Kiev sotto assedio. Fatto saltare un gasdotto a Kharkiv

AGI – Ucraina ancora sotto attaco da parte delle forze armate russe. Nella notte un’enorme esplosione ha illuminato il cielo di Kiev. 

L’esplosione è avvenuta vicino a Vasylkiv, a circa 30 chilometri a sud di Kiev. Vasylkiv ha una grande base aerea militare ed è stata teatro di pesanti combattimenti venerdì sera. 

 Secondo la sindaca Natalia Balasynovych, la città e l’aeroporto hanno subito pesanti bombardamenti da parte di missili russi, come riportato dal sito Kyiv Independent. “Il nemico vuole distruggere tutto quello che c’è intorno, ma non ci riuscirà. Resistete”, sono le parole della sindaca Balasynovych. 

Successivamente è stato colpito un Gasdotto a Kharkiv dopo un attacco russo. Lo  ha riportato il sito Kyiv Independent, che ha mostrato anche un video in cui si vede l’esplosione. 

A Kiev le sirene hanno suonato mettendo inallarme la cittadinanza e si sono sentite alcune esplosioni a Kiev. Le persone sono state invitate a cercare riparo nei rifugi.

L’Occidente ha deciso di escludere le banche russe dal sistema Swift

Per convincere Vladimir Putin a lasciare la presa sull’Ucraina, gli alleati occidentali hanno deciso di usare una pesante misura economica. Gli Stati Uniti, l’Ue, il Regno Unito e il Canada hanno annunciato l’espulsione di alcune banche russe dal sistema di pagamenti globali Swift, una rete che collega le banche di tutto il mondo ed è considerata la spina dorsale della finanza internazionale; e anche misure per evitare che la Banca centrale russa possa compensare le misure punitive con le riserve monetarie accumulate da Putin.

È la risposta più dura finora all’invasione dell’Ucraina, una risposta che arriva in una serata, la terza, in cui si preannunciano nuovi pesanti bombardamenti su Kiev, ormai accerchiata ma che non cede. Ed e’ una vittoria per l’Ucraina, che da giovedi’ implorava i Paesi affinche’ escludessero la Russia da Swift. Il governo di Kiev era arrivato addirittura a dire, con il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba, che chi non lo avesse fatto avrebbe avuto “le mani sporche di sangue”.

Sin dall’inizio Boris Johnson e Joe Biden avevano sventolato la misura come l’asso nella manica per portare a più miti consigli Vladimir Putin, provocando una serie di distinguo tra gli alleati. La resistenza di Francia, Germania e Italia si e’ andata via via affievolendo fino a quando, parlando con il presidente Volodymyr Zelensky, il premier Mario Draghi ha detto esplicitamente che il governo avrebbe sostenuto l’impegno dell’Ue sulle sanzioni, “comprese quelle relative a Swift”.

Le misure arrivano nel giorno in cui alle truppe russe è stato ordinato di lanciare un’offensiva a tutto campo. Ma l’esercito ucraino resiste, anche oltre le attese, e mantiene finora il controllo della capitale, Kiev, dove rimane il presidente Zelensky, nascosto in qualche luogo nella città, da dove continua a incoraggiare la resistenza.

La decisione è stata ufficializzata con una nota congiunta che però non ha fornito grandi dettagli sui tempi di applicazione nè su quali banche russe saranno prese di mira. “La Russia sarà ritenuta responsabile e insieme faremo in modo che la guerra sia un fallimento strategico per Putin”, si legge nella nota in cui gli alleati hanno ripetuto il sostegno all’Ucraina “in questa ora buia”.

Le misure “danneggeranno in modo significativo la capacità di Putin di finanziare la sua guerra. Avranno un impatto erosivo sull’economia”, ha aggiunto Ursula von der Leyen. “Putin ha intrapreso un percorso con l’obiettivo di distruggere l’Ucraina -ha insistito la presidente della Commissione europea- ma quello che sta facendo è distruggere il futuro del suo stesso Paese”.

Ci sono pochi precedenti per una mossa del genere, in particolare contro un Paese che dispone di armi nucleari. È la prima volta che viene sanzionata la banca centrale di un Paese del G20 e finora sono stati rimossi dal sistema di pagamenti Swift solo Iran e Corea del Nord; gli Usa finora avevano imposto sanzioni solo alle banche centrali di Iran, Venezuela e Corea del Nord.

Il Cremlino si era comunque gia’ preparato alla possibilita’ di essere tagliato fuori e dal 2014, dopo l’invasione della Crimea, temendo la misura di ritorsione, ha creato un sistema di trasferimento chiamato SPFS con cui nel 2021 ha gestito un quinto del volume di pagamenti russi.