inter. “Ghiaccio perché con tutte queste partite che si susseguono, c’è un ‘raffreddamento’, viviamo tutto con meno sensibilità“, spiega così il suo ossimoro l’ex ala destra di Vercelli, oggi 64enne, “bollente perché resta una partita di grande tradizione, di un certo fascino e che ti fa tornare al passato”. “Sarà un match di difficile interpretazione”, prevede, “queste sono partite poco furbe, poco estrose, ormai siamo spettatori di un prodotto standardizzato, c’è poca fantasia“.

Duelli e scudetto

Tra i duelli in campo spicca quello tra Dusan Vlahovich e Edin Dzeko, separati da 14 anni di età. “Sono entrambi intelligenti, sembrano istintivi ma in verità sono razionali, sarà difficile, dico che forse avrà la meglio la gioventù che gioca in casa”, sentenzia l’opinionista in merito ai due attaccanti con 14 anni di differenza, “ma Dzeko è come un faro, resta un punto di riferimento”.

Marocchino vede ancora chance scudetto per la Juve: “È la sfavorita, si tende a dare per spacciate determinate squadre quando traguardo è vicino, ma otto partite non sono poche, quello che conta è l’ultimo scatto”, osserva. Colpo di scena finale possibile, allora? “Sì, ma non troppo all’ultimo, se proprio devo, preferisco essere fregato adesso”. 

L’ex bianconero è dispiaciuto per l’imminente addio di Paulo Dybala  (“è uno dei giocatori più naif che ci siano, spesso trovo il calcio noioso, quando c è lui mi diverto”) che potrebbe scendere in campo contro la sua futura squadra: “E’ difficile entrare nella testa e nel morale dei giocatori, penso che in lui vincerà la professionalità e la voglia di voler fare una bella figura agli occhi di entrambe”. Cosa fa più male tra l’uscita dalla Champions, un eventuale passaggio di Dybala all’Inter o la possibile sconfitta nel Derby d’Italia? “Sulla prima, ero preparato, Dybala all’Inter potrebbe essere uno stimolo per i bianconeri e se succederà è destino. Scelgo la terza opzione, ma solo perché mi piacerebbe che la Juve vincesse lo scudetto”. 

La rivalità 

La rivalità con l’Inter, del resto, è sempre stata molto sentita per Marocchino: “Quando avevo 16-17 anni, la partita di calcio era un evento speciale e la assaporavi di più”, ha rievocato, “io ero juventino ma tutti parlavano della formazione della Grande Inter. Quando prendevo il pullman per raggiungere il collegio che frequentavo, ricordo che alla fermata c’era la sede del primo Inter Club. Ero uno juventino in un club interista”. Delle quattro stagioni juventine in cui vinse due scudetti e una Coppa Italia sotto la guida di Giovanni Trapattoni, l’ex ala destra ricorda quanto fossero complicate le sfide con i nerazzurri: “La mia Inter-Juve incominciava con grandi difficoltà, mi ritrovavo tra gli avversari Altobelli, Beccalossi, Bergomi, loro sì che mi davano filo da torcere”.  

E con uno sguardo al panorama calcistico attuale, Marocchino spiega che alla Juve gli piacerebbe “rivedere un centrocampo dinamico”: “Pessina mi piace molto, anche Frattesi e Zaniolo, ma Pellegrini è il più forte centrocampista italiano, il più completo”. Tutti giocatori Made in Italy, anche a rimarcare la necessità di attingere al mercato ‘interno’ anche per rilanciare la nazionale: “Conta tanto il contesto familiare e la crescita degli atleti nei vivai della propria zona. Ai miei tempi era così per tutti i campioni, è stato così per me, per Bettega, Furino e tanti altri. Ora si guarda troppo distante, bisognerebbe osservare e valorizzare il talento che c’è qui vicino, a casa nostra”.

“Serata tipo Liverpool”

“L’Inter è chiamata a una prova di personalità, a una serata tipo quella di Liverpool”: Gianfelice Facchetti, figlio della bandiera della Grande Inter Giacinto, spiega che per Juve-Inter vorrebbe vedere i nerazzurri con la stessa determinazione mostrata ad Anfield nella sfortunata partita degli ottavi di Champions. “L’Inter ha tutto per farcela”, assicura, “e se vuole davvero puntare alla seconda stella, deve presentarsi allo J-Stadium con coraggio e sfrontatezza. Punti forti ne abbiamo e a darci fiducia, è la vittoria in Supercoppa Italiana”, il trofeo strappato alla Juventus all’ultimo respiro da Alexis Sanchez, il 12 gennaio.

“E’ una di quelle partite che, per la rivalità storica che esiste, può pesare molto nell’indirizzare una stagione, specialmente in questo momento, ma non la caricherei di troppa attesa”, ha sottolineato il 47enne attore e scrittore. “Cosa temo della Juve? In estate era la squadra più accreditata per il titolo, in campionato ha ritrovato compattezza in difesa, e con Vlahovic ha un centravanti capace di sfruttare al meglio ogni minima occasione. Non dovremo concedere nulla”.

Nessuna crisi

Facchetti jr. non vuole sentire parlare di crisi per l’attuale momento no dell’Inter: “È un’espressione storicamente abusata per parlare dei momenti no dei nerazzurri, un calo c’è stato e la spiegazione non è semplice trovarla da fuori”. “Inizialmente un calendario intasato e difficile, poi qualche assenza, stanchezza di qualche elemento, ci sarà anche altro. La pausa nazionale penso possa aver permesso di recuperare qualche energia in più”, ipotizza.
Resta la fiducia immutata in Simone Inzaghi: “Il Mister si è calato al meglio nell’ambiente nerazzurro in mezzo alle difficoltà, senza troppe parole ha costruito una squadra che gioca bene, raccogliendo già qualche risultato sin qui e, com’era normale che fosse, si sapeva che sarebbero arrivati prima o poi alcuni momenti no; penso che abbia tutte le carte in regola per portare la squadra oltre questo momento difficile e restare a lungo allenatore dell’Inter”.

“Serve equilibrio”

Gianfelice Facchetti si è sempre definito “un tifoso prudente”: “Servono misura ed equilibrio sia quando le cose vanno bene, che nelle difficoltà. Mal sopporto i tifosi umorali e disfattisti. L’estate scorsa in pochi avrebbero scommesso su questa squadra che sin qui, per la maggior parte della stagione, ha fatto bene contro i pronostici. Siamo ancora in lotta, certo, ma non abbiamo più molti margini di errore”. “Serve un’impresa per innescare la volata finale, ritrovando le giuste energie: quale occasione migliore?”, si è chiesto. 

“Il mio primo Derby d’Italia fu un 4-0 secco per noi, con doppietta di Rummenigge a San Siro”, rievoca Facchetti jr. che cita l’immortale Scala del calcio, del cui futuro si è tornato a parlare in questi giorni. “Abbatterlo? Forse prima andrebbe valutata la ristrutturazione…”. Lo scrittore ha dedicato proprio allo Stadio Meazza il suo ultimo libro “C’era una Volta San Siro” : “Si tratta di capire se quello che interessa sia davvero lo stadio. Se fosse così il Bernabeu insegna che si può essere moderni senza perdere la storia per strada…”.