La contesa sullo spam congela l’intesa Musk-Twitter

AGI – Non si sblocca la disputa tra Elon Musk e Twitter sul quantitativo di utenti spam e account falsi del social network, così la proposta di acquisto della compagnia da parte del magnate resta in sospeso. Prima di finalizzare l’intesa da 44 miliardi di dollari raggiunta nelle scorse settimane, il multimiliardario sudafricano proprietario di Tesla vuole avere la certezza che gli utenti ‘bot’ siano meno del 5%. Pena una possibile revisione del prezzo. A farne le spese è il titolo dell’azienda, oggi in altalena sui listini. 

Musk scrive che “l’accordo non può andare avanti finché non” avverrà questo chiarimento. Il miliardario ipotizza che fino al “20% di account” possano essere “falsi/spam”, ovvero “4 volte quello che sostiene Twitter”.

Anzi, aggiunge Musk, il numero “potrebbe essere molto più alto”. Mentre, ricorda, la “mia offerta si basava sull’accuratezza delle dichiarazioni di Twitter. E ilunedì, il Ceo di ha rifiutato pubblicamente di mostrare una prova che siano meno del 5%”. 

Il gruppo con sede a San Francisco replica che l’azienda “è impegnata a completare” la transazione “al prezzo e alle condizioni concordate”. L’accordo, spiega ancora il social network, è soggetto all’approvazione degli azionisti e dovrebbe chiudersi nel 2022. 

Lunedì il Ceo del social Parag Agrawal aveva provato a chiarire: “Sfortunatamente, non crediamo che questa specifica stima (sugli utenti bot) possa essere eseguita esternamente, data la necessità critica di utilizzare sia informazioni pubbliche che private (che non possiamo condividere)”. E ancora: “Abbiamo condiviso una panoramica del processo di stima con Elon una settimana fa e non vediamo l’ora di continuare la conversazione con lui”. 

Risente dello sconto il titolo di Twitter, che viaggia in altalena sui listini, tentando di recuperare terreno dopo il tonfo dell’8% registrato lunedì. Al momento le azioni segnano un +0,04%. Il titolo nel premercato era in calo dopo le dichiarazioni di Musk. 

Il patron di Tesla nei giorni scorsi ha chiesto di effettuare test su campioni casuali di utenti per identificarli e ha sostenuto di non aver ancora visto “alcuna” analisi che dimostri che gli account di spam costituiscano meno del 5% della base di utenti.