La Cina abbassa le stime di crescita e aumenta le spese per la Difesa

AGI – La Cina abbassa le stime di crescita, fissato “attorno al 5,5%” per il 2022, in linea con le aspettative, ma al ritmo più lento da oltre trenta anni. In uno scenario esterno “volatile” e “grave”, segnato dalla guerra in Ucraina, e con pressioni sull’economia interna che derivano dal settore immobiliare e dalle forti restrizioni messe in atto contro la diffusione del Covid-19, il primo ministro cinese, Li Keqiang, ha presentato il rapporto sul lavoro del governo ai circa 2.800 delegati dell’Assemblea Nazionale del Popolo, il ramo legislativo del parlamento cinese, che comincia oggi i lavori della sessione plenaria annuale.

Nonostante una crescita dell’8,1% raggiunta nel 2021 – molto al di sopra del prudente target fissato lo scorso anno di una crescita di almeno il 6% – nel 2022 l’economia cinese affronta una “triplice pressione” per la contrazione della domanda, i problemi dell’approvvigionamento e l’indebolimento delle aspettative, ha detto il premier.

Sullo scenario esterno, non menzionata nel suo intervento, durato circa un’ora, c’è anche l’invasione russa dell’Ucraina, con le ripercussioni sui mercati finanziari e sui prezzi di gas e petrolio.

Nel 2022, la Cina punta a creare undici milioni di posti di lavoro nelle aree urbane e a contenere l’inflazione attorno al 3%. “Il nostro Paese incontrerà più rischi e sfide”, ha dichiarato il premier cinese alla Grande Sala del Popolo, su piazza Tiananmen, ma “non c’è dubbio che l’economia cinese resisterà alle pressioni al ribasso e continuerà a crescere”.

Nel 2022, la Cina aumenterà il budget destinato alla Difesa, previsto in crescita del 7,1%, a 1.450 miliardi di yuan (circa 209,8 miliardi di euro) a un ritmo più elevato del previsto 6,8% di crescita dello scorso anno, e a un ritmo superiore del target di crescita fissato oggi.

La previsione delle spese militari, al tasso crescita più elevato dal 2019, è oggetto di attenzione da parte dei Paesi vicini e da Washington, come indicazione di quanto Pechino intenda finanziare le proprie Forze Armate di fronte alle sfide, in particolare le tensioni con Taiwan e nel Mare Cinese Meridionale.

Nel suo discorso, Li ha fatto appello a una maggiore prontezza al combattimento delle Forze Armate e alla modernizzazione dell’apparato, sottolineando la necessità di “salvaguardare la sovranità, la sicurezza e gli interessi di sviluppo” della Cina.

Il premier cinese ha, infine, ricordato anche Hong Kong, che deve essere “governata dai patrioti” – elemento chiave su cui Pechino ha fondato la repressione dei movimenti pro-democrazia – e la questione di Taiwan, nodo irrisolto nei rapporti con gli Stati Uniti, e su cui la Cina ha aumentato la pressione diplomatica, economica e militare.

La Cina promette di fare avanzare la “crescita pacifica delle relazioni nello Stretto di Taiwan” e la “riunificazione” dell’isola con la Repubblica Popolare Cinese, ha detto Li, e si oppone alle interferenze straniere e ai “separatisti”, come Pechino considera l’amministrazione di Tsai Ing-wen. Proprio nelle scorse ore, a Taipei, l’ex segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, ha esplicitamente dichiarato che gli Stati Uniti dovrebbero riconoscere l’isola come un Paese indipendente, attirando le critiche di Pechino, che lo scorso anno aveva sanzionato l’ex capo della diplomazia Usa, al termine del suo mandato.