La crisi di governo italiana vista da Mosca

AGI – La notizia delle “seconde dimissioni” di Mario Draghi è rimbalzata velocemente a Mosca, che oggi – dopo il premier britannico, Boris Johnson – vede uscire di scena un altro dei più convinti sostenitori dell’Ucraina tra i leader europei.

Le principali agenzie hanno tutte flashato la notizia e i siti dei giornali le hanno dato risalto, ma la crisi di governo è letta senza troppa emotività e attraverso la lente della “lotta politica interna” sia dai media, che nei centri di potere: dal ministero degli Esteri al Cremlino hanno rimandato al mittente le accuse, risuonate nel nostro Paese, di una regia russa dietro la fine di Draghi, pur ammettendo che “il suo governo è coinciso con una fase sfortunata” delle relazioni bilaterali.

Le dimissioni di Draghi, sono “un affare interno dell’Italia e non vogliamo interferire“, ha commentato all’AGI il portavoce della presidenza russa, Dmitri Peskov. “Possiamo solo constatare che il periodo del suo governo è coinciso con una fase molto sfortunata nelle nostre relazioni bilaterali”.

“L’Italia è un Paese sovrano e indipendente, il governo Draghi devono valutarlo solo gli italiani e solo loro possono decidere per chi votare” in futuro, ha detto la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, nel suo briefing con la stampa a Mosca.

Rispondendo a una domanda dell’AGI sulla situazione italiana, Zakharova si è trattenuta a lungo a respingere le accuse d’interferenza, senza questa volta nominare apertamente il titolare della Farnesina, Luigi Di Maio, che ieri era stato invece oggetto diretto di critiche per aver parlato di “festeggiamenti” al Cremlino per l’indebolimento del nostro Paese.

“Le accuse rivolteci di aver provocato instabilità in Italia sono infondate”, ha tuonato dicendosi “scioccata” dal sentire che esponenti di governo facciano queste associazioni.

La Russia non si intromette e non si è mai intromessa nelle questioni interne dell’Italia e di nessun altro Stato Paese straniero”, ha concluso la portavoce, che nei giorni scorsi aveva comunque auspicato per l’Italia un “governo non asservito agli interessi degli americani”.

Una delle massime esperte delle relazioni con l’Italia, la professoressa Tatiana Zonova, dell’Università Mgimo a Mosca, individua anche lei in un'”attiva battaglia politica interna e nel calcolo delle destre sul voto anticipato” i motivi della caduta di Draghi.

A suo dire, la Russia è convinta che qualsiasi governo uscirà dalle urne, anche in caso di vittoria del centro-destra, “la politica estera di Roma e il suo appoggio all’Ucraina non cambieranno”.

“Ci potranno essere delle sfumature nuove ma nessun cambiamento radicale”, ha aggiunto.

“La destra si ispira in politica estera alla linea di Trump, che ha espresso sostegno a Kiev e ha criticato l’operazione speciale russa in Ucraina”, ha sottolineato Zonova, docente all’ateneo che forma i quadri della diplomazia russa e dove un apposito gruppo di studenti e professori studia temi specifici legati al nostro Paese in coordinamento con alcuni membri del Parlamento russo.

Sulla stessa linea è anche Evgheni Shestakov che sul sito di Rossiskya Gazeta ha firmato un pezzo in cui ha avvertito che l’uscita di scena di Draghi “non porterà a un cambiamento della posizione dell’Italia nei confronti del sostegno all’Ucraina, né garantisce che Roma si opporrà in sede Ue all’introduzione di nuove sanzioni”.

“I partiti italiani avevano urgente bisogno di trovare un responsabile dei problemi economici che stanno emergendo e un ‘salvatore’ che sarà scelto per affrontare questi problemi. Quando si avvicinerà l’inverno, si invertiranno le parti e tutto si ripeterà, perché è ovvio che sulla scena italiana non c’è una figura forte in grado di guidare il Paese nel solco degli interessi nazionali, in controtendenza rispetto alla linea paneuropea”.

L’evoluzione della crisi a Roma è guardata con apprensione anche dai businessman italiani a Mosca che nei mesi passati hanno lamentato “l’eccessivo zelo” del governo Draghi nel promuovere le sanzioni.

“Dal 24 febbraio dobbiamo nasconderci, tutto quello che ha il nome Russia è diventato un problema”, ha denunciato Torrembini, “da quattro mesi cerchiamo di far sentire la nostra voce e in alcuni casi ci siamo riusciti, in altri no. Le posizioni del governo sono più che legittime, viste le nostre alleanze internazionali, ma non abbiamo notato un aiuto particolare da Roma se non quello della nostra ambasciata a Mosca, che ha aiutato sia chi usciva che chi resta e ha tentato di tenere aperti una serie di canali con l’establishment russo, dalla cultura all’economia, e noi siamo stati uno dei piccolo strumento di questo tentativo e continueremo così”.