La Cina mantiene la linea dura contro il Covid

AGI – Pechino non arretra e decide di perseverare nella linea dura contro il Covid-19, seppure con parziali allentamenti, mentre il numero di casi rimane i livelli giornalieri più alti degli ultimi due anni, colpendo direttamente anche la metropoli di Shanghai.

“La perseveranza è vittoria”, aveva dichiarato a metà marzo il presidente cinese, Xi Jinping, confermando la linea dei “contagi zero” che la Cina ha introdotto dopo lo scoppio dell’epidemia a Wuhan.

“Dobbiamo mantenere il focus strategico, insistere nel compiere progressi mantenendo la stabilità, coordinare la prevenzione e il controllo dell’epidemia e lo sviluppo economico sociale e adottare misure più efficaci” contro il virus, e la Cina, aveva aggiunto, deve sforzarsi di “ottenere il massimo effetto di prevenzione e controllo e ridurre al minimo l’impatto dell’epidemia sullo sviluppo economico e sociale“.

Oltre a Shanghai, anche Shenzhen e l’intera provincia del Jilin, nel nord-est del Paese sono state soggette a lockdown che hanno coinvolto decine di milioni di persone nelle ultime settimane per contrastare l’aumento dei contagi, dovuti principalmente alla diffusione della sotto-variante Omicron BA.2.

I cinesi ricevono l’annuncio delle restrizioni tramite gli account WeChat – la piattaforma di messaggistica e servizi operata da TenCent, una sorta di “super-app” cinese – delle amministrazioni locali coinvolte, mentre a livello nazionale, la strategia di contenimento del virus è coordinata dalla vice primo ministro Sun Chunlan, unica donna a sedere tra i 25 membri del Politburo del Partito Comunista Cinese.

La linea di Pechino si è fondata sull’istituzione di lockdown ferrei, con la possibilità di uscire per fare la spesa solo una volta ogni due giorni per i membri di un unico nucleo familiare. La Cina ha mantenuto numeri notevolmente più bassi di contagi e decessi rispetto a quelli di altri Paesi (a oggi conta solo 4.638 morti ufficialmente) che hanno destato più volte sospetti sulla loro attendibilità, anche se l’operazione di contenimento rigido del virus ha comunque portato a risultati visibili. 

Nonostante quasi il 90% della popolazione sia vaccinato contro il Covid-19, però, le misure rimangono rigide anche a paragone con quelle di altri Paesi che per lunghi periodi hanno fatto ricorso alla linea dei “contagi zero”. Alcuni allentamenti sono stati decisi per evitare di sovraccaricare il sistema sanitario, e nell’ottica di una prevenzione “più scientifica e mirata”.

I periodi di quarantena sono stati ridotti, e le persone con sintomi lievi dovranno essere assistite in strutture centralizzate, ma non saranno più ricoverate in ospedale. Per identificare l’eventuale presenza del virus si può fare ricorso anche ai test antigenici, che vengono utilizzati proprio in questi giorni a Shanghai: nel caso di un risultato positivo, sarà, però, obbligatorio sottoporsi al tampone.

Rimangono in vigore, invece, le forti restrizioni per l’ingresso nel Paese dall’estero: chi entra in Cina deve, poi, sottoporsi a un periodo di almeno due settimane di quarantena in alberghi designati, e sottoporsi a un ulteriore periodo di osservazione domiciliare. Alcune aree rimangono più sensibili di altre, e in cima alla lista figura Pechino: già dal 2020, una delle principali preoccupazioni dei dirigenti cinesi era quella di evitare la diffusione del virus nella capitale cinese, e l’attenzione verso la città è tornata a farsi sentire in vista delle Olimpiadi Invernali.

Nel caso dello scoppio di un focolaio di ampie dimensioni, poi, sotto osservazione finiscono direttamente le autorità locali, con molti casi – a cominciare proprio dai vertici di Wuhan – di funzionari defenestrati per non essersi attenuti alle disposizioni di Pechino. L’imposizione del lockdown ha, spesso, preso di sprovvista i residenti e ha avuto pesanti ricadute sull’economia: è accaduto a dicembre scorso, pochi giorni prima di Natale, quando i tredici milioni di abitanti di Xìan, nella Cina interna, seppero delle restrizioni.

Con il passare dei giorni, i residenti della città nota per l’esercito di terracotta, attraverso internet, si trovarono costretti a fare ricorso al baratto come forma di commercio quando cominciarono a scarseggiare i beni di prima necessità: su internet circolarono immagini di chi era pronto a scambiare anche mezzi e apparecchiature tecnologiche in cambio di generi alimentari.

Le ripercussioni delle chiusure sull’economia si sono fatte sentire soprattutto attraverso i colli di bottiglia logistici e le interruzioni alla catena di approvvigionamento, in presenza di contagi nelle infrastrutture: a destare preoccupazione, ad agosto scorso, fu la chiusura del terminal Meishan del porto di Ningbo – uno dei moli più importanti, che gestisce circa il 20% del totale del volume di traffico dello scalo marittimo – per l’accertamento di un caso confermato di Covid-19 tra gli addetti portuali.